Abbiamo capito che il nemico numero uno, l’Al Capone del risparmio, è la dannata inflazione. Poca o tanta che sia, c’è sempre. Anche perché gli economisti ritengono che una certa percentuale, circa il 2%, sia utile allo sviluppo dell’economia complessiva.
Dopo aver compreso che l’inflazione può erodere lentamente il valore dei risparmi, arriva inevitabilmente la domanda più concreta di tutte:
“Va bene, ma allora quanti soldi dovrei tenere davvero sul conto corrente?”
È una domanda importantissima. Negli ultimi anni si sono affermate due narrazioni opposte e spesso entrambe sbagliate.
Da una parte c’è chi lascia praticamente tutto fermo sul conto per paura di investire. Dall’altra c’è chi viene spinto a investire qualsiasi cosa, quasi come se mantenere liquidità fosse un errore assoluto.
La verità, come spesso accade, sta nel mezzo. In medio stat virtus, dicevano i latini.
Il conto corrente non è il nemico
Il conto corrente non è il nemico. È uno strumento fondamentale. Serve per gestire la vita quotidiana, affrontare spese improvvise, pagare bollette e mutui, mantenere serenità psicologica, evitare di dover disinvestire nei momenti peggiori.
Il problema nasce quando il conto corrente diventa una sorta di magazzino permanente di tutto il patrimonio per anni o decenni.
La liquidità deve esistere. Ma deve avere una logica. Il conto corrente, come abbiamo visto, è uno strumento di gestione e non di risparmio.
Quanti soldi tenere sul conto corrente
In linea generale, molti consulenti patrimoniali e pianificatori finanziari ritengono ragionevole mantenere sul conto corrente una riserva pari a circa 3-6 mesi di spese familiari essenziali.
In alcuni casi si può arrivare a 12 mesi, soprattutto se:
- si ha un lavoro instabile
- si prevedono spese importanti
- si è lavoratori autonomi
- si vive una fase economica incerta
- si hanno figli piccoli
- si è vicini alla pensione
La chiave non è tanto lo stipendio nominale, quanto il livello reale delle uscite mensili.
Una persona che guadagna 5.000 euro ma ne spende 4.700 vive una situazione molto diversa da chi guadagna 2.500 euro e ne spende 1.400.
Per questo parlare solo di “tot euro sul conto” ha poco senso. Conta il rapporto tra liquidità, spese e stabilità personale.
La regola dei mesi di spesa
Facciamo qualche esempio molto concreto.
Una famiglia che spende circa 2.000 euro al mese potrebbe considerare ragionevole una riserva di emergenza tra 6.000 e 12.000 euro.
Una persona con attività autonoma e redditi variabili potrebbe preferire una protezione più ampia, magari tra 12 e 18 mesi di spese.
Un pensionato con entrate stabili e poche spese straordinarie potrebbe avere necessità differenti.
Il fattore psicologico della liquidità
Esiste poi un altro aspetto raramente affrontato ma che incombe sempre: la componente emotiva.
Molte persone tengono liquidità elevata non per calcoli economici, ma per bisogno psicologico di sicurezza. E questo non va ridicolizzato.
Il punto è trovare un equilibrio tra serenità e inefficienza finanziaria.
Perché lasciare sul conto somme enormi per decenni significa spesso rinunciare completamente alla possibilità di proteggere il capitale dall’inflazione.
Quanto costa lasciare troppi soldi fermi
Esiste anche un altro elemento che molti dimenticano.
Il denaro fermo sul conto non solo perde valore reale nel tempo, ma in alcuni casi può persino generare costi:
- imposta di bollo
- canoni
- mancata remunerazione
- perdita di opportunità
- erosione indiretta dovuta all’inflazione
In pratica, mentre il risparmiatore pensa di proteggere il patrimonio, il tempo continua a lavorare nella direzione opposta.
Costruire una strategia finanziaria personale
Questo non significa buttarsi su investimenti rischiosi o strumenti incomprensibili. Anzi.
La vera educazione finanziaria non consiste nell’inseguire rendimenti miracolosi. Consiste nel costruire una strategia coerente con:
- età
- reddito
- obiettivi
- tolleranza al rischio
- situazione familiare
- orizzonte temporale
Investire non significa giocare in Borsa
Ed è qui che molti iniziano finalmente a capire una cosa fondamentale.
Investire non significa giocare in Borsa.
Significa cercare di impedire che il valore del proprio lavoro venga lentamente consumato dal tempo.
Una regola pratica per la liquidità
| Situazione | Liquidità spesso considerata ragionevole |
| Dipendente stabile | 3-6 mesi di spese |
| Lavoratore autonomo | 6-12 mesi di spese |
| Reddito molto variabile | 12 mesi o più |
| Pensionato con spese prevedibili | 3-6 mesi di spese |
| Famiglia con figli e mutuo | 6-12 mesi di spese |
Esempi di fondo di emergenza
| Spese mensili familiari | Fondo di sicurezza prudente |
| 1.500 € | 4.500 – 9.000 € |
| 2.000 € | 6.000 – 12.000 € |
| 3.000 € | 9.000 – 18.000 € |
| 5.000 € | 15.000 – 30.000 € |
La liquidità serve, ma con misura
Allora, complesse le cose che vi ho raccontato?
Rispondo io per voi. Sì, sono complesse. Ma spiegate così sono comprensibili a tutti.
Avete capito. Investire quindi non è soltanto un’opportunità. In molti casi è una necessità.
Alla prossima.
Giulio Valerio Santini
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