Eccoci di nuovo sulla scena del crimine. Non toccate nulla mi raccomando!
Nel linguaggio della cronaca giudiziaria italiana esistono parole che sono ossessivamente ripetute ma quasi mai spiegate davvero e soprattutto con semplicità. “Perizia”, “consulenza tecnica”, “superperizia”, “accertamento irripetibile”, “incidente probatorio”. Nei talk show sembrano formule misteriose capaci di ribaltare improvvisamente un’indagine o una sentenza.
La realtà, come spesso accade, è meno spettacolare ma molto più importante. La realtà è ben diversa.
Dietro questi termini esiste infatti uno dei punti più delicati della giustizia moderna. Il rapporto tra diritto e scienza. Ed è proprio lì che nascono alcune delle battaglie processuali più dure degli ultimi decenni.
Dovete sapere che la prova scientifica non arriva mai “pura” dentro un tribunale. Arriva sempre attraverso qualcuno che la interpreta.
La scienza entra nel processo
Per molti anni il processo penale si è basato soprattutto su testimonianze, confessioni, documenti e riscontri investigativi tradizionali.
Negli ultimi decenni, però, il peso della prova scientifica è cresciuto enormemente. DNA, impronte, analisi informatiche, balistica, medicina legale, tossicologia, Bloodstain Pattern Analysis (BPA) e ricostruzioni digitali sono diventati elementi centrali nelle indagini.
Ma il giudice non è uno scienziato. Per questo il processo ha bisogno di figure tecniche capaci di tradurre dati specialistici in valutazioni comprensibili e verificabili.
Ed è qui che entrano in gioco consulenti e periti.
La consulenza tecnica. Gli esperti delle parti
Nel sistema italiano, il Pubblico Ministero può nominare propri consulenti tecnici durante le indagini. Anche la difesa può fare la stessa cosa. Questo significa che accusa e difesa possono avere genetisti, medici legali, informatici, balistici, dattiloscopisti, ingegneri forensi che lavorano per analizzare prove e sviluppare valutazioni tecniche.
È un punto fondamentale da capire. Il consulente tecnico non è un arbitro neutrale. Lavora nell’interesse della parte che lo ha nominato. Questo non significa automaticamente che “dica ciò che conviene”. Significa però che il suo compito consiste anche nel cercare criticità, verificare debolezze metodologiche e proporre letture alternative.
Ed è proprio da questo confronto che nasce il contraddittorio scientifico.
Il perito, la figura nominata dal giudice
Diversa è la figura del perito. Il perito viene nominato dal giudice quando il tribunale ritiene necessario un approfondimento tecnico specialistico. In teoria il suo ruolo è terzo rispetto alle parti.
La perizia diventa quindi uno strumento attraverso cui il giudice cerca di acquisire competenze scientifiche che non possiede direttamente. Ma anche qui bisogna evitare ingenuità.
Il perito non è una “macchina della verità”. È uno specialista che interpreta dati tecnici secondo la propria esperienza, formazione e metodologia.
Ed è proprio questo il motivo per cui anche le perizie possono essere contestate.
Perché gli esperti possono arrivare a conclusioni diverse
È una delle domande che più disorientano il pubblico: “com’è possibile che due genetisti o due medici legali leggano la stessa prova in modo differente?”
La risposta è semplice ma scomoda. Molte discipline forensi non funzionano come formule matematiche perfette.
Una impronta parziale, una miscela di DNA, una traccia ematica complessa o una ricostruzione balistica possono lasciare margini interpretativi.
Le differenze possono nascere dalla qualità della traccia, dalla metodologia utilizzata, dagli strumenti impiegati, dalle soglie statistiche adottate, dalla formazione dell’esperto, dall’interpretazione del contesto. Ed è qui che il processo diventa un terreno di confronto scientifico.
La “superperizia”: parola mediatica più che tecnica
Uno dei termini più abusati dai media è “superperizia”.
Nel linguaggio giornalistico indica generalmente una nuova analisi tecnica disposta successivamente oppure una perizia considerata particolarmente importante.
Dal punto di vista giuridico, però, il termine “superperizia” non rappresenta una categoria autonoma del codice.
Molto spesso si tratta semplicemente di nuove valutazioni, approfondimenti, integrazioni, rivalutazioni di prove già esistenti, nuovi accertamenti scientifici.
La parola è diventata popolare perché trasmette l’idea di un intervento tecnico “decisivo”, quasi risolutivo.
La realtà processuale è normalmente più complessa.
L’incidente probatorio. Congelare la prova prima del processo
Uno dei passaggi più delicati delle indagini è l’incidente probatorio. Si tratta di una procedura che permette di anticipare alcune attività tecniche durante la fase investigativa, sotto controllo del giudice e con la partecipazione delle parti.
