L’incanto del sensibile, David Abram, edizioni Nottetempo 2026
Merleau-Ponty, la cui fenomenologia è alla base della ricerca di David Abram, invita a sedersi con umiltà di fronte al mondo e abitarlo in modo diverso.
Gli esseri umani sono sintonizzati sulla relazione . Questa l’affermazione con cui Abram apre il suo saggio.
Gli uomini hanno sempre avuto un rapporto con la natura che li circonda: il cielo, il mare, gli alberi hanno fatto nascere nell’uomo stupore, attrazione, pericolo, curiosità e l’uomo ne ha sempre costruito dei legami. Oggi però l’uomo ha perso questo contatto millenario, decidendo di porsi in relazione solo con altri uomini o con le nuove tecnologie.
L’autore, con questo libro,vuole offrire uno strumento utile a chi lavora nel settore dell’attivismo ecologico ma anche promuovere nuovi orientamenti di pensiero in ambito accademico.
Fra i racconti del suo peregrinare nell’Asia rurale e i capitoli più accademici, l’autore ci prende per mano portandoci in un viaggio che è riscoperta della natura ma soprattutto di noi stessi.
In una capanna, fra le risaie asiatiche. Circondato da stelle. Così iniziamo a conoscere David Abram. Con un cielo luminoso e stellato sopra di lui ma anche sotto di lui, dato dal riflesso nelle acque dei rigagnoli che separano le risaie. Infinite lucciole.

Un mago, o meglio, un prestigiatore occidentale che, vuole usare la sua magia per conoscere quella tradizionale asiatica, i rituali degli sciamani, il loro rapporto con la natura. La magia come intensificazione della ricettività ; lo sciamano colui che riesce a sgusciar fuori dai confini percettivi che delimitano la sua specifica cultura.
I confini si fanno sottili. Offrire doni agli spiriti del luogo per ingraziarseli e dare riso alle formiche perché non invadano le abitazioni, si sovrappongono, si fondono.
L’autore dedica una seconda introduzione al libro portando l’attenzione sulla Fenomenologia che, come filosofia occidentale, ha messo in discussione l’idea di realtà unica e determinabile. Lo scienziato stesso non sarà mai puro spettatore del mondo perché non potrà smettere di far parte del mondo.
L’ oggetto di ogni nostra percezione è per forza di cose già intrecciato alla nostra soggettività.
David Abram ripercorre il pensiero di Edmund Husserl e di Maurice Merlau-Ponty. Ne traccia le riflessioni in modo semplice e chiaro, delineando le questioni principali.
L’autore dedica poi ampio spazio al linguaggio e alla scrittura. Con l’avvento dell’aleph-beth si apre un nuovo divario fra la cultura umana e il resto della natura. Il nuovo sistema di scrittura non rimanda ad un fenomeno del mondo sensibile bensì al gesto della bocca umana. L’alfabeto ebraico antico manteneva ancora un legame col mondo sensibile perché ogni lettera è anche un termine per indicare qualcosa ( pensiamo all’aleph che significa “bue”). Con l’avvento dell’alfabeto greco invece si dà vita a un’astrazione che scinde il legame col mondo circostante.

Socrate penserà a un assoluto di giustizia, bellezza, virtù.. solo grazie al fatto che la parola è scritta perché solo così diviene oggetto di riflessione. Per noi oggi i nostri sensi sono legati alle forme stampate come un tempo lo erano alle piante, agli animali, alla luna.
Ma l’autore dedica un ampio capitolo a diverse modalità con cui una cultura orale può aprirsi al potere evocativo della natura circostante.
In numerose comunità indigene di cultura orale, Il discorso umano risponde alla percezione dell’espressività di altre specie o elementi della terra animata. Affascinanti sono i racconti dell’autore sulle popolazioni dalla giungla amazzonica alla società della taiga subartica.
Il potere della narrazione
Le storie narrate dalla tradizione orale di un popolo sono radicate in profondità col paesaggio nel quale nascono: le specificità dei diversi ecosistemi e il rapporto con l’uomo che li abita, prendono vita nei racconti la cui origine si perde nella notte dei tempi. La magia del luogo viene narrata e riscoperta ad ogni racconto. Per esempio, in Irlanda, una fonte d’acqua può essere prodigiosa per curare l’insonnia, un’altra per migliorare la vista.

Una volta messe per iscritto, le storie escono dal loro territorio d’origine per migrare, essere conosciute, lette ed adattate per altri luoghi. Alfabeto, linguaggio, tempo, spazio. David Abram ne analizza l’evoluzione nel pensiero dell’uomo dall’antichità ai giorni nostri.
Passato e futuro sembrano così fissi e distanti nella nostra civiltà. Il tempo lineare ci costringe in un presente che è solo un attimo, slegato dalla natura. Questo sente l’autore di ritorno dai suoi viaggi, rapportandosi con il mondo nel quale vive. Propone allora degli esercizi per non cadere nella civilizzata inconsapevolezza del tempo lineare.
David Abram è sempre in equilibrio fra raccontare le numerose esperienze personali e scrivere un saggio ricco d’informazione. Il lettore è catturato in una narrazione che fluttua fra biografia e testo scientifico. Un tutt’uno, un cerchio, un filo rosso che è “ L’incanto del sensibile “.
David Abram è studioso di ecologia culturale filosofo statunitense. Le sue ricerche hanno influenzato molto gli studi sul rapporto fra l’uomo e l’ambiente. Autore di numerosi saggi, Ha lavorato presso numerose Università.
Leggere questo libro perché
E’ danzare nel mondo.
Neo
Vorresti non finisse mai.

