Cinquantadue anni fa usciva nelle sale il capolavoro di William Friedkin sconvolgendo il mondo del cinema
Il viaggio inquieto nell’oscurità
Capostipite dei film Horror demoniaci di possessione, il primo e il più grande di tutti, mai superato ad oggi a 52 anni dalla sua uscita nelle sale. Si potrebbe dire in questo contesto: ‘buona la prima’.
La trama è semplice: la bambina deve essere liberata da Satana in persona, ma non è il punto di forza del film e non vuole esserlo. Allora il regista ci porta in un viaggio inquieto nell’orrore che si fa sempre più profondo, in un cammino nell’oscurità che non ha ritorno: l’incubo che diventa realtà.
La speranza svanisce, o forse non c’è mai stata, il male in un modo o nell’altro ha la meglio, non vi è lieto fine se non la salvezza di Regan, la giovanissima Linda Blair, che assume quell’aspetto indelebile negli occhi di chi ha guardato il film. Se oggi dovessimo avere un incontro casuale con l’attrice, oggi sessantasettenne, non potremmo fare a meno di vedere attraverso i lineamenti del suo viso il demonio in persona che con il suo volto deturpato, e che con quel ghigno disturbante ci osserva, conosce profondamente la nostra anima e vuole portarla con sé direttamente all’inferno.
Il regista che abbatte i tabù, padre Karras
Friedkin ci ha lasciato da poco ma con un’eredità di grande valore. Seppur parliamo degli anni settanta, periodo certamente non di massima espressione degli effetti speciali, Regan rimane impressa nella nostra mente, disturba fortemente, la sua voce creata con degli effetti digitali è quella del demonio. La colonna sonora ipnotica. Il regista si spinge oltre ogni limite con scene smodatamente profane dall’effetto scioccante, in quei momenti ci viene da chiudere gli occhi, di non guardare, le mani sudano ma la pellicola ci coinvolge come poche e allora osserviamo Regan percorrere le scale di casa sua in una posizione innaturale, profanare nel peggiore dei modi un crocifisso, la testa di lei che ruota di 180 gradi, il continuo turpiloquio di una bambina di soli dodici anni.
E poi.. quel tono basso cupo, la tristezza e la desolazione dei protagonisti e delle ambientazioni che pervadono tutto il film sono la chiave. Degna di nota la prova di Jason Miller che al tempo aveva mandato un provino al regista con un biglietto che citava ‘‘sono io padre Karras’’, il regista vede il provino e lo assume subito liquidando un attore che era già stato scritturato per la parte. Lui è un sacerdote, ma prima un uomo che forse non crede più in Dio, il diavolo ingannatore conosce il suo malessere e si immedesima nella defunta madre.
L’Esorcismo: il fallimento contro un essere sovrannaturale che non può essere sconfitto dall’uomo
Poi, una notte Max von Sidow, invecchiato per l’occasione, alias padre Merrin, si presenta dinnanzi a quella casa che sembra attenderlo con un bagliore di luce nella nebbia. Lui guarda verso l’alto e la casa stessa è l’inferno. Con un barlume di speranza entra in quel luogo infestato ma sembra essere già consapevole che per liberare la bambina ci sarà un prezzo da pagare; l’attore fatica a entrare nella parte, non trova il modo a suo dire corretto a livello recitativo per quel momento in cui deve scacciare il diavolo, la giusta intensità spirituale, allora Friedkin non lo aiuta con una spiegazione tecnica ma si basa su ciò che deve essere il personaggio in quel momento: non il Cristo da lui interpretato, né ‘la più grande storia mai raccontata’, non una presenza aurea con poteri divini, ma un uomo già sconfitto dal demonio, le sue armi sono una bibbia, un piccolo crocifisso e dell’ acqua santa, consapevole di non poterlo battere, il suo urlo ‘’io ti esorcizzo immondo spirito” diventa infatti disperato, disilluso, dal tono incerto, il volto del sacerdote pallido e spaurito. Non c’è speranza, non c’è mai stata. Il demonio è un’entità che non può essere sconfitta ma può cambiare forma e la persona da infestare e così accadrà, portando al sacrificio di padre Karras che si suicida consapevole che il demonio ha scelto lui come nuova vittima.
Il lascito, i fatti reali, la libera interpretazione
Quello che rimane oggi è certamente un’opera unica, dall’alto valore tecnico, soggetta a interpretazioni svariate per chi a suo modo le vuole cogliere, così come dichiarato dallo stesso Friedkin in numerose interviste.
Ma tenuto conto che questi fatti sono realmente accaduti durante le riprese:
- Almeno dodici sono i decessi accertati tra il cast, la troupe ed altri parenti degli stessi, tra cui la vera madre di Jason Miller (padre Karras), il fratello di Max Von Sidow e la nonna di Linda Blair
- Un fulmine cadde su una croce di una chiesa di Roma, vicino al cinema ‘Metropolitan’, distruggendola, in occasione della ‘prima’ della pellicola
- Un incendio devastò il set lasciando intatto solo il letto di Linda Blair
- La statuetta del demone Pazuzu utilizzata per le riprese in Iraq sparì misteriosamente per poi essere ritrovata misteriosamente ad Hong Kong anni dopo
- Circolarono voci di un vero esorcismo a cui il set venne sottoposto
magari questa sera riguardate il film, o se per vostra fortuna non lo avete fatto, guardatelo per la prima volta, godetevelo e lasciatevi coinvolgere nella paradossale suggestione e attrazione per il macabro ed il sovrannaturale , oppure, se siete dei cinefili incalliti, avrete molti spunti dal punto di vista tecnico su cui riflettere.
Poi andate a dormire… se avete una persona con voi stringetevi a quest’ultima per darvi conforto ma non dimenticate che una lucina lasciata accesa può essere d’aiuto.
Ma quel volto probabilmente apparirà durante la notte, è il prezzo che tutti abbiamo pagato per assistere ad un’opera cinematografica così perfetta nel suo genere.
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