Donauwörth, 1606, la città è ostaggio di forti tensioni religiose. I protestanti tentano di impedire ai cattolici di organizzare una processione dando vita a tumulti risolti solo con l’intervento di Massimiliano di Baviera.
Donauwörth viene di seguito annessa alla Baviera perdendo l’immediatezza imperiale.
A seguito di questi fatti i calvinisti formarono nel 1608 l’Unione Evangelica, guidata da Federico V del Palatinato. Nel 1609 i cattolici risposero con la Lega Cattolica guidata da Massimiliano di Baviera.
Il nuovo imperatore Mattia d’Asburgo , a differenza del più mite predecessore Rodolfo II, mise in Boemia il cattolico oltranzista (suo cugino) Ferdinando.
La reazione boema non si fece attendere e, durante una assemblea nel castello di Praga, tre delegati cattolici vennero defenestrati. E’ questo l’evento che diede formalmente inizio alla guerra dei trent’anni.
Federico V del Palatinato, consorte di Elisabetta Stuart, sperava nel supporto di suo suocero Giacomo I d’inghilterra che però non avvenne.
Il breve Regno si concluse con la vittoria cattolica imperiale nella battaglia della Montagna Bianca (1620).
La Spagna a sua volta era interessata a mantenere il controllo sugli Stati tedeschi facenti parte del corridioio di Fiandra; un percorso utilizzato da Filippo II per trasferire le truppe via terra durante la guerra degli 80 anni (fra Spagna e Paesi Bassi) essendo impossibile il passaggio attraverso la Manica a causa dell’ostilità franco inglese.
L’unico stato ostile che si incorporava lungo questo percorso era proprio il Palatinato. Da qui l’importanza di tale nazione, nonostante le esigue dimensioni.
FASE DANESE
Dal 1611 al 1613, la Danimarca di Cristiano IV e la Svezia di Gustavo Adolfo si scontrarono nella guerra di Kalmar. Cristiano IV, fiducioso di risolvere la guerra grazie alla superiorità dell’esercito, iniziò a risentire dei costi del conflitto, quindi, nonostante le importanti vittorie sul campo, si convinse a trattare la pace nel 1613.
A seguito delle trattative la Danimarca recuperò le terre del nord e della Lapponia, mentre la Svezia dovette pagare il riscatto per le fortezze sottratte ai danesi. In cambio ottennero il libero passaggio attraverso il Kattegat, un braccio di mare nel Baltico fondamentale per le tratte commerciali.
Fu dunque il forte interesse al controllo degli Stati tedeschi sul Baltico a spingere la Danimarca (e la Svezia) nel conflitto.
Nel 1625, supportata dall’aiuto militare inglese e delle Province Unite, si mosse verso la Bassa Sassonia dove Cristiano IV riuscì a farsi eleggere come colonnello distrettuale, il che gli diede il controllo delle truppe.
Wallenstein e Tilly, i più importanti generali imperiali mossero dunque verso la Bassa Sassonia, e mancando dell’appoggio della Francia impegnata con la repressione degli ugonotti e la Svezia, impegnata contro i polacchi, la Danimarca si trovò costretta a ritirarsi nello Jutland.
Si giunse così al trattato di Lubecca (1629); la Danimarca dovette rinunciare al sostegno delle forze protestanti mantenendo però il controllo sullo Jutland.
FASE SVEDESE
Forte del trattato di Barwalde, con la Francia che finanziò attraverso 400 mila talleri la Svezia ( a patto di non recare danni ai cattolici mirando solo agli interessi dell’imperatore), Gustavo Adolfo scese in campo ufficialmente per difendere la libertà dei protestanti, feroce oppositore dell’editto di restituzione (che impose ai protestanti la restituzione alla Chiesa cattolica di tutti i beni ecclesiastici secolarizzati dopo il 1552 ).
La realtà era, come per la Danimarca, contrastare i tentativi egemonici nel Mar Baltico da parte dell’Impero e tentare di stabilire la sovranità svedese sugli Stati tedeschi puntando inoltre a conquistare il titolo regale.
Liberatosi del fronte polacco lituano, Gustavo Adolfo calò in Germania.
Nel 1631, le forze imperiali guidate dal generale Tilly, cinsero d’assedio Magdeburgo, unica città alleata della Svezia nell’Impero, che pagò amaramente questa presa di posizione con quasi trentamila morti civili.