Questo avviene soprattutto quando una prova rischia di deteriorarsi, modificarsi, diventare irripetibile.
Pensiamo a DNA fragile, autopsie, reperti biologici, tracce che potrebbero degradarsi, dispositivi digitali vulnerabili.
L’incidente probatorio serve a “cristallizzare” la prova, garantendo trasparenza e contraddittorio sin dall’inizio.
Ed è uno degli strumenti più importanti della moderna procedura penale.
Garlasco, Meredith e il peso delle consulenze
Negli ultimi vent’anni la cronaca italiana ha mostrato chiaramente quanto il confronto tecnico possa incidere sui processi.
Nel delitto di Meredith Kercher, il dibattito sulle analisi genetiche, sulla repertazione e sulla contaminazione di alcuni reperti generò uno scontro tecnico-scientifico enorme tra consulenze e perizie.
In quello di Garlasco, impronte, minuzie dattiloscopiche e ricostruzioni investigative alimentarono anni di confronti tra letture differenti della prova scientifica.
Nell’omicidio di Yara Gambirasio, invece, la genetica forense raggiunse livelli di sofisticazione investigativa senza precedenti in Italia, mostrando quanto una prova scientifica possa diventare centrale ma anche complessa da comunicare al pubblico.
Questi casi hanno avuto un effetto culturale importante, hanno mostrato che la scienza processuale non è sempre lineare. Anche gli esperti possono discutere.
Il problema dei bias cognitivi
Negli ultimi anni la comunità scientifica internazionale ha iniziato a studiare con sempre maggiore attenzione il tema dei bias cognitivi nelle forensic sciences.
Un esperto che conosce la teoria accusatoria, il principale sospettato, la pressione mediatica, le aspettative investigative può inconsapevolmente essere influenzato nella propria interpretazione.
Per questo organizzazioni come ENFSI, NIST e OSAC insistono sempre di più sulla necessità di avere protocolli standardizzati e verifiche indipendenti. Non solo ma anche controlli ciechi, validazione scientifica e trasparenza metodologica.
La scienza forense moderna cerca di ridurre il più possibile il peso della soggettività aa eliminarlo completamente è estremamente difficile.
La differenza tra prova scientifica e verità assoluta
Uno degli errori più diffusi è pensare che una perizia coincida automaticamente con la verità.
In realtà una perizia soprattutto interpreta dati, poi propone compatibilità e formula ipotesi. Valuta probabilità.
Il giudice non è obbligato ad accettarla automaticamente. Deve invece valutarla insieme a tutto il resto ossia testimonianze, contesto investigativo, documenti, comportamento degli imputati, altri accertamenti tecnici.
La prova scientifica diventa fortissima quando il metodo è rigoroso, la scena è stata preservata, la catena di custodia è solida, le analisi sono validate e infine il confronto tecnico è trasparente.
Diventa fragile quando uno di questi elementi si indebolisce.
Il rischio della spettacolarizzazione
Negli ultimi anni la televisione ha purtroppo trasformato consulenze e perizie in una sorta di arena spettacolare. Esperti che litigano in diretta. Ricostruzioni animate. Verdetti anticipati. “Nuove prove” annunciate come colpi di scena. Ma la vera scienza processuale è molto meno teatrale.
Richiede tempo, verifiche, replicabilità, prudenza, studio e confronto critico.
E soprattutto richiede una qualità rara nel dibattito pubblico contemporaneo. La capacità di convivere con il dubbio.
La mia conclusione
Perizie, consulenze tecniche e accertamenti scientifici rappresentano oggi uno dei cuori del processo penale moderno ma non sono formule magiche.
Dietro ogni relazione tecnica esistono molte cose complesse e importanti Ci sono gli strumenti, i protocolli, le interpretazioni, i limiti metodologici. Infine…Gli esseri umani, il materiale più difficile e pericoloso da maneggiare.
La vera forza della scienza forense non consiste nel promettere certezze assolute ma nel tentativo rigoroso di ridurre l’errore attraverso metodo, trasparenza e confronto.
Ed è proprio questo equilibrio fragile tra scienza e diritto che continua a decidere il destino di molti grandi processi italiani.
Alla prossima!
Giulio Valerio Santini
Fonti e riferimenti
- Codice di Procedura Penale – artt. 220 e seguenti (perizia), artt. 359 e 360 (consulenti tecnici e accertamenti tecnici)
- Normativa – Codice di Procedura Penale
- ENFSI – European Network of Forensic Science Institutes
- NIST/OSAC – Forensic Science Standards
- National Research Council, Strengthening Forensic Science in the United States
- PCAST Report on Forensic Science, 2016
- Letteratura scientifica internazionale sui bias cognitivi nelle forensic sciences
- Manuali universitari di procedura penale, criminalistica e medicina legale
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