La disponibilità di connettività e risorse digitali ha reso l’uomo vorace divoratori di bit di ogni regione del mondo, fino a rinunciare alla propria identità.
il trend di globalizzazione della comunicazione e dei trasporti ci permette di viaggiare e vivere ovunque. Nasce la nuova esigenza individuale e collettiva di rapportarsi con culture, colori, tradizioni e società differenti.
Per passare dalla mentalità di una comunità territoriale a quella di una comunità allargata si cerca di trovare un linguaggio comune e beni sociali condivisi.
I valori minimi per tutti
A fronte di questo trend di globalizzazione, è importante lavorare su un elastico lungo di valori irrinunciabili che abbraccia tutta la terra: come la condivisione dei diritti umani, la valorizzazione della diversità, il rispetto collettivo della storia e della cultura.
La tradizione italiana di storia, arte, moda, cucina, sport, spiritualità e religiosità è tanto vasta quanto antica e ricca. In questo momento si sente in parte vilipesa nell’obbligo di fare un passo indietro, di rinunciare a condividere le profondità a volte poco comprensibili a chi non è nato in Italia. Ne sono esempio Dante, la letteratura dell’800, la storia dell’arte e della musica classica che vengono affrontati, discussi e apprezzati sempre meno.
Non dimentichiamoci
L’evidente pericolo che si corre è l’oblio della memoria e di conseguenza. Quasi un sentore diffuso di deprezzamento del sistema valoriale italiano ed europeo che va a vantaggio di un maggiore apprezzamento della cultura straniera d’otre oceano.
La costruzione di una nuova comunità basata su valori comuni, comuni anche agli italiani, non può passare attraverso la svendita di seta come canapa, vestendo l’Italia con un grottesco abito da sito archeologico polveroso e abbandonato.
Ma nulla è perduto, perché un nuovo fenomeno complementare, ricco ed altrettanto interessante si sta facendo largo nei nostri paesi, di cui parleremo nel prossimo articolo: l’elastico corto della cultura del territorio.

