TEMPLARI – La storia dietro la leggenda | Puntata 7
Dimenticate per qualche minuto il Santo Graal. La vera storia dei Templari è già abbastanza incredibile.
Vi siete appassionati vero, non riuscite più a stare senza i nostri amici Templari. Gente dura, scaltra e visionaria che ha scelto mezzi singolari per proteggere e vivere nella propria fede cristiana. Proseguiamo il nostro cammino…
Agosto 1308. Nel castello di Chinon, nella valle della Loira, alcuni uomini sono prigionieri da mesi. Non sono Templari qualsiasi, sono i massimi dirigenti dell’Ordine, tra i quali il Gran Maestro Jacques de Molay.
Sono accusati di avere rinnegato Cristo, profanato la croce e partecipato a rituali contrari alla fede cristiana. Filippo il Bello li considera eretici e sta cercando di ottenere la distruzione definitiva dell’organizzazione alla quale appartengono.
Ma quegli uomini dipendono spiritualmente da un’altra autorità. Papa Clemente V. Il pontefice invia a Chinon tre cardinali incaricati di interrogarli. Quello che accade tra il 17 e il 20 agosto 1308 è registrato su una grande pergamena. Per secoli quel documento resterà praticamente dimenticato negli archivi pontifici.
Quando tornerà all’attenzione degli studiosi, contribuirà a mostrare che la fine dei Templari è molto più complicata di quanto racconti la leggenda.
Filippo aveva gli uomini, il Papa aveva l’autorità
Per comprendere Chinon bisogna tornare al problema nato il 13 ottobre 1307.
Filippo IV aveva arrestato i Templari senza attendere una decisione pontificia, mettendo Clemente V davanti al fatto compiuto. Il re controllava fisicamente gran parte dei prigionieri francesi, ma non possedeva automaticamente l’autorità necessaria per decidere il destino spirituale di un ordine religioso sottoposto direttamente al papato.
Era quindi iniziato un confronto sotterraneo tra due poteri. Filippo voleva dimostrare che il Tempio era irrimediabilmente corrotto dall’eresia. Clemente voleva capire che cosa fosse realmente accaduto e, soprattutto, impedire che fosse il re di Francia a decidere da solo una questione appartenente alla Chiesa.
Il problema erano le confessioni. Molti Templari avevano ammesso pratiche gravissime e tra loro c’era lo stesso Jacques de Molay.
Nell’estate del 1308 arrivano i cardinali
Clemente V incaricò tre cardinali, Bérenger Frédol, Étienne de Suisy e Landolfo Brancacci, di interrogare i principali dignitari detenuti a Chinon.
Davanti a loro comparvero Jacques de Molay e altri quattro importanti esponenti dell’Ordine: Geoffroy de Charny, Hugues de Pairaud, Geoffroy de Gonneville e Raimbaud de Caron.
Le domande riguardavano le accuse che ormai conosciamo. Durante l’ingresso nell’Ordine è stato imposto loro di rinnegare Cristo? Avevano sputato sulla croce, esistevano pratiche oscene, avevano conosciuto o adorato misteriosi idoli?
Le risposte non cancellarono tutto ciò che era emerso negli interrogatori precedenti. Ed è proprio qui che Chinon diventa interessante.
Il Papa non disse semplicemente “Sono innocenti”
Questo è il punto sul quale bisogna evitare una delle semplificazioni più diffuse.
La Pergamena di Chinon non dimostra che Clemente V abbia dichiarato completamente false tutte le accuse contro i Templari. I dignitari ammisero alcune pratiche, ne negarono altre e chiesero perdono alla Chiesa.
Il procedimento aveva soprattutto una finalità spirituale: verificare se quegli uomini potessero essere riconciliati con la Chiesa dopo avere confessato e abiurato comportamenti considerati peccaminosi o eretici. E alla fine accadde qualcosa di decisivo.
I cardinali concessero loro l’assoluzione dalla scomunica e la riconciliazione con la Chiesa. Jacques de Molay e gli altri dirigenti templari non sono stati quindi lasciati nella condizione di eretici scomunicati. È una distinzione enorme.
Assolti, ma ancora prigionieri
A noi può sembrare paradossale. Un uomo è riconciliato con la Chiesa, ma rimane in carcere. Nel contesto medievale le due cose potevano perfettamente convivere.
