La storia di Dan
Dean appariva stanco, sciupato.
Il colletto, slacciato e macchiato di sudore malgrado fosse ottobre, gli irritava leggermente la pelle, causandogli un fastidioso prurito che, sospettava, fosse dovuto più allo stress che al tessuto. La camicia era, infatti, di altissima qualità, ipoallergenica, fatta a mano da un sarto con grande esperienza. Sotto il colletto c’erano ricamate le sue iniziali: D.R. Dall’altro lato della cornetta, il suo interlocutore stava sproloquiando in un inglese corretto ma rigidamente scolastico.
Senza quasi più ascoltarlo rispose meccanicamente “sì…sì, naturalmente Amintore”, rimase in silenzio, poi di nuovo dopo due minuti “no…la copertura della NATO non è in discuss…”. Fu interrotto. Era tentato di urlare in faccia a quello stronzo che il Presidente non era, in quel momento disponibile perché aveva ben altri cazzi che non stare lì a perdere del tempo con lui.
Ad ogni modo, le necessità della diplomazia gli impedivano di comportarsi in quel modo, perciò diede modo all’altro di esaurire la carica. Appena si fermò a prendere fiato, riprese a parlare “naturalmente avrai un memorandum scritto con la firma del Presidente…ma date le tempistiche, piuttosto strette, per adesso dovrai accontentarti della mia parola.”. rimase un secondo in silenzio poi, visto che non sentiva niente, provò a ingraziarsi il seccatore con un languido “eddai…Amintore, dimmi: ti ho mai deluso?”.
Fece una risata amara mentre l’altro, atteggiandosi più da vecchio amico che da clientes, cercava di imbonirselo assentendo con lui. Nel frattempo, entrò una segretaria che, con aria circospetta, si guardò attorno come cercando la scrivania. Era nuova. Lui le fece un cenno rispettoso col capo dicendole di avvicinarsi mentre continuava a parlare. “Sì, te l’ho detto Amintore: arriverà un documento ufficiale entro ventiquattr’ore, lo consegneremo all’ambasciata e…no!”, proferì quell’ultimo monosillabo con più stizza di quanto avrebbe voluto. “No”, ripeté in modo più calmo “il Presidente non può venire in Italia…comunque ci sarà modo di discutere di piani di difesa alternativi al prossimo summit a Bruxelles.
Comunque, i piani di disarmo delle strutture di Gioia del Colle…”, non sapeva se l’aveva pronunciato giusto, comunque sapeva che Fanfani aveva capito “…l’eventuale disarmo delle strutture non sarà operativo finché non concorderemo nuove garanzie di sicurezza alternative”. Non gli aveva detto che queste ultime sarebbero state concordate in anticipo e avrebbero dovuto incassare l’approvazione anche della controparte ma…beh, era implicito.
Gli avrebbe presentato un documento già approvato al prossimo summit del Patto Atlantico e lui o chi per lui (il Bel Paese soffriva di instabilità politica cronica…) lo avrebbero firmato senza fiatare. Differentemente, si sarebbero limitati a disattivare le infrastrutture di Gioia del Colle lasciandoli col culo per terra. La conversazione era chiusa.
…continua

