Oltre il bordo della vasca: la messa a fuoco di un’identità
Nella fotografia, tutto dipende dalla luce e dalla capacità di fermare un ricordo prima che svanisca. Per Giulia Ghiretti, il rapporto con l’obiettivo è fatto di curiosità e memoria: conosce il significato della “M” di manuale e sperimenta con la profondità di campo, pur ammettendo con umiltà di dover ancora approfondire le sfumature tra fuoco singolo e continuo.
Spesso, quando guardiamo un’atleta paralimpica, la nostra “messa a fuoco” si ferma pigramente sulla superficie: la medaglia, la vasca, la disabilità. Ma cosa succede se proviamo a cambiare l’esposizione? Giulia non è un fermo immagine, ma una figura complessa — campionessa e ingegnere — che ci invita a guardare oltre il riflesso dell’acqua per scoprire come l’eccellenza sia, prima di tutto, un processo di costruzione quotidiana.
L’identità oltre l’etichetta: Atleta, Ingegnere, Persona
Siamo abituati a definire gli altri attraverso un singolo ruolo, ma Giulia Ghiretti sfugge a questa semplificazione. Da 13 anni colonna portante della nazionale di nuoto paralimpico, ha saputo far coesistere l’agonismo di vertice con una laurea in ingegneria biomedica.
Per lei, questa dualità non è una distrazione, ma un “valore aggiunto”. La capacità di analizzare la realtà con la precisione del tecnico e la sensibilità dell’atleta le permette di avere una visione da più punti di vista, dove lo sport e lo studio si alimentano a vicenda.
“Giulia è una persona, un atleta e un ingegnere.”
L’insidia del Politicamente Corretto: quando le parole creano barriere
In un’epoca di estrema cautela linguistica, Giulia assume una posizione netta e contro-intuitiva: «Io non sono politicamente corretta». Il suo non è un attacco alla sensibilità, ma una critica a una forma che spesso svuota la sostanza.
Racconta di come molte persone, trovandosi di fronte a lei, vadano in crisi, balbettando o evitando di pronunciare parole come “disabile” o “bagno per disabili”. Secondo Giulia, questa eccessiva attenzione alla forma rischia di generare l’effetto contrario: “crea imbarazzo invece di inclusione, distanza invece di naturalezza. Il punto non è la correttezza formale, ma il rispetto”. Quando l’aggettivo diventa più importante della persona, il linguaggio smette di essere un ponte e diventa una barriera.
Il peso dell’accessibilità: il “tempo prezioso” e la lezione del Giappone
Per Giulia, l’accessibilità non si riduce alla presenza di una rampa. È una questione di spontaneità e controllo del proprio tempo. Un gradino all’ingresso di un negozio non è solo un ostacolo fisico, ma un messaggio silenzioso: “Tu qui non puoi entrare”.
La vera differenza emerge nella logistica del quotidiano. In Italia, la libertà di movimento è spesso vincolata: per prendere un treno bisogna prenotare l’assistenza con anticipo e sperare che i posti riservati — spesso solo due per convoglio — non siano già occupati. Il confronto con il Giappone è illuminante:
- Italia: Prenotazione obbligatoria e posti limitati.
- Giappone: Biglietto fatto al momento, passerella pronta in 10 minuti, treno a livello e partenza immediata.
L’accessibilità reale è quella che restituisce alle persone la possibilità di non dover programmare ogni secondo, tutelando quel “tempo prezioso” che appartiene a tutti.
L’errore come cantiere: costruire la vittoria attraverso il fallimento
Con la mentalità analitica dell’ingegnere, Giulia osserva la sconfitta come un dato da processare. Nello sport di alto livello, dove ci si sfida sul “centimetro” o sul “pelo nell’uovo”, l’errore non è un fallimento, ma uno strumento di analisi.
Tuttavia, l’analisi tecnica è solo metà dell’opera. Il vero obiettivo è la ricerca della “sensazione bella“: quel momento in cui il gesto atletico rasenta la perfezione e tutto scorre come deve. Quando l’errore sporca quella sensazione, nasce lo stimolo a ricostruire, a studiare il “perché” per tornare a inseguire quel benessere fisico e tecnico che solo una prestazione impeccabile può dare.
“L’errore lo vedo più come una costruzione per migliorare.”
Una sintesi tecnologica e umana
Il futuro di Giulia Ghiretti si scrive all’incrocio tra tecnologia biomedica e performance sportiva. In un mondo agonistico dove il dettaglio tecnico e il supporto tecnologico sono sempre più determinanti, la sua capacità di integrare la visione dell’atleta con quella dell’ingegnere è il suo obbiettivo.
Ringraziando Giulia per la sua disponibilità e gentilezza le auguriamo un grande in bocca la lupo
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