Rugby. Giovanni Montemauri, giocatore delle Zebre Parma e il mondo analogico del “Monte”
Il Ragazzo del 2000 tra placcaggi e pellicola
Cโรจ un contrasto quasi lirico nel quotidiano di Giovanni Montemauri. Da una parte il fragore del Lanfranchi, lโodore del fango umido e la fisicitร cruda di un mediano dโapertura che deve orchestrare il gioco sotto la pressione costante dei difensori avversari; dall’altra, il silenzio ovattato di chi sa aspettare che la luce si imprima sulla gelatina d’argento. Romano, classe 2000, Giovanni non รจ solo il numero 10 o in alternativa il 15 delle Zebre Parma. ร un giovane uomo che ha scelto di abitare il proprio tempo con una consapevolezza rara, cercando un punto di equilibrio tra l’adrenalina del professionismo e la calma riflessiva di passioni che profumano di antico. In unโepoca di risultati istantanei e giudizi social immediati, Montemauri ha trovato il suo baricentro nella lentezza.
Lโelogio dellโattesa: il fascino dellโanalogico
Se il rugby รจ lo sport del “qui e ora”, dove un calcio di spostamento sbagliato di pochi gradi si trasforma subito in una punizione, la fotografia analogica รจ per Giovanni una scuola di pazienza. Tutto รจ iniziato in un cassetto di casa, dove giaceva una vecchia Olympus OM-20 del padre (spesso trascritta come M20, ma restituita alla sua precisione tecnica dal restauro amorevole del fratello). Quella macchina non รจ solo un oggetto vintage; รจ un’ereditร familiare rimessa a nuovo che ha aperto a Giovanni le porte di una dimensione diversa.
Mentre il mondo digitale ci spinge a scattare mille foto identiche per poi sceglierne una, l’analogico impone la dittatura dello scatto unico. Non c’รจ un display per controllare l’esposizione, non c’รจ una gratificazione immediata. Cโรจ solo la fiducia nel processo e la capacitร di saper aspettare che il rullino finisca per poi essere sviluppato. Per un atleta d’รฉlite, questa รจ una lezione di vita: imparare che la bellezza risiede spesso nell’incertezza e nella sorpresa.
“La fotografia analogica mi appassiona molto: lโidea di scattare una foto col rullino senza poterla vedere subito, ma dover aspettare, significa cercare sempre lโattimo giusto e lo scatto giusto. Poi cโรจ la bellezza della sorpresa nello sviluppo.”
“Demodรจ Films”: lโidentitร segreta di un atleta
Nel flusso costante di immagini patinate che ritraggono gli atleti come eroi invulnerabili, Giovanni ha ritagliato uno spazio di veritร meno esposto. Lo fa attraverso il suo profilo Instagram “segreto”, Demodรจ Films. ร un diario visivo dove l’atleta lascia il posto all’osservatore.
Questa necessitร di un altrove creativo non si esaurisce dietro un obiettivo. Spesso lo si trova lungo le rive dei fiumi intorno a Parma, a pescare insieme ai compagni di squadra Jacopo Bianchi e Damiano Mazza. Sono momenti in cui il cronometro si ferma. La fotografia e la pesca non sono semplici passatempi, ma pilastri di unโecologia mentale necessaria per chi, ogni fine settimana, mette il proprio corpo e la propria immagine al centro dell’arena.
Rovigo: dove il rugby รจ nell’aria
Il percorso di crescita di Montemauri ha vissuto un capitolo fondamentale in Veneto, una terra che ha trasformato la sua visione dello sport. Ricordando la vittoria dello scudetto a Rovigo, conquistata proprio a Parma contro il Petrarca, Giovanni descrive unโatmosfera che travalica i confini della disciplina. A Rovigo, il rugby non รจ unโattivitร della domenica; รจ lโaria che si respira nei caffรจ, nelle piazze, nei discorsi della gente.
Secondo Montemauri, vivere quella realtร significa abitare un luogo che “sembra quasi di non stare in Italia” per la profonditร della sua cultura sportiva. In quel contesto, la pressione si trasforma in energia pura, portando al raggiungimento di traguardi collettivi che restano impressi nella memoria come uno sviluppo perfetto su carta fotografica. ร la dimostrazione che quando una comunitร si identifica nel gioco, l’atleta non รจ mai solo.
Siamo umani, non robot: gestire il momento “down”
La retorica dello sport moderno vorrebbe l’atleta come una macchina infallibile, un robot programmato per la performance costante. Giovanni, con la maturitร di chi ha giร attraversato le “montagne russe” della forma fisica e mentale, rifiuta questa visione. Affrontare una prestazione negativa o un errore che compromette la gara รจ un esercizio di vulnerabilitร che richiede coraggio. Per lui, il segreto non รจ la negazione del fallimento, ma l’accettazione della propria umanitร .
“Il primo passo รจ riconoscere che siamo umani, non siamo dei robot. ร frustrante quando sembra che tu non riesca a esprimere tutto il tuo potenziale, ma accettare che esistano momenti di ‘down’ รจ fondamentale per poter poi tornare a lavorare al 200% e ritrovare fiducia nei propri mezzi.”
Oltre lโultimo fischio: lo Sport Management
A 25 anni, con una carriera ancora nel pieno del suo sviluppo, Giovanni dimostra una lungimiranza rara. Nonostante il sogno della Nazionale Maggiore sia l’obiettivo che accende i suoi allenamenti quotidiani, il ragazzo romano sta giร costruendo le fondamenta per il dopo. Prossimo alla laurea, ha scelto di specializzarsi in Sport Management, guardando al mondo dello sport non solo dal campo, ma con una prospettiva aziendale e gestionale.
La sua attuale “esposizione” si sviluppa su tre direttrici chiare:
- Rugby: Il presente agonistico alle Zebre e l’ambizione della maglia azzurra.
- Universitร : La preparazione di un futuro solido come manager sportivo.
- Passioni: La fotografia analogica e la pesca come strumenti di decompressione e ricerca interiore.
la ricerca della fiducia nei propri mezzi
Il futuro di Giovanni Montemauri รจ un rullino ancora tutto da scoprire, unโimmagine che sta prendendo forma lentamente, scatto dopo scatto. Cโรจ la voglia di esordire con lโItalia, di calcare i palcoscenici internazionali piรน prestigiosi, ma cโรจ anche la consapevolezza che la fretta รจ cattiva consigliera, tanto sul prato verde quanto in camera oscura.
In unโepoca digitale che brucia tutto in un istante, la storia di Giovanni ci invita a una riflessione necessaria: forse, per dare davvero valore ai nostri successi, abbiamo tutti bisogno di trovare il nostro “rullino analogico”. Quel luogo protetto dove imparare ad aspettare il momento giusto, accettando che la grana della vita, con le sue imperfezioni e le sue attese, sia ciรฒ che rende lo scatto finale davvero indimenticabile.