L’assoluzione ecclesiastica riguardava la posizione spirituale dei dignitari dopo il pentimento e l’abiura. Non significava automaticamente che il procedimento contro l’Ordine fosse terminato e neppure che i prigionieri dovessero essere liberati. La grande questione restava infatti aperta. Una cosa era giudicare i singoli uomini. Un’altra era decidere il destino dell’Ordine del Tempio. Ed era proprio sull’esistenza dell’Ordine che si concentrava ormai lo scontro politico.
Una pergamena dimenticata
La Pergamena di Chinon è conservata nell’Archivio Apostolico Vaticano. Il documento era noto attraverso riferimenti indiretti, ma la sua identificazione moderna è legata al lavoro della studiosa Barbara Frale, che nel 2001 individuò il testo nell’archivio vaticano.
La scoperta ebbe enorme risonanza perché permetteva di leggere direttamente ciò che i rappresentanti del Papa avevano fatto a Chinon nell’agosto 1308.
Nel 2007 l’Archivio Vaticano pubblicò inoltre una preziosa edizione documentaria del processo templare, il Processus contra Templarios, comprendente anche la Pergamena di Chinon. Improvvisamente un documento medievale entrava nel dibattito pubblico sette secoli dopo la sua scrittura.
E naturalmente cominciarono i titoli: “Il Vaticano riabilita i Templari”, “Il Papa li aveva dichiarati innocenti”, “La verità nascosta per settecento anni”. La realtà era più complessa. E, ancora una volta, più interessante.
Clemente V credeva che l’Ordine fosse eretico?
Se il Papa fosse stato convinto che i vertici templari professassero consapevolmente una religione alternativa al cristianesimo, la riconciliazione documentata a Chinon sarebbe difficile da spiegare.
Il documento mostra piuttosto la volontà pontificia di riportare quei dignitari all’interno della comunione ecclesiale dopo le loro confessioni e il pentimento. Questo non equivale a dichiarare che nell’Ordine non fossero mai avvenuti abusi.
Clemente poteva ritenere che alcune pratiche di ammissione fossero gravemente irregolari e contemporaneamente non considerare i Templari aderenti a una vera dottrina eretica organizzata. La differenza era fondamentale.
Ma Filippo il Bello aveva bisogno di qualcosa di molto più semplice. Aveva bisogno che l’Ordine sparisse.
Il processo continua
Negli anni successivi vennero condotte inchieste in diverse parti d’Europa e i risultati non furono uniformi. In Francia, dove il controllo della monarchia era fortissimo e la tortura era stata ampiamente utilizzata, le confessioni furono numerose.
Altrove il quadro apparve molto meno netto. Intanto alcuni Templari cominciarono a difendere apertamente l’Ordine.
Nel 1310 centinaia di membri si dichiararono disponibili a sostenerne l’innocenza, ma il 12 maggio dello stesso anno 54 Templari furono bruciati vicino a Parigi dopo essere stati considerati eretici recidivi per avere ritrattato precedenti confessioni.
La difesa collettiva subì un colpo devastante. Il messaggio era evidente: ritrattare poteva significare morire sul rogo.
Arriva il Concilio di Vienne
La decisione finale doveva essere presa dal Concilio di Vienne, convocato da Clemente V e aperto nell’ottobre 1311. Filippo esercitava una pressione enorme.
Il Papa si trovava davanti a una situazione politicamente esplosiva. Riabilitare completamente l’Ordine avrebbe significato scontrarsi frontalmente con il re di Francia; condannarlo formalmente per eresia richiedeva invece una solidità probatoria tutt’altro che evidente.
Clemente scelse una terza strada. Il 22 marzo 1312 emanò la bolla Vox in excelso. L’Ordine del Tempio veniva soppresso. Ma il dettaglio fondamentale è il modo in cui ciò avvenne.
I Templari non furono formalmente condannati per eresia
Clemente V non soppresse l’Ordine attraverso una sentenza giudiziaria definitiva che ne dichiarasse provata l’eresia.
Scelse una decisione amministrativa pontificia, motivata anche dallo scandalo ormai prodotto, dai sospetti e dall’impossibilità pratica di permettere all’Ordine di continuare a esistere nelle condizioni create dal processo. È una differenza apparentemente tecnica che cambia la lettura dell’intera vicenda.
Il Tempio cessò di esistere. Ma non perché un tribunale avesse semplicemente dimostrato che l’intera organizzazione adorava Baphomet o professava una religione segreta. L’Ordine fu soppresso perché la sua sopravvivenza era diventata politicamente ed ecclesiasticamente insostenibile.
Filippo aveva ottenuto ciò che voleva. Quasi.
E le immense ricchezze?
