Colpito il bersaglio, Johannes e i membri della sua unità sono increduli e spaventati nel constatare che l’orrore non proviene da questo mondo.
Ma le grida non erano sue. Una cosa come quella non poteva gridare, non poteva soffrire. Johannes riconobbe la voce. Ad urlare era stato Hans, che giaceva riverso a terra in una pozza di liquido rosso che si allargava. Nascosto nel bunker, Oliver vomitò e, prima di perdere i sensi, mormorò “mi ha parlato…mi ha parlato…”. Lui quasi non gli diede ascolto, preso dalle grida del commilitone che, agonizzante, si teneva le mani giunte sulla parte superiore del torace. “Chi ha sparato?”, gridò lui, abbandonando il fucile alla postazione di guardia mentre correva da Hans, “Ditemi chi cazzo ha sparato!”.
Jonas scosse la testa “non lo so, signore, non stavo guardando nella sua direzione!”. Sentiva il cuore martellargli nelle orecchie mentre, con delicatezza, raccolse la testa del ferito che stava sbiancando a vista d’occhio. Guardandolo realizzò, con orrore, che era stato colpito di sguincio alla parte destra del petto. Una parte del suo corpo che si trovava al di sotto del livello della trincea e che, pertanto, era impossibile al colpire dall’esterno. Chi gli aveva sparato doveva essere in mezzo a loro.
Anzi no, non gli avevano sparato. Sembrava quasi che qualcosa lo avesse colpito di striscio sul petto, facendo un graffio chiaro e ben definito nel grigio dell’uniforme del portuale. Era un taglio netto, che inzuppava la camicia di sangue esponendo un solco profondo nella carne. “cazzo!”, gridò Hans, sforzandosi di non andare in preda al panico “fa male! Fa un male fottuto!”. Johannes cercò di aiutarlo ad aprire il cappotto ma, per slacciare una delle due file di bottoni, avrebbe dovuto obbligatoriamente toccare la ferita. Dopo i primi, deboli tentativi, rinunciò e mise mano al coltello, aprendo la lana ed esponendo il petto del compagno ferito.
Prese una borraccia d’acqua che Jonas era andato a prendergli e sciacquò la ferita. Nei pochi secondi prima che si formasse di nuovo un lago rosso, riuscì a intravedere un solco profondo, attraverso il quale si riusciva quasi a scorgere la forma delle costole. Rabbrividì e si rivolse al commilitone sano. “Jonas, ho bisogno che entri nel bunker. Ci dovrebbe essere una postazione medicale con una valigetta di primo soccorso. Vai a prenderla!”, nessuno di loro era uno specialista e dubitava che anche i medici più competenti della scuola di medicina e chirurgia militare di Berlino sarebbero riusciti a ricucire una ferita così, ma doveva tentare. Lo doveva ad Hans.
Continua…

