RIS, ROS, DNA, DIA, AISE, AISI chi più ne ha più ne metta.
Ogni volta che un crimine particolarmente efferato o iscrivibile a una azione terroristica o mafiosa inevitabilmente compaiono. Pochi conoscono il significato di questi acronimi, soprattutto i giornalisti che spesso si inventano spiegazioni improponibili mutuandole da gergo delle serie televisive americane. Così finiamo per sapere cos’è la NSA (National Security Agency) o la NCIS (Naval Criminal Investigation Service) piuttosto che la DNA, la nostra Direzione Nazionale Antimafia.
Quando esplode poi un grande caso di cronaca, il pubblico sente nominare continuamente RIS, Polizia Scientifica, medici legali, genetisti, consulenti tecnici e periti. Nei talk show e nelle fiction tutto sembra fondersi in una grande macchina investigativa perfetta, rapida e quasi automatica.
Ora vi aspettate che lo scriva e vi accontento lo scrivo. La realtà è molto diversa.
Una moderna indagine criminale comporta un sistema complesso costituito da professionalità differenti, laboratori specializzati, protocolli scientifici, interpretazioni tecniche e confronti processuali spesso molto duri. Capire chi fa cosa significa capire come nasce davvero una prova scientifica e perché, talvolta, anche esperti altamente qualificati possano arrivare a conclusioni differenti. Talvolta…Direi che la cronaca ci ha abituati a “spesso”.
Non crediate, non esistono più – sempreché siano mai esistiti – personaggi come Sherlock Holmes, Maigret, Poirot. La criminalistica moderna non è il lavoro di un singolo “super investigatore”. È invece un lavoro di squadra, di competenze che devono dialogare continuamente tra loro.
La scena del crimine. Il primo livello dell’indagine
Questo lo sapete anche voi. Quando avviene un delitto, i primi ad arrivare sono generalmente i soccorritori e le pattuglie territoriali delle forze dell’ordine. Ma il vero lavoro tecnico comincia quando la scena viene presa in carico dagli specialisti.
Qui entra in gioco la Polizia di Stato attraverso la Polizia Scientifica, struttura specializzata nelle investigazioni tecnico-scientifiche. Il suo compito è delicatissimo. Documentare la scena del crimine e preservare tutto ciò che potrebbe diventare prova. Potrebbe.
L’attività si concreta in fotografare ambienti, effettuare rilievi, cercare impronte, repertare tracce biologiche, documentare macchie ematiche, raccogliere dispositivi elettronici e analizzare ogni elemento potenzialmente utile all’indagine.
La scena del crimine è un ambiente paradossalmente delicato, fragile anche se alle volte impressionante. Una porta aperta male, una superficie toccata senza precauzioni o una contaminazione involontaria possono compromettere prove irripetibili. Per questo gli operatori lavorano seguendo protocolli rigidissimi, utilizzando guanti, tute protettive, strumenti sterili e sistemi di documentazione dettagliata. Dovrebbero.
È in questa fase che nasce la base scientifica dell’intera indagine. Pensate alla sua imporatanza.
I RIS e il mito televisivo della scienza perfetta
Tra le strutture più conosciute dal pubblico ci sono i RIS dell’Arma dei Carabinieri, cioè il Reparto Investigazioni Scientifiche.
Le serie televisive hanno trasformato i RIS in una sorta di simbolo assoluto della scienza forense italiana. In realtà il loro ruolo è molto preciso e altamente specialistico. I RIS operano soprattutto attraverso laboratori avanzati nei quali lavorano biologi, chimici, fisici, informatici, ingegneri e specialisti forensi.
Le loro attività comprendono genetica forense, balistica, tossicologia, analisi chimiche, informatica forense, esplosivi e studio di tracce particolarmente complesse. Non sostituiscono la Polizia Scientifica, né svolgono automaticamente ogni attività investigativa. Le due strutture appartengono a corpi diversi ma spesso lavorano parallelamente o in collaborazione.
Ed è importante chiarire un punto che la fiction tende spesso a nascondere per ragioni televisione, di narrazione. La tecnologia non elimina automaticamente il dubbio. Anche il laboratorio più sofisticato dipende dalla qualità della scena del crimine, dalla correttezza della repertazione e dalla competenza di chi interpreta i dati.
Il medico legale. Quando il corpo diventa prova
Se la scena racconta l’ambiente del delitto, il corpo della vittima racconta la violenza. Purtroppo.
Qui entra in gioco il medico legale, figura centrale nelle indagini moderne L’autopsia non serve soltanto a stabilire la causa della morte. Attraverso l’analisi delle lesioni, della posizione del corpo, delle tracce biologiche e degli elementi tossicologici, il medico legale può contribuire a ricostruire dinamiche, tempi e modalità dell’evento.
Negli ultimi anni il grande pubblico ha imparato a conoscere figure come Cristina Cattaneo, protagonista di numerose attività investigative e scientifiche di enorme rilevanza e recentemente molto citata per il caso Garlasco Anni fa ho avuto la fortuna di conoscerla, una eccellenza italiana in questo campo.
Ma anche qui bisogna evitare semplificazioni. La medicina legale non produce verità automatiche. Produce interpretazioni scientifiche basate sui dati disponibili, che devono essere confrontate con il resto delle prove.
Consulenti tecnici e periti, quando la scienza discute
Uno degli aspetti più difficili da comprendere per l’opinione pubblica riguarda il ruolo dei consulenti tecnici.
