La sovrana lettrice: quando la regina scopre che i libri sono più pericolosi della politica
Ci sono due modi per immaginare la regina d’Inghilterra: mentre inaugura un ponte con il sorriso d’ordinanza oppure mentre saluta impassibile da un balcone. Alan Bennett, invece, sceglie una terza possibilità: immaginarla con il naso infilato in un libro, incapace di smettere di leggere. E da questa idea apparentemente innocua nasce La sovrana lettrice, un piccolo gioiello di ironia britannica che dimostra come la lettura possa essere un’attività profondamente sovversiva.
Dopotutto, c’è qualcosa di più rivoluzionario di una regina che comincia a pensare con la propria testa? Per i suoi consiglieri, probabilmente no.
Una trama semplice, ma esplosiva
Tutto comincia per caso. Durante una passeggiata nei giardini di Buckingham Palace, la sovrana scopre una biblioteca itinerante. Per pura cortesia – qualità nella quale eccelle – prende in prestito un libro. Da quel momento accade l’impensabile: leggere diventa una passione irrefrenabile.
All’inizio è una curiosità, poi un’abitudine, infine una vera e propria dipendenza. La regina divora romanzi, poesie, biografie e classici con l’entusiasmo di chi ha appena scoperto un continente inesplorato. E, come succede a ogni lettore accanito, comincia a vedere il mondo con occhi diversi.
Il problema è che il mondo, intorno a lei, preferirebbe che continuasse a limitarsi ai saluti ufficiali.
La regina: da simbolo a persona
La protagonista è, naturalmente, la regina Elisabetta II. Bennett non ne fa una caricatura e nemmeno un ritratto realistico: costruisce piuttosto un personaggio letterario credibile, affettuoso e irresistibilmente divertente.
All’inizio la sovrana è l’incarnazione del dovere. Ogni gesto è regolato dal protocollo, ogni parola pesa quanto una dichiarazione diplomatica. Leggere, però, produce un effetto collaterale inatteso: la rende curiosa.
Scopre che gli esseri umani sono infinitamente più complessi di quanto suggeriscano le cerimonie ufficiali. Inizia ad ascoltare davvero le persone, a fare domande, perfino a mettere in discussione il proprio ruolo.
È quasi un romanzo di formazione. Solo che, invece di un adolescente ribelle, il protagonista è un’anziana regina con borsetta e cappellino.
Norman: il lettore che cambia la Storia
Accanto alla regina troviamo Norman, il giovane sguattero delle cucine reali, grande divoratore di libri e inconsapevole motore dell’intera vicenda.
Norman non ha alcun potere, nessun titolo nobiliare e certamente nessuna influenza politica. Possiede però una qualità rarissima: legge per autentica passione.
È lui a suggerire autori, a prestare libri, ad alimentare la curiosità della sovrana. In fondo Bennett ci ricorda che la cultura non segue il galateo e non riconosce gerarchie: un ragazzo delle cucine può diventare il maestro di una regina.
Non male, per uno che probabilmente nessuno avrebbe invitato al tè delle cinque.
I cortigiani: il vero partito anti-lettura
I personaggi più esilaranti sono forse proprio i funzionari di corte.
Osservano con crescente preoccupazione questa nuova mania della sovrana. All’inizio pensano sia una fase passeggera. Poi capiscono che la situazione è seria: la regina legge invece di preparare i discorsi, cita gli scrittori durante gli incontri ufficiali, pone domande scomode e, orrore supremo, riflette.
Per loro i libri sono diventati un problema di Stato.
Le riunioni assumono i toni di una crisi diplomatica:
«Maestà legge troppo.»
Una frase che qualunque insegnante di lettere sognerebbe di sentir pronunciare almeno una volta nella vita.
Il vero protagonista? La lettura
Più ancora della regina, il protagonista del romanzo è il potere della lettura.
Bennett racconta qualcosa che ogni lettore conosce bene: leggere cambia il modo di guardare il mondo. Non rende automaticamente più intelligenti, ma certamente più curiosi, più empatici e meno disposti ad accettare risposte semplici.
Ogni libro apre una finestra e, una volta spalancata, è difficile convincersi che il panorama di prima fosse sufficiente.
Per questo motivo la lettura, nel romanzo, appare quasi come una forma di ribellione silenziosa.
L’ironia britannica secondo Alan Bennett
Alan Bennett possiede un talento raro: riesce a essere elegantemente sarcastico senza mai diventare cattivo.
Il suo umorismo non nasce dalla battuta facile, ma dall’osservazione. Basta spostare di pochi centimetri la realtà perché l’assurdo emerga da solo.
L’idea stessa del romanzo è un esempio perfetto: cosa succederebbe se la regina, invece di limitarsi a rappresentare il potere, iniziasse davvero a pensare come una scrittrice?
La risposta è esilarante e, allo stesso tempo, sorprendentemente profonda.
Chi è Alan Bennett?
Drammaturgo, sceneggiatore, attore e scrittore, Alan Bennett è una delle voci più originali della letteratura inglese contemporanea: humour raffinato, dialoghi impeccabili, attenzione ai dettagli della quotidianità e una straordinaria capacità di mettere a nudo le contraddizioni della società britannica
I suoi personaggi non sono mai eroi. Sono persone normali che, all’improvviso, si trovano davanti a una piccola crepa nella routine. Ed è proprio da quella crepa che entra la luce… e spesso anche una buona dose di comicità.
In La sovrana lettrice Bennett dimostra che perfino l’istituzione più rigida del Regno Unito può essere scossa da un semplice romanzo preso in prestito.
Perché leggere La sovrana lettrice
Questo libro è breve, brillante e pieno di citazioni letterarie, ma non è riservato agli specialisti. Si può leggere senza conoscere tutti gli autori nominati e divertirsi comunque.
È una favola moderna dedicata a chi ama i libri e a chi ancora non sa di amarli.
Alla fine resta un’idea semplice e bellissima: leggere non serve a diventare migliori cittadini, funzionari più efficienti o sovrani più popolari, serve a diventare persone più complete.
E forse è proprio questo il motivo per cui, nel romanzo, i consiglieri della regina sono così terrorizzati, perché un lettore non è mai completamente prevedibile.
E, a ben vedere, nemmeno una regina.