Fu proprio questo eccidio che convinse la Pomerania e il Brandeburgo a scendere in campo con la Svezia.
A Breitenfield, Adolfo ebbe una schiacciante vittoria grazie alla quale potè dilagare in terra tedesca. Il sovrano svedese entrò in Baviera provocando la rottura del patto franco bavarese (la Baviera era cattolica) sconfiggendo le truppe imperiali guidate da Tilly che morì in combattimento.
La morte di Tilly spinse Ferdinando II a muovere un nuovo esercito capeggiato da Wallenstein con l’obiettivo di accerchiare e interrompere la linea di rifornimento dell’esercito svedese.
Wallenstein, convinto di aver vinto le schiere svedesi, decise di smobilitare il suo esercito, ma di questo ne approfittò G. Adolfo che riportò una sanguinosa vittoria a prezzo della sua stessa vita (Lutzen 1632).
l’Imperatore Ferdinando II ordinò dunque l’arresto di Wallenstein nel 1633, in parte per le trattative non autorizzate con i protestanti, e in parte per le invidie di corte. Fu poi assassinato a seguito di una congiura e il comando dell’esercito passò a Ferdinando d’Asburgo, futuro Imperatore col nome di Ferdinando III.
Nella battaglia di Nordlingen (1634) sconfisse il fronte svedese costringendo le forze protestanti ad una ritirata dalla Germania meridionale. Ogni resistenza al fronte ispano imperiale cessò nella primavera del 1635.
Si arrivò così alla pace di Praga (1635) che prevedeva essenzialmente 4 punti
1) Revoca dell’editto di restituzione e ripristino dei termini della pace di Augusta.
2) Proibizione di alleanza tra Stati dell’impero.
3) Unificazione di tutti gli eserciti dell’impero.
4) Amnistia generale per tutti gli avversari dell’imperatore eccezion fatta per Federico V e altre personalità di rilievo protestante.
FASE FRANCO SVEDESE
Dopo la disfatta svedese di Nordlingen e la pace di Praga, apparve evidente che la Svezia era incapace di proseguire la guerra da sola. Fu così che le forze francesi aprirono l’offensiva anti asburgica in Germania e nei Paesi Bassi, mentre le forze svedesi si attestavano nella Germania settentrionale.
L’entrata in guerra della Francia segnò la trasformazione del conflitto da scontro religioso a lotta per l’egemonia europea, con la Francia cattolica di Richelieu e Mazzarino alleata con i protestanti contro gli Asburgo. Decisiva fu la vittoria francese a Rocroi (1643) che distrusse il mito dell’invincibilità dei tercios spagnoli, segnando una svolta cruciale.
Tre anni prima, la presa di Arras nelle Fiandre (1640) che cadde nelle mani francesi, incoraggiò venti di ribellione in Catalogna e Portogallo (ai quali Richelieu fornì aiuto) obbligando di fatto Filippo IV di Spagna a ritirarsi dalla Germania per sedare le rivolte nella penisola iberica. La sollevazione catalana contro il potere centrale spagnolo ( nei riguardi di Filippo IV e il Duca di Olivares) fu principalmente opera della classe contadina. I nobili catalani, preoccupati per la sollevazione popolare si unirono ai francesi di Luigi XIII ma l’occupazione francese risultò peggiore del potere centrale spagnolo.
Dopo la pace di Westfalia (1648) i francesi iniziarono a perdere intereresse per questo territorio.
Nel 1651 Filippo IV decise di riconquistare la Catalogna. Si arrivò così alla pace dei Pirenei (1659) che sancì la divisione del territorio catalano tra la Francia e la Spagna.
PACE DI WESTFALIA
La pace di Westfalia (1648) stabilì dei principi fondamentali e un vero spartiacque nella storia europea.
Il Sacro Romano Impero divenne un’entità sostanzialmente formale. Fu ripristinato il principio della Pace di Augusta del cuius regio eius religio e i principi tedeschi ottennero larga autonomia.
La Francia emerse come potenza egemone in Europa.
La Spagna riconobbe l’indipendenza delle Province Unite.
Si concluse una volta per tutte l’anelito imperiale di unire gli Stati sotto un universalismo cattolico e con esso ogni guerra religiosa.
Si affermò una coscienza diplomatica di riconoscimento reciproco gettando le basi per gli Stati nazionali moderni.
Nulla fu più come prima.
Federico Gatti

