Il Tenente Colonnello
Dean aveva abbastanza esperienza in questo campo da sapere che cosa significava. E non voleva dire niente di buono. “Quei bastardi vogliono attaccarci…”, commentò LeMay. Avrebbe voluto dargli un manrovescio. “Quei bastardi, come dice lei Generale”, gli disse, “vogliono soltanto rispondere all’attacco che lei ha deciso autonomamente di lanciare”. L’ufficiale si limitò a guardarlo e scrollando le spalle, ribatté, “non fa differenza, sta di fatto che ci sarà un attacco e…francamente, io sono l’unico mili…”.
Si fermò un attimo, poi fece scorrere lo sguardo tra tutti i presenti e si corresse “…volevo dire che sono l’unico militare in servizio attivo in questo momento nella stanza e se volete un parere tecnico, penso di essere la persona giusta per fornirvelo”.
Stava per ribattere, voleva dirgli che era un pazzo furioso ma MacNamara lo fermò. Annuendo, disse “io l’ho sempre detto, Generale: se deve andare, vorrei che fossi nel bombardiere di testa…ma non vorrei mai che fossi tu a decidere se i bombardieri devono andare oppure no.”.
LeMay sorrise solo con la bocca e gli disse “bene, tenente colonnello MacNamara…vedo che la stima è rimasta la stessa dei vecchi tempi, eh?”. Dean sapeva che Robert aveva servito agli ordini di Curtis, durante la guerra e se il suo amico e collega si fidava di quel tizio con l’aria da doberman e un sigaro gigante in bocca, allora forse poteva concedergli il beneficio del dubbio.
Fece un grande respiro e gli chiese “okay, Generale…allora…mi dica, perché i sovietici vogliono tagliarci fuori?”. McCone, che a volte aveva il brutto vizio di parlare senza essere interpellato, disse “per non privarsi dell’effetto sorpresa…credo. Vogliono tenerci all’oscuro, evitare che ci prepariamo alle loro contromosse…credo”.
Se l’alto ufficiale era infastidito dal comportamento del direttore dell’intelligence, non lo diede a vedere. Anzi, scosse la testa e rassegnato disse “esattamente.
… continua

