Le lezioni che il tempo insegna e che possono cambiare il rapporto con denaro, pensione, famiglia e libertà personale
Questa mattina ho accarezzato un’idea, quella di tornare indietro nel tempo a quando ero un giovane uomo (oggi ragazzo). Se oggi potessi sedermi per un’ora davanti al “ragazzo” che ero a trent’anni, probabilmente non gli parlerei di azioni, obbligazioni, ETF o mercati finanziari. Non perché siano argomenti inutili, ma perché esistono lezioni molto più importanti che avrei voluto comprendere prima. Magari mi fossi incontrato allora…
Lo lascerei parlare e lo ascolterei raccontare i suoi progetti, la sua voglia di costruire una carriera, il desiderio di creare una famiglia, la convinzione di avere davanti una quantità infinita di tempo. Probabilmente lo vedrei correre da una parte all’altra, impegnato a costruire il proprio futuro e convinto che le decisioni più importanti possano essere rimandate di qualche anno.
Del resto, a trent’anni siamo stati quasi tutti così.
Quando avevamo trent’anni, la pensione sembrava appartenere a un futuro lontanissimo. La salute appariva quasi scontata, come qualcosa destinato a non venir meno. Anche i nostri genitori ci sembravano una presenza immutabile, mentre il lavoro pareva destinato a crescere anno dopo anno senza particolari scosse. Poi la vita fa quello che ha sempre fatto.
Corre. E spesso corre molto più velocemente di quanto immaginiamo. Ahimè, ahi tutti.
Il tempo è più prezioso del rendimento
Se c’è una lezione che avrei voluto imparare prima, riguarda il valore del tempo.
Quando si è giovani si tende a concentrarsi sui rendimenti. Si cerca l’investimento migliore, il prodotto più redditizio, l’occasione capace di fare la differenza. Con il passare degli anni si scopre invece che il vero alleato non è il rendimento straordinario ma la costanza.
Molte persone trascorrono anni pensando che cento euro al mese siano una cifra troppo piccola per meritare attenzione. Poi arrivano a cinquanta o sessant’anni e comprendono che il problema non era l’importo. Il problema era non aver iniziato.
Chi comincia presto ha un vantaggio enorme. Non necessariamente perché investe meglio, ma perché lascia lavorare il tempo. Se qualcuno mi avesse spiegato questo concetto con chiarezza, probabilmente avrei dedicato meno energie a inseguire opportunità eccezionali e più attenzione alla costruzione paziente del mio futuro.
Guadagnare bene non significa diventare benestanti
Nel corso della mia vita professionale ho conosciuto dirigenti, (lo sono diventato io stesso) imprenditori, professionisti e lavoratori di ogni tipo. Alcuni guadagnavano cifre molto importanti e conducevano una vita che, osservata dall’esterno, sembrava invidiabile.
Ricordo un collega che cambiava automobile con una frequenza sorprendente, trascorreva vacanze costose e rappresentava agli occhi di molti il simbolo del successo professionale. Sembrava avere tutto quello che c’era di desiderabile.
Anni dopo scoprii che aveva accumulato ben poco. Lo stipendio elevato era servito soprattutto a sostenere uno stile di vita elevato.
Al contrario, ho conosciuto persone molto meno appariscenti che avevano costruito patrimoni solidi semplicemente perché avevano imparato una regola fondamentale. Non tutto ciò che entra deve necessariamente uscire.
A trent’anni si pensa spesso che la ricchezza coincida con il reddito. Con il passare del tempo si scopre che la vera sicurezza economica nasce dalla differenza tra ciò che guadagniamo e ciò che spendiamo.
È una lezione semplice. Eppure cambia una vita.
La pensione arriva prima di quanto sembri
Quando si hanno trent’anni, la pensione appare lontana come una città che non visiteremo mai, magari in estremo oriente.
Anch’io la pensavo così. Poi gli anni passano. Arrivano i figli, le responsabilità, le promozioni, i cambiamenti professionali, i trasferimenti, le preoccupazioni quotidiane. Un giorno ci si guarda indietro e ci si accorge che la maggior parte della strada è stata percorsa.
A quel punto la domanda diventa inevitabile. Ho costruito abbastanza?
Molti italiani scoprono troppo tardi che la pensione pubblica potrebbe non essere sufficiente a mantenere il tenore di vita desiderato. Altri si rendono conto di non aver mai dedicato attenzione alla previdenza complementare o alla costruzione di un patrimonio personale.
Non si tratta di diventare ricchi. Si tratta di conservare libertà di scelta quando il lavoro non sarà più la principale fonte di reddito.
La salute e la famiglia meritano protezione
C’è un’altra convinzione che accompagna quasi tutti i trentenni. L’idea che i problemi seri riguardino sempre qualcun altro.
Poi arriva il giorno in cui un genitore si ammala. Oppure un amico affronta una difficoltà improvvisa. Oppure la vita presenta un conto che nessuno aveva previsto.
È in quei momenti che si comprende il valore della prevenzione, della tutela sanitaria, della protezione del reddito e di tutte quelle scelte che molti considerano superflue finché non diventano necessarie.
La salute è un patrimonio. Forse il più importante. Lo stesso vale per la famiglia.
Proteggere le persone che amiamo non significa vivere nella paura. Significa riconoscere che gli imprevisti esistono e che affrontarli preparati è molto diverso dall’affrontarli impreparati.
Se qualcuno me lo avesse spiegato prima, probabilmente avrei compreso molto prima il significato della parola serenità.
I soldi servono a comprare libertà
La lezione più importante, però, è arrivata con il passare degli anni.
Da giovane pensavo che il denaro servisse soprattutto a comprare cose. Una casa migliore, una macchina più bella, una vacanza più lunga, qualche sfizio in più. Con il tempo ho capito che il valore più grande del denaro è completamente diverso.
I soldi servono a comprare libertà.
Libertà di affrontare un imprevisto senza panico, di aiutare un figlio quando ne ha bisogno, di assistere un genitore anziano. Di cambiare strada quando quella che stiamo percorrendo non ci rende più felici.
Osservando le persone che vivono serenamente il proprio rapporto con il denaro, ho notato una caratteristica comune. Raramente sono quelle più ricche. Molto più spesso sono quelle che hanno imparato a usare il denaro come uno strumento e non come un fine.
È una differenza enorme. Perché le cose si consumano. La libertà resta.
Un messaggio ai figli e ai loro genitori
Se avete trent’anni, non pensate di avere davanti un tempo infinito. Ne avete molto, certamente, ma meno di quanto oggi vi sembri.
Se invece siete genitori, trovate il coraggio di parlare di soldi con i vostri figli. Non limitatevi a raccontare i successi. Raccontate anche gli errori, le occasioni mancate, le decisioni che oggi prendereste in modo diverso. Le esperienze valgono più delle lezioni.
E forse il patrimonio più importante che possiamo trasmettere a chi verrà dopo di noi non è quello che lasciamo sul conto corrente.
È quello che lasciamo nella loro testa.
Giulio Valerio Santini
Business Advisor
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