Appare ormai chiaro come Johannes e i suoi uomini siano rimasti da soli contro qualcosa che non sono in grado di identificare né di comprendere. Forse, perché sfugge alla stessa comprensione umana…
Mentre aspettava quella che sembrava un’eternità, fece scorrere lo sguardo sul lato del bunker e notò, con orrore, che i fili del telefono erano stati tagliati. No. Erano stati tranciati di netto, come se qualcosa avesse afferrato le due estremità di un cavo (grande quanto il braccio di un bambino) e avesse tirato fino a romperlo, coi fili all’interno che penzolavano macabramente.
Dopo minuti (o ore), Jonas tornò scuotendo la testa “mi dispiace”, disse “la cassetta…la cassetta è vuota, dentro ci ho trovato solo la piuma di un corvo!”. Hans, tra le sue braccia, iniziò ad agitarsi, urlando e piangendo. Farfugliava frasi sconnesse, parlava del Quartiere di San Paolo, della paura, del Porto, parlava di voler tornare a casa. Cercò disperatamente una soluzione: doveva pensare ma il cervello gli appariva intasato, pieno di…nebbia.
Improvvisamente, senza riflettere, gridò “la cassetta medica!”. Poi, a Jonas “quando siamo arrivati abbiamo visto una cassetta medica, in una baracca lungo il fronte, a 200 metri da qui…vai a prenderla!”, “sì”, gli rispose, precipitandosi a scavezzacollo giù lungo la via.
Realizzò, troppo tardi, di averlo lasciato andare da solo. Sentì un grido alle sue spalle. Un gracchio stridulo di un corvo, ma forte. Molto più forte. Che gli vibrò nell’anima.
E girandosi lo vide di nuovo. L’ombra scura era lì, appollaiata sul tetto del bunker, l’oscurità densa e compatta che troneggiava su di lui. Le mani esibivano, sulle estremità distali delle dita, lunghi e acuminati artigli. Johannes la fissò con orrore, Hans sussurrò qualcosa a filo di labbra, poi veloce come un lampo la creatura spiccò un poderoso salto. Istintivamente, entrambi chiusero gli occhi mentre la figura che sembrava uscita da un incubo atterrava accanto a loro. Sentirono un olezzo dolciastro, un sentore umido e freddo come la carezza che colpisce le ultime foglie cadute, che falcia le più tenaci ancora attaccate al ramo. Poi il rumore di stivali che si allontanavano, lasciandoli incredibilmente ancora vivi.
A quel punto Johannes, che non sapeva se essere più spaventato o incredulo, aprì gli occhi, giusto in tempo per vedere una figura scura che, tanto veloce da apparire soprannaturale, ma tanto lenta da essere percepita alla vista, correva oltre l’angolo del camminamento, verso la cassetta dei medicamenti. Poi sentirono l’urlo terrorizzato di Jonas. Poi un tonfo.
Continua…

