Puntata 2 ā Chi controlla le multinazionali?
Abbiamo costruito le democrazie partendo da un principio molto semplice: nessuno dovrebbe concentrare nelle proprie mani un potere enorme senza essere sottoposto a controlli e contrappesi.
Eppure una parte crescente del potere economico, tecnologico e infrastrutturale mondiale appartiene oggi a soggetti privati che non ricevono alcun mandato dagli elettori.
Nella prima puntata abbiamo visto quanto siano diventate grandi alcune multinazionali. Ma fatturato, utili e capitalizzazione raccontano soltanto una parte della storia.
Una societĆ che controlla un’infrastruttura cloud utilizzata da governi e imprese, un sistema operativo presente su centinaia di milioni di dispositivi, una rete satellitare globale o una tecnologia indispensabile allo sviluppo dell’intelligenza artificiale possiede qualcosa di diverso dalla semplice ricchezza.
Possiede potere.
La domanda diventa allora inevitabile: chi controlla le multinazionali quando diventano tanto potenti da poter condizionare persino gli Stati che dovrebbero controllarle?
Il problema non ĆØ la ricchezza, ma il potere
Le democrazie sono gigantesche macchine costruite per distribuire il potere.
Il Governo deve rispondere al Parlamento, il Parlamento deve rispettare la Costituzione, la magistratura ĆØ indipendente, esistono autoritĆ di garanzia, opposizioni, libertĆ di stampa ed elezioni attraverso le quali possiamo sostituire chi governa.
Tutto nasce dalla stessa consapevolezza: un potere senza contrappesi può diventare pericoloso.
Naturalmente anche le imprese devono rispettare leggi, norme sulla concorrenza, sul lavoro, sull’ambiente, sui consumatori e sui mercati finanziari.
Ma queste regole sono nate in un mondo nel quale lo Stato rimaneva indiscutibilmente il soggetto più potente. Siamo sicuri che sia ancora così?
Personalmente, è proprio qui che ho cominciato ad avere qualche dubbio. Non mi preoccupa che un imprenditore diventi enormemente ricco: il successo economico non è una colpa. Mi preoccupa quando alla ricchezza si sommano il controllo delle informazioni, delle infrastrutture, dei dati e delle tecnologie dalle quali dipendono milioni di persone. A quel punto non stiamo più parlando soltanto di economia. Stiamo parlando di potere.
Da Standard Oil a Google. Quando lo Stato dice basta
Il problema non ĆØ nuovo.
Nel 1911 la Corte Suprema degli Stati Uniti ordinò lo scioglimento della struttura monopolistica della Standard Oil. Nel 1984 arrivò la separazione del Bell System dominato da AT&T.
Gli effetti economici di quelle decisioni sono ancora discussi, ma il principio rimane impressionante nella sua semplicitĆ :
una società privata può diventare abbastanza potente da indurre uno Stato a dividerla.
Più di un secolo dopo Standard Oil, la stessa domanda ĆØ tornata nell’economia digitale.
Nell’agosto 2024 un tribunale federale statunitense ha stabilito che Google aveva mantenuto illegalmente un monopolio nella ricerca online. Il Dipartimento di Giustizia arrivò a chiedere persino la cessione di Chrome. Il tribunale non arrivò allo scorporo, imponendo invece rimedi contro determinati accordi di esclusiva e obblighi di condivisione di alcuni dati e servizi con concorrenti qualificati.
Il punto politico è però enorme: gli Stati Uniti sono tornati a discutere seriamente se fosse necessario separare una parte di una delle più importanti aziende tecnologiche del pianeta.
Il problema della dimensione ĆØ tornato.
L’Europa le chiama āgatekeeperā
L’Unione Europea ha seguito una strada differente con il Digital Markets Act.
Ha introdotto una parola particolarmente efficace: gatekeeper, il guardiano del cancello.
Non significa semplicemente āazienda molto grandeā. Significa occupare una posizione attraverso la quale devono necessariamente passare altre imprese e milioni di cittadini.
Nel 2026 tra i gatekeeper figurano Alphabet, Amazon, Apple, Booking, ByteDance, Meta e Microsoft, con servizi come Google Search, YouTube, Android, Amazon Marketplace, App Store, TikTok, Facebook, Instagram, WhatsApp, LinkedIn e Windows.
Il cambiamento concettuale ĆØ importante: non si aspetta necessariamente che venga dimostrato ogni singolo abuso. Alcune piattaforme, proprio per il potere che deriva dalla posizione occupata, sono sottoposte preventivamente a obblighi particolari.
