Milano è diventata una città dove le certezze sono poche, ma una non manca mai: la multa.
Non è una sensazione, non è una percezione alterata, non è una lamentela da bar. Sono i numeri ufficiali del Comune a dirlo con chiarezza brutale. E quei numeri hanno un responsabile politico preciso: Giuseppe Sala.
Sotto la sua amministrazione Milano è diventata la capitale italiana delle sanzioni stradali, non per efficienza o sicurezza, ma per incasso sistematico. Un modello di governo che ha trasformato la mobilità in una macchina fiscale e il cittadino in un soggetto da colpire con regolarità scientifica.
I numeri non mentono, raccontano una scelta politica
Nel 2024 il Comune di Milano ha incassato oltre 200 milioni di euro dalle multe. Più di qualsiasi altra città italiana. Roma, che ha una popolazione molto più ampia e problemi di traffico enormemente maggiori, è rimasta decine di milioni sotto. Firenze e Torino non arrivano nemmeno a un terzo.
Non si tratta di un picco occasionale. È una tendenza strutturale. Negli ultimi anni gli incassi da sanzioni a Milano sono cresciuti in modo costante, fino a diventare una delle voci più sicure del bilancio comunale. Talmente sicura che nei documenti previsionali futuri si parla apertamente di ulteriori aumenti.
Qui sta il punto politico, non tecnico: quando una città “prevede” di incassare centinaia di milioni dalle multe, non sta più facendo prevenzione. Sta facendo cassa.
Milano paga perché Milano paga
C’è un altro dato che rende il quadro ancora più grave e meno raccontato: a Milano le multe si pagano.
Non perché i milanesi siano più indisciplinati, ma perché lavorano, hanno redditi medi più alti, sanno che ignorare una sanzione significa trovarsi un macigno addosso.
In molte altre parti d’Italia le multe restano inermi, non riscosse, annullate o prescritte.
A Milano no. A Milano il sistema funziona quando deve colpire, non quando deve aiutare.
Questo ha creato un paradosso inquietante: più i cittadini sono responsabili e solvibili, più diventano bersagli perfetti. Un meccanismo regressivo, cinico, che punisce chi sta dentro le regole della società produttiva.
Area C, Area B, telecamere ovunque: la città come ZTL permanente
L’amministrazione Sala ha costruito un modello urbano fondato su zone a traffico limitato sempre più estese, restrizioni continue, telecamere pervasive, regole che cambiano, spesso poco comunicate, talvolta contraddittorie.
Il risultato non è una città più vivibile. È una città ostile. Ostile a chi lavora fuori dagli orari “ideali”,
ostile a chi arriva da fuori, ostile a chi non può permettersi di cambiare auto ogni tre anni,
ostile a chi vive Milano non come vetrina, ma come fatica quotidiana.
Il mantra della “città green” è diventato una foglia di fico ideologica dietro cui si nasconde un’imponente operazione di prelievo forzoso.
Sicurezza stradale o bilancio comunale?
Se l’obiettivo fosse davvero la sicurezza, i dati dovrebbero mostrare: meno incidenti gravi, meno morti, meno criticità strutturali.
Ma la realtà è un’altra: le multe aumentano comunque, indipendentemente dall’andamento reale della sicurezza. Perché ormai non sono più uno strumento, sono un fine.
Quando una città arriva a considerare le sanzioni come una delle “poche certezze” di bilancio, ha smesso di governare ed ha iniziato a spremere.
Il peggior sindaco di sempre non per ideologia, ma per metodo
Definire Giuseppe Sala il peggior sindaco di Milano non è una provocazione ideologica.
È un giudizio politico basato su un metodo di governo che ha ridotto il rapporto con i cittadini a un rapporto punitivo, sostituito il consenso con il controllo, scambiato la gestione con l’ingegneria sociale coercitiva.
Milano non è diventata più giusta, più sicura, più solidale. È diventata più cara, più sanzionatoria, più selettiva. Una città che funziona per chi può permetterselo e punisce chi resiste.
Conclusione. Una città non si governa a colpi di multa
Una grande città europea non si costruisce con le telecamere, ma con servizi, equilibrio, ascolto.
Milano oggi è l’esatto contrario: una città dove la multa è la risposta standard, il cittadino il problema e il bilancio l’unica bussola.
Questa non è modernità. È amministrazione predatoria.
E il giudizio storico su questa stagione politica, numeri alla mano, è destinato a essere durissimo.
La Redazione indignata di National Daily Press

