“Signore delle cime” ci accompagna salendo verso l’Ortigara.
L’erede italiano di Jack Kirby?
Tapum e il Signore delle cime. Intervista a Leo Ortolani
Pioggia e nebbia nascondono tutto. Il vino prima dell’ attacco. Per la mamma, per la Patria, per il re. È già una strage. Il generale Cadorna, lamentandosi del caffè che scotta, ordina:” Morire, non ripiegare”. Ne moriranno tantissimi.
Leo Ortolani ci butta lì, fra i soldati, fra gli Alpini nella Prima Guerra Mondiale.
Morte e sgomento.
“Tapum” : il suono che i soldati italiani sentivano. “Ta” la pallottola che colpisce e “pum” il suono del detonatore.

La morte. Il tenente Vincenzo Mariani, ci parla con la Morte, come a rallentare la sua dipartita. Come nella partita a scacchi de “ Il settimo sigillo”.
I soldati sono solo numeri. La Patria li divora, mai soddisfatta, desiderosa di altri sacrifici. L’unica umanità è riconoscere l’unicità di ogni soldato: dare un nome, una storia, ai tanti cadaveri.
Leo Ortolani ci spiazza. Ci offre un fumetto che è un capolavoro. Duecento pagine per capire la guerra e per piangere i giovani innocenti e inconsapevoli che sono morti obbedendo agli ordini.
Leonardo Ortolani, uno dei più famosi fumettisti italiani, ritenuto l’erede di Jack Kirby. Vincitore di numerosi premi fra i quali citiamo Premio Fumo di china, Premio ComicUs Prize, Premio INCA winter. Rat – man, il personaggio da lui creato, ha vinto : Premio INCA miglior personaggio dell’anno 2002, Premio Fumo di china “ miglior personaggio umoristico “ e numerosi altri.

Lei è ritenuto l’erede italiano di Jack Kirby: un riconoscimento di grande prestigio e meritato. Fra l’altro Jack Kirby è uno dei primi fumettisti al quale si è ispirato: cosa amava di lui?
Esagerazioni da fiere del fumetto!:) Non sono certo il solo a essere stato influenzato dal Re e nemmeno il migliore nel portare avanti la sua bandiera. Di certo, come tanti altri amici e colleghi, lo stile narrativo delle immagini tridimensionali di Kirby hanno segnato generazioni di autori che ancora oggi si interrogano su quali fossero e se ci fossero, i limiti di questo Maestro.
La sua capacità di generare immagini epiche e grandiose, al punto da sembrare uscire dalle tavole degli albi su cui erano pubblicate è straordinaria. Il segno è unico e inimitabile, anche se, lo ammetto, ho provato a scimmiottarlo (è il caso di dirlo), soprattutto agli esordi della mia prima serie, RAT-MAN, in cui, alla fine, ho imparato a sviluppare uno stile mio, ben consapevole che quello del Re non poteva essere nelle mie corde. Ma l’idea che si possa fare esplodere un’immagine, semplicemente disegnandola, resta là, come una cima a cui tanti tendono.

Veniamo al recente Tapum. È un fumetto che fa piangere. La Sua ironia intelligente qui da vita a un ritratto d’epoca reale e crudo. I ragazzi muoiono ma anche le istituzioni non ne escono bene..Da dove nasce il desiderio di realizzare questo libro?
Chi lo sa. Non certo io. E’ qualcosa che viene da troppo lontano, nella mia vita, perché riesca a darne contorni precisi. Da bambino, cantavamo TAPUM, forse era già destino che dovessi dare un senso a questo cantare del passato, rivivendo le vite di questi soldati che,
giovanissimi, hanno marciato e sono morti, senza sapere veramente perché.
Certamente, leggere il primo racconto dedicato alla battaglia dell’Ortigara, presente ne LA
GUERRA DEI BEPI, bellissimo libro dell’amico e finissimo attore e scrittore, Andrea Pennacchi, ha innescato una serie di scintille che hanno incendiato i propositi e dato fuoco alla creazione di questo romanzo a fumetti.
Aveva già dedicato dei fumetti alla vita militare : “ L’ultima Burba” irride il periodo del servizio militare e “ Ratto” pone l’attenzione sulla sensazione di sentire la guerra lontana, altro dalla nostra esistenza. Tapum però arriva come un pugno. E’ nato dal desiderio di omaggiare i caduti o come avvertimento alle nuove generazioni?
Ogni opera che viene qui citata, nasce in un periodo della mia vita ben preciso, si passa dalla goliardia delle strisce che raccontano parte del mio servizio militare, iniziate nei primi anni ’90, alla risata amara e feroce di RATTO, parodia dei film di RAMBO e considerazione forse più distaccata della guerra, nei primi anni del 2000, fino ad arrivare a TAPUM, un racconto più maturo, ma non per questo meno intenso e coinvolgente, in cui la guerra non è la protagonista, i protagonisti sono coloro che si sono trovati a doverla combattere, loro malgrado e ciò che hanno cercato di fare, per non perdere completamente la loro umanità.
Non cerco di omaggiare i caduti, pur rispettandone l’atroce destino, un destino che avevano in comune con “il nemico”, soldati che erano soltanto dall’altra parte del campo di battaglia, ma che erano esattamente ragazzi come loro. Non è nemmeno un avvertimento ai più giovani. Sanno già cosa potrebbe comportare, combattere una guerra, anche se non lo hanno vissuto sulla loro carne. TAPUM resta una personale riflessione sulla volontà di vivere, pur sapendo che la Morte ti è sempre a fianco.

Perché ha scelto di narrare di una battaglia della Prima guerra mondiale?
Perché l’Ortigara e quei venti giorni di battaglia sono da sempre un nome che avevo impresso nella memoria, memoria del canto TA-PUM, memoria della storia studiata a scuola. Avvicinandomi a questo episodio, ho semplicemente sentito che avrei voluto viverlo, riportarlo in vita, attraverso le voci di chi lo aveva vissuto veramente.
Una curiosità di qualche suo fan: non Le manca Rat-man?
RAT-MAN è sempre presente! Da pochissimo è terminata la miniserie in edicola L’ANELLO DEI RATTI, la mia parodia dello Hobbit e continua ancora adesso la collana in allegato a Gazzetta dello Sport e Corriere della Sera, che ripercorre tutta la saga del supereroe.
Se dovesse consigliare la lettura di qualche fumetto alle nuove generazioni, oltre ai Suoi, cosa consiglierebbe?
Più che un fumetti, consiglierei di andare dove li vendono, in edicola, in libreria, in fumetteria e di sfogliare quelli che attirano la loro attenzione, per disegni, per narrazione, per forma. Sicuramente troveranno qualcosa che potrebbe piacergli.
Leggerlo perché
C’è tutta la guerra. La sua sofferenza, la sua follia.
Neo
Nessuno