Ed è significativo che lo stesso Digital Markets Act contempli, nei casi più gravi e a determinate condizioni, anche rimedi strutturali.
In altre parole, può arrivare un momento nel quale non basta più dire a una corporation che cosa può e non può fare. Può diventare necessario intervenire sulla sua struttura.
Non dobbiamo misurare soltanto quanto ĆØ grande un’impresa
Ć qui che, a mio avviso, dobbiamo cambiare prospettiva. Non credo abbia senso stabilire che oltre una determinata capitalizzazione o un certo fatturato un’impresa debba automaticamente essere divisa. Sarebbe un criterio rozzo e probabilmente dannoso.
Dovremmo imparare a misurare il potere.
Immaginiamo due aziende con lo stesso fatturato. La prima produce beni in un mercato pieno di concorrenti. Se scomparisse, sarebbe un problema economico, ma altre imprese potrebbero sostituirla.
La seconda gestisce infrastrutture utilizzate da governi, ospedali, banche e milioni di cittadini, controlla enormi quantitĆ di dati e tecnologie difficilmente sostituibili.
Stesso fatturato. Potere completamente diverso.
Le banche ci hanno giĆ insegnato come fare
Dopo le grandi crisi finanziarie abbiamo imparato che non tutte le banche rappresentano lo stesso rischio.
Esistono le Global Systemically Important Banks, le G-SIB: istituzioni la cui eventuale crisi avrebbe conseguenze enormemente superiori a quelle di un piccolo intermediario.
La loro importanza sistemica viene quindi misurata e, superate determinate soglie, vengono imposti requisiti aggiuntivi. Il principio ĆØ molto semplice: maggiore ĆØ il possibile impatto sul sistema, maggiori devono essere i contrappesi.
PerchƩ non applicare un ragionamento simile alle grandi corporation tecnologiche e infrastrutturali?
Una mia proposta. Le imprese sistemicamente importanti
Potremmo chiamarle, almeno per iniziare a ragionare, Global Systemically Important Corporations.
La definizione non dipenderebbe semplicemente dal fatturato o dalla capitalizzazione.
Bisognerebbe misurare quota di mercato, numero di utenti, dati controllati, difficoltĆ nel cambiare fornitore, dipendenza delle amministrazioni pubbliche, controllo di infrastrutture strategiche, ruolo nel cloud, nei pagamenti, nell’intelligenza artificiale, nelle comunicazioni e nei sistemi satellitari.
E, nei casi estremi, anche la possibilitĆ che una decisione presa in una sala riunioni privata produca conseguenze geopolitiche. Più rifletto su questo tema, più mi convinco che il punto non sia decidere quanto denaro sia ātroppoā. Una democrazia liberale non dovrebbe punire il successo.
Dovrebbe però chiedersi quanto potere sia troppo quando non esistono contrappesi sufficienti.
Più potere significa più contrappesi
Una volta stabilito questo principio, gli interventi potrebbero essere graduati.
Maggiore trasparenza sulle decisioni che riguardano infrastrutture essenziali e algoritmi; interoperabilità e portabilità dei dati; controlli più severi sulle acquisizioni; obblighi di continuità per servizi strategici.
In alcuni casi potrebbe essere necessario separare l’infrastruttura dai servizi che la utilizzano. Chi possiede la strada, per usare una metafora, non dovrebbe necessariamente poter decidere quali automobili possano percorrerla e, contemporaneamente, vendere le proprie automobili sulla stessa strada.
Infine rimarrebbe lo strumento più radicale: lo scorporo. Non come punizione per essere diventati grandi, ma come extrema ratio quando nessun altro contrappeso sia sufficiente.
Attenzione, spezzare le multinazionali ha un prezzo
Sarebbe però intellettualmente scorretto raccontare soltanto metà della storia.
Le dimensioni producono anche enormi vantaggi. Consentono investimenti miliardari nella ricerca, permettono di costruire infrastrutture globali e finanziano tecnologie che probabilmente nessuna piccola azienda potrebbe sviluppare.
Dividere automaticamente le grandi imprese potrebbe distruggere valore, rallentare l’innovazione e indebolire Europa e Stati Uniti nella competizione tecnologica con la Cina.
E c’ĆØ un secondo pericolo. Dare allo Stato il potere di decidere arbitrariamente quale azienda sia diventata ātroppo potenteā significherebbe consegnare allo Stato stesso un potere enorme.