Nell’attuale sistema penale italiano il Pubblico Ministero può nominare propri consulenti specialistici. Anche la difesa può scegliere esperti di fiducia. In alcuni casi il giudice nomina invece un perito, cioè una figura teoricamente terza rispetto alle parti.
E qui scoppia il caos, è qui che molti cittadini restano spiazzati. Com’è possibile che due genetisti, due medici legali o due esperti forensi leggano la stessa prova in modo diverso?
La risposta è semplice e inquietante allo stesso tempo. Molte discipline forensi non funzionano come una calcolatrice. Richiedono interpretazione. Sono come la Legge, che è quella che è e non quella che ci piacerebbe che fosse.
Una traccia biologica degradata, una impronta parziale, una ricostruzione balistica o una Bloodstain Pattern Analysis (BPA, ricordate) possono lasciare margini interpretativi differenti. Ed è proprio nel confronto processuale che queste interpretazioni vengono messe alla prova.
Questo non significa che “la scienza non vale nulla”, come spesso sostengono polemicamente alcuni commentatori. Significa invece che la scienza forense è fatta di metodo, validazione, confronto e controllo critico continuo.
I grandi casi italiani e il conflitto tra esperti
Negli ultimi vent’anni la cronaca giudiziaria italiana ha mostrato più volte il peso enorme del confronto tecnico-scientifico.
Nel Delitto di Meredith Kercher il dibattito sulle tracce genetiche e sulle modalità di repertazione divenne uno dei punti centrali dell’intero procedimento.
In quello di Garlasco, le discussioni sulle impronte, sulle minuzie dattiloscopiche e sulla lettura degli elementi scientifici alimentarono per anni confronti tra consulenze e interpretazioni diverse.
Nel Omicidio di Yara Gambirasio, invece, la genetica forense raggiunse livelli investigativi estremamente sofisticati, mostrando al pubblico quanto possa diventare complesso il lavoro scientifico dietro un’indagine.
Questi casi hanno prodotto un cambiamento importante nella percezione collettiva. Sempre più persone hanno iniziato a comprendere che la prova scientifica non è necessariamente un blocco monolitico e incontestabile.
Anche la scienza può discutere, può sbagliare.
L’importante è che gli uomini ammettano i loro errori. Cosa che in Italia accade poco, soprattutto tra gli appartenenti alla nota casta.
Il problema dei bias cognitivi
Uno dei temi più studiati oggi nelle forensic sciences riguarda i bias cognitivi, cioè i condizionamenti inconsapevoli che possono influenzare un esperto.
Un investigatore o un consulente che conosce già la teoria accusatoria, la pressione mediatica o il principale sospettato potrebbe inconsapevolmente interpretare alcuni elementi in modo condizionato.
Per questo organizzazioni internazionali come ENFSI, NIST e OSAC insistono sempre di più sulla necessità di protocolli standardizzati, verifiche indipendenti, controlli ciechi e validazione scientifica continua.
La vera forza della scienza non consiste nel proclamarsi infallibile. Consiste nel creare sistemi capaci di ridurre il più possibile l’errore umano.
La rivoluzione tecnologica e i nuovi rischi
Le indagini moderne sono profondamente cambiate. Oggi entrano continuamente nei processi:
scanner tridimensionali, DNA ultra-sensibile, software di ricostruzione, geolocalizzazioni, cloud forensics, analisi di smartphone e persino strumenti basati su intelligenza artificiale.
Uno smartphone, per esempio, può raccontare spostamenti, comunicazioni, cronologie, fotografie, contatti e metadati. Ma proprio questa enorme quantità di dati aumenta la necessità di rigore metodologico.
Perché la tecnologia produce strumenti potentissimi, ma non elimina il rischio di errori interpretativi.
La differenza tra realtà e fiction
Serie TV e programmi crime hanno avuto il merito di avvicinare molte persone alla cultura forense. Ma hanno anche creato illusioni molto pericolose.
La più grande è credere che la scienza investigativa sia sempre:rapida, perfetta, oggettiva e infallibile.
La realtà è più complessa. Le analisi richiedono tempo. Le prove possono degradarsi. Le scene del crimine possono essere contaminate. Gli esperti possono divergere. Le ricostruzioni possono cambiare.
La criminalistica moderna è uno strumento straordinario. Ma non è onnisciente.
Le mie conclusioni
RIS, Polizia Scientifica, medici legali, genetisti e consulenti tecnici non sono personaggi da fiction. Sono professionisti che operano in un sistema estremamente delicato, dove metodo scientifico, tecnologia e interpretazione convivono continuamente.
La prova scientifica non nasce da una macchina magica.
Nasce da persone, procedure, laboratori, verifiche, confronto tecnico e controllo processuale.
Ed è proprio questo il punto più importante da comprendere. La forza della scienza forense non sta nell’eliminare ogni dubbio. Sta nel tentativo rigoroso di ridurlo.
Ad maiora!
Giulio Valerio Santini
Fonti e riferimenti
- Polizia Scientifica – Polizia di Stato
- RIS Carabinieri – Arma dei Carabinieri
- ENFSI – European Network of Forensic Science Institutes
- NIST/OSAC – Forensic Science Standards
- National Research Council, Strengthening Forensic Science in the United States
- Manuali universitari di criminalistica, medicina legale e genetica forense
- Letteratura scientifica internazionale sui bias cognitivi nelle forensic sciences
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