La spinta del PIL dipinta dalle ultime rilevazioni Istat non è bastata a mettere in sicurezza la manovra economica e i conti dello Stato. Nonostante i segnali di vitalità della congiuntura, il bilancio restituisce una fotografia complessa: il disavanzo assoluto è peggiorato di circa 355 milioni rispetto alle stime, inchiodando il rapporto deficit/PIL al 3,1%. Una frazione percentuale che pesa come un macigno sulle ambizioni dell’esecutivo, facendo svanire l’attesa uscita anticipata dalla procedura d’infrazione per deficit eccessivo. La regola aurea del Patto di stabilità si è rivelata inflessibile: per archiviare la procedura già nel corso del 2026, il deficit avrebbe dovuto varcare la soglia critica del 3%. Fermandosi a un soffio dal limite, i rigidi parametri di bilancio hanno sbarrato la strada allo stop formale di Bruxelles, costringendo il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti a ratificare lo slittamento del rientro al 2027. La conseguenza immediata è l’imposizione di una linea di estremo rigore per la prossima legge di bilancio. L’aggiustamento strutturale richiesto dalle nuove regole comunitarie esige un controllo millimetrico sulla spesa netta, riducendo drasticamente lo spazio di manovra politica del governo. A complicare la traiettoria si sommano i nodi cruciali legati alle clausole di spesa eccezionale, tra cui la transizione energetica e i crescenti impegni sulla difesa, che pesano in modo significativo sugli spazi fiscali a disposizione. La sfida si sposta ora sul terreno politico e comunitario, dove l’esecutivo sarà chiamato a equilibrare il rigore intransigente richiesto dall’Unione Europea con le reali necessità di sostegno all’economia interna. Per l’abrogazione definitiva della procedura d’infrazione non esistono scorciatoie: la parola passerà alla Commissione e al Consiglio UE, che emetteranno il proprio verdetto sulla base dei dati consolidati del biennio 2026-2027. L’Italia dovrà fare i conti con la necessità di una visione più chiara per il futuro ed un metodo capace di rispondere alle esigenze di crescita economica richieste dal paese.
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