Un estenuante lavoro da medico al pronto soccorso fra infermieri lupo e pazienti non sempre facili da gestire; un fidanzato ingegnere che si diletta in cucina e non ricambia gli abbracci. Così conosciamo la protagonista.
Lucifero in jeans, vecchia maglietta dei Rolling Stone e con una sigaretta in bocca. Due ali enormi, nere, membranose che gli escono dalle scapole. Il primo incontro con la protagonista in un parcheggio, di notte.
Secondo incontro con Lucifero. “Perché vieni da me?” “ Sei tu che mi hai chiamato a dire il vero” “ Non credo proprio “” Quando un’anima perde la speranza, quando si sente tradirà è perduta, io vengo chiamato”…. “ E adesso che cosa dovremmo fare insieme, io e te? “ “ Entrare in sintonia per ora. “
Lucifero, l’angelo caduto va a trovare la nostra protagonista è, dal suo buio, le porta la luce ( come suo compito in realtà per alcune correnti di pensiero).Lucifero cerca l’approccio offendo birra e sigarette: sembra un ragazzo come tanti. Ma intanto coglie l’occasione per entrare in intimità con la protagonista con domande spiazzanti: “ Ci credo ancora?” ( riferito al giuramento d’Ippocrate). La protagonista scoppia a piangere.

“Finché lo ignori, il dolore cresce. Sì gonfia piano, come un palloncino, diventa enorme. E, alla fine, esplode”..” E, secondo te, cosa dovrei fare?”” Fermarti. Respirare. Lasciarti inondare dal dolore”.
È nel dolore che interviene Lucifero. Forse è lui stesso quel dolore che c’inonda e poi ci salverà. (?)
Un romanzo che fa tanto ridere ma tanto piangere.
L’autrice ha la capacità di descrivere situazioni tragiche , della vita in Pronto soccorso, con leggerezza e distacco ironico ( forse necessario ai medici per sopravvivere).
Giorgia Protti, medico internista, ha lavorato per anni in un Pronto soccorso di un grande ospedale. “La giusta distanza al male” è il suo romanzo d’esordio

La intervistiamo.
“La giusta distanza dal male”: cos’è il male? Lucifero ne da una spiegazione, Lei
concorda con lui?
Il “male” a cui allude il titolo del mio romanzo ha più di un significato. Può assumere la valenza letterale di dolore del corpo, che spesso è il motivo che conduce i pazienti a consultare un medico. Ma può anche significare malessere psichico ed emotivo, che è più subdolo, più difficile da intercettare e da curare rispetto al suo corrispettivo fisico.
È questo il male che affligge la protagonista e che la porta a ricercare ascolto e comprensione nel personaggio da cui meno se lo aspetterebbe: il diavolo. Infine, il titolo allude anche al male come entità, come concetto incarnato da Lucifero stesso. Secondo cui il cosiddetto male, il più delle volte, non è altro che il negativo sbiadito del bene: l’ignavia, l’indifferenza, l’apatia. Anch’io credo che il male si manifesti in forme e sfumature differenti: il male vero, praticato da pochi, circondato dal male più placido e dilagante
di chi lo osserva, o lo esegue, senza battere ciglio.
Perché Lucifero e non Satana?
Il diavolo ha molti nomi diversi, ma a me interessava dipingerlo come portatore di luce e di conoscenza, radice stessa del termine Lucifero. Lui porta alla protagonista verità che lei non vorrebbe sentire, emozioni con cui non vorrebbe fare i conti. È al tempo stesso confidente e tentatore: un diavolo custode.
Un dialogo con Lucifero recita così “ No hai nulla da dirmi?” “
Tipo?” “ Tipo incoraggiarmi… dirmi che sono più brava di quanto creda, che andrà tutto bene.. cose così “ “ Vuoi che te lo dica anche se non lo penso?”. Lucifero è sincero e realista, il contrario del nostro immaginario dei “cattivi” e noi vogliamo essere illusi per star meglio, ma non è un bene reale. Lei cosa ne pensa delle false rassicurazioni?
Penso che dire e dirsi la verità, seppur con il giusto tatto, sia essenziale per vivere una vita autentica. Il rischio, altrimenti, è di smarrirsi nel buonismo, o nel cinismo. Fronteggiare il fallimento, il dolore, l’incertezza fa male, ma è sempre preferibile all’ignorarli
deliberatamente: perché la verità ci fornisce gli strumenti per cambiare ciò che ci danneggia. Più che nelle false rassicurazioni, credo nelle critiche costruttive.

Visto il lavoro impegnativo, i turni, gli straordinari… se la Sua vita lavorativa è come quella della protagonista, dove ha trovato il tempo per scrivere?
Questo romanzo è nato da un’urgenza. Nei nove mesi di stesura, ho utilizzato tutto il mio tempo libero per scrivere: scrivevo prima e dopo i turni, nello smonto notte (il giorno di riposo consecutivo al turno notturno), tutti i giorni liberi. Scrivevo per necessità: mi serviva per dare una forma tangibile ai miei pensieri, per conferirgli un senso.
Come medico e come scrittrice, ha dei modelli di riferimento?
Uno dei miei punti di riferimento per questo romanzo è stato senz’altro Michail Bulgakov, a sua volta medico e scrittore. In “Memorie di un giovane medico” ha raccontato la propria esperienza di giovane neolaureato: mi sono riconosciuta molto nella disillusione e nella
sincerità con cui racconta l’emozione, i dubbi, la paura di non essere all’altezza del suo ruolo. “Il Maestro e Margherita”, scritto negli ultimi anni della sua vita, quando aveva già da tempo abbandonato la professione medica, mi ha invece folgorata per il modo in cui interseca fantastico e reale, facendo irrompere il diavolo nella Mosca degli anni trenta. Il mio Lucifero deve molto al suo Woland
Leggerlo perchè
Perchè è vita vera, senza essere indorata.
neo
un po’ d’ansia pensando all’ospedale..