Se il vero obiettivo del re era impossessarsi dell’intero patrimonio templare, il risultato finale fu meno semplice di quanto si potrebbe immaginare.
Con la bolla Ad providam del maggio 1312, Clemente V stabilì che gran parte dei beni del Tempio dovesse passare a un altro grande ordine religioso-militare: gli Ospitalieri di San Giovanni di Gerusalemme.
Naturalmente la liquidazione patrimoniale fu complessa e Filippo riuscì a ottenere somme e rimborsi, ma formalmente l’enorme patrimonio templare non divenne semplicemente proprietà personale del re.
Anche questo rende insufficiente la spiegazione secondo cui tutta l’operazione sarebbe stata soltanto una rapina organizzata dalla Corona. Fu molto di più. Fu uno scontro tra monarchia, papato e una grande organizzazione internazionale che aveva perso la funzione sulla quale aveva costruito la propria potenza.
Mancava ancora l’ultimo atto
Nel 1312 l’Ordine del Tempio non esisteva più. Ma Jacques de Molay era ancora vivo.
Il Gran Maestro che aveva visto arrestare i propri uomini, aveva confessato, ritrattato, atteso per anni una decisione e assistito alla distruzione dell’organizzazione alla quale aveva dedicato la vita doveva ancora conoscere il proprio destino. Arrivò nel marzo del 1314.
Davanti a una commissione ecclesiastica a Parigi, Jacques de Molay e Geoffroy de Charny compirono un gesto che trasformò la loro vicenda giudiziaria in leggenda.
Ritrattarono ancora. Questa volta non ci sarebbe stata un’altra prigione. Ci sarebbe stato il fuoco.
E secondo una tradizione nata successivamente, dalle fiamme Jacques de Molay avrebbe chiamato davanti al tribunale di Dio il Papa e il re. Entrambi sarebbero morti entro pochi mesi.
Nella prossima puntata
Jacques de Molay. Il rogo, la maledizione e le morti di un Papa e di un re
Ricostruiremo l’ultimo giorno del Gran Maestro, cercheremo l’origine della celebre maledizione e vedremo che cosa accadde realmente a Clemente V e Filippo il Bello. Perché la coincidenza delle date è autentica. La maledizione, invece, è tutta da dimostrare.
VERO, PROBABILE O LEGGENDA?
La Pergamena di Chinon esiste: VERO. È conservata nell’Archivio Apostolico Vaticano e documenta gli interrogatori dei principali dignitari templari nell’agosto 1308.
Jacques de Molay ricevette l’assoluzione ecclesiastica: VERO. I rappresentanti di Clemente V concessero ai dignitari pentiti la riconciliazione con la Chiesa.
Il Papa dichiarò innocenti tutti i Templari: FALSO. Chinon non è una sentenza generale di innocenza dell’Ordine.
Clemente V condannò formalmente l’intero Ordine per eresia: FALSO. L’Ordine venne soppresso per decisione pontificia senza una sentenza definitiva che ne dichiarasse giudizialmente provata l’eresia.
Il Vaticano nascose deliberatamente per settecento anni la prova dell’innocenza templare: NON DIMOSTRATO. Il documento rimase negli archivi e la sua moderna identificazione archivistica non prova un complotto per occultarlo.
Tutti i beni templari finirono a Filippo il Bello: FALSO. Gran parte del patrimonio fu formalmente destinata agli Ospitalieri, anche se la liquidazione dei beni e i rapporti finanziari con le monarchie furono complessi.
La scoperta moderna della Pergamena è legata a Barbara Frale: VERO. La studiosa la identificò nell’Archivio Vaticano nel 2001.
Fonti essenziali
Archivio Apostolico Vaticano, Pergamena di Chinon, 17–20 agosto 1308 – documento fondamentale relativo all’interrogatorio e alla riconciliazione ecclesiastica dei dignitari templari.
Archivio Segreto Vaticano, Processus contra Templarios, 2007 – edizione documentaria del materiale relativo al processo templare.
Malcolm Barber, The Trial of the Templars, Cambridge University Press – riferimento fondamentale per comprendere il processo, il rapporto tra Clemente V e Filippo IV e la soppressione dell’Ordine.
Barbara Frale, studi sulla Pergamena di Chinon e sul processo ai Templari.
Helen J. Nicholson, The Knights Templar – per il contesto storico dell’Ordine e della sua soppressione.
Bolle pontificie Vox in excelso e Ad providam (1312) – fonti essenziali per la soppressione dell’Ordine e la destinazione dei suoi beni.
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