Quando si pensa al riciclaggio, si immaginano valigette di contanti e passaggi in contanti. La realtà, però, è molto più sofisticata. Oggi gran parte del riciclaggio passa attraverso società perfettamente legali, strutture societarie complesse e operazioni commerciali solo in apparenza “normali”.
Ne parliamo con l’avvocato Matteo Remonato, esperto in normativa antiriciclaggio.
Avvocato Remonato, cosa intendiamo quando parliamo di “schemi opachi” nel riciclaggio?
“Parliamo di strutture societarie costruite per nascondere il vero controllo o la provenienza dei fondi. Non parliamo di società illegali: parliamo di società reali, iscritte, con sede, amministratori e contabilità. La loro funzione, però, è diversa: rendere difficile capire da dove arrivano i soldi, chi prende le decisioni e chi beneficia del denaro movimentato.”
Quali sono le strutture utilizzate più frequentemente?
“Le più comuni sono:
1. Società di comodo o “a bassa operatività”
2. Società schermo (spesso con prestanome)
3. Catene societarie multi-giurisdizionali
4. Trust e fondazioni opache in Paesi a bassa trasparenza
5. Società “cartiere” utilizzate per generare fatture false
La logica è sempre la stessa: creare distanza tra soldi e origine, tra decisione e decisore effettivo.”
Avvocato, e chi sono i cosiddetti “prestanome”?
“Sono persone che appaiono formalmente come amministratori, soci o rappresentanti, ma in realtà non esercitano alcun controllo effettivo.
In cambio di compenso, assumono la responsabilità formale dell’ente, mentre le decisioni sono prese “dietro le quinte”.
Il problema è che quando emergono irregolarità, il prestanome è il primo a rispondere, anche se non ha consapevolezza piena.”
Si parla spesso di “falsi normali”. Che cosa significa?
“Il falso normale è la società che funziona davvero, produce fatturato, ha dipendenti, paga imposte…
ma una parte delle sue operazioni viene usata per movimentare capitali illeciti. È il modello più efficace perché non attira attenzione: nulla sembra sospetto dall’esterno. Il riciclaggio è “mimetizzato” nella gestione ordinaria.”
Avvocato, può farci un esempio concreto?
“Un’impresa che opera in un settore a margini variabili, ad esempio servizi, logistica, consulenza, può emettere o ricevere fatture per operazioni inesistenti.
Il denaro illecito entra come “pagamento”, viene fiscalmente giustificato e quindi ripulito.
È ciò che chiamiamo trade-based money laundering.
Il tutto può avvenire senza contanti, senza banche sospette, senza movimenti appariscenti.”
Come può un professionista riconoscere queste situazioni?
“Tre segnali utili:
1. Strutture societarie più complesse del necessario
2. Amministratori che non conoscono realmente l’attività
3. Fatture, consulenze o contratti privi di giustificazione economica credibile
Il punto è chiedersi sempre: questa operazione ha senso economico?
Se la risposta non è chiara → rischio elevato.”
Cosa può fare chi assiste aziende o clienti privati?
“Molto, e senza diventare investigatori:
• Chiedere informazioni in modo professionale e tranquillo
• Documentare le analisi e le valutazioni svolte
• Attivare l’obbligo di astensione se il cliente non collabora
• Valutare la segnalazione di operazione sospetta quando emergono incoerenze
Lo strumento principale non è il sospetto: è la coerenza economica delle operazioni.”
Avvocato, un messaggio finale?
“Il riciclaggio non è fatto di “grandi colpi”, ma di normalità costruita ad arte. Per questo la vigilanza non è diffidenza, ma comprensione del contesto. Conoscere come funzionano questi schemi significa proteggere aziende, professionisti e mercato.”
Grazie avvocato, alla prossima
Giulio Valerio Santini.
Prossimo episodio: L’antiriciclaggio negli studi professionali: obbligo o opportunità?
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