Un governo potrebbe utilizzarlo per punire imprese ostili o proteggere quelle amiche. La cura diventerebbe peggiore della malattia. Per questo eventuali criteri di sistemicitĆ dovrebbero essere misurabili, pubblici, verificabili dai giudici e applicati da autoritĆ realmente indipendenti.
Non dobbiamo sostituire un potere privato incontrollato con un potere pubblico arbitrario. Dobbiamo costruire contrappesi per entrambi.
Il mercato da solo potrebbe non bastare più
C’ĆØ chi sostiene che il mercato risolva naturalmente questi problemi: prima o poi arriva un concorrente migliore. Ć successo molte volte.
Ma diventa molto più difficile quando entrano in gioco effetti di rete, miliardi di utenti, enormi quantità di dati, ecosistemi integrati e costi di ingresso giganteschi. Il mercato rimane uno straordinario strumento di selezione.
Non è necessariamente uno strumento sufficiente per distribuire il potere. Ed è questo, alla fine, il punto che più mi interessa.
Non sono mai stato affascinato dalle soluzioni ideologiche. Non credo che le grandi imprese siano nemiche da abbattere, così come non credo che il mercato possa essere considerato infallibile per definizione. Preferisco una domanda molto più concreta: chi controlla chi ha il potere?
La libertĆ economica ha bisogno di contrappesi
Le grandi imprese sono state formidabili motori di crescita, innovazione e progresso. Ma proprio chi crede nell’economia di mercato dovrebbe preoccuparsi quando il mercato genera concentrazioni capaci di impedire la nascita di nuovi concorrenti.
Difendere la concorrenza non significa combattere il capitalismo. Significa impedirgli di trasformarsi nel suo contrario. Per secoli abbiamo costruito istituzioni per evitare che un re, un governo o un partito concentrassero troppo potere.
Nel XXI secolo potremmo dover fare qualcosa di simile con soggetti che non governano formalmente alcun territorio, ma controllano infrastrutture attraverso le quali passa una parte crescente della nostra vita.
Non sappiamo ancora dove debba essere fissato il limite. Ma una cosa, almeno per me, ĆØ diventata chiara mentre scrivevo queste due puntate: la dimensione di un’impresa smette di essere soltanto un fatto economico quando quella dimensione diventa potere sistemico.
A quel punto non importa se quell’impresa ci piaccia o meno. E nemmeno se ammiriamo o detestiamo la persona che la guida. Rimane la domanda più antica di tutte le democrazie: chi controlla chi ha il potere? Se la risposta ĆØ ānessunoā, allora il problema non ĆØ più soltanto delle multinazionali.
Ć anche nostro.
Giulio Valerio Santini
Fonti essenziali
Commissione europea ā Digital Markets Act: disciplina e designazione dei gatekeeper; stato dell’applicazione del DMA e servizi sottoposti a supervisione nel 2026.
EUR-Lex ā Regolamento (UE) 2022/1925: in particolare l’articolo 18 relativo all’inosservanza sistematica e alla possibilitĆ di imporre rimedi comportamentali o strutturali.
U.S. Department of Justice ā United States v. Google: decisione sul monopolio nella ricerca e documentazione relativa ai rimedi e al giudizio finale.
U.S. Department of Justice ā Antitrust Division: documentazione sui rimedi strutturali e sui precedenti Standard Oil e AT&T.
Basel Committee on Banking Supervision ā Bank for International Settlements: metodologia per l’individuazione delle Global Systemically Important Banks e requisiti aggiuntivi collegati alla loro importanza sistemica.
Leggi anche:
https://www.nationaldailypress.it/potere-multinazionali-piu-potenti-stati/
https://www.nationaldailypress.it/author/giulio-valerio-santini
Nota di trasparenza link ads amazon ebay compressore
Compressore*: https://www.nationaldailypress.it/compressore-immagini-gratuito-inserire-in-servizi/
Nota di trasparenza
I link rimandano per vostra comoditĆ a pagine relative a societĆ affiliate. Qualora un lettore decidesse di effettuare un acquisto tramite tale collegamento, il giornale potrebbe ricevere una piccola commissione come affiliato, senza alcun costo aggiuntivo per lāutente. Grazie
AMAZON: https://amzn.to/4tU6brg
EBAY: https://ebay.us/pV4iYd
Trasparenza editoriale
National Daily Press utilizza strumenti di Intelligenza Artificiale come supporto ad alcune attivitĆ redazionali. Tutti i contenuti sono sottoposti a revisione, integrazione, verifica delle fonti e controllo editoriale prima della pubblicazione. La responsabilitĆ dei contenuti pubblicati appartiene esclusivamente alla redazione.

