La personalizzazione del potere
Uno dei principali meccanismi attraverso cui si tenta di garantire la continuità dello stato nascente è la personalizzazione del potere. L’energia collettiva originaria, che inizialmente appartiene all’intero gruppo, viene progressivamente concentrata nella figura di un capo. Quest’ultimo assume su di sé funzioni e poteri che prima erano distribuiti, presentandosi come incarnazione di una forza superiore: divina, storica o morale. La personalizzazione consente di rendere stabile ciò che, nello stato nascente, era diffuso e instabile.
Il culto del capo
Da questo processo nasce il culto del capo. Il leader non viene più percepito come un semplice individuo, ma come il portatore di una missione che trascende la sua persona. Stalin, pur definendosi formalmente un “compagno tra i compagni”, parlava in realtà a nome della forza storica del comunismo. Mussolini, la cui leadership nei Fasci di combattimento era inizialmente contestata, divenne progressivamente il Duce del fascismo, oggetto di una devozione che poteva spingersi fino al sacrificio della vita, come osserva Emilio Gentile. La dedizione personale al capo sostituisce così la partecipazione diretta allo stato nascente.
Reciprocità carismatica
Il carisma, tuttavia, non è mai un attributo puramente individuale. Esso si fonda su una relazione di reciprocità tra il capo e i suoi seguaci. Il leader resta carismatico solo se continua a fornire prove della propria eccezionalità, ma allo stesso tempo sottopone costantemente i suoi seguaci a prove di fedeltà e di sacrificio. Il carisma è dunque una relazione dinamica, che deve essere continuamente rinnovata attraverso azioni simboliche e decisioni decisive.
Prove simboliche
I racconti biblici di Abramo e Isacco o di Mosè nel Mar Rosso illustrano con chiarezza questa logica della prova reciproca. Dio chiede ad Abramo il sacrificio di ciò che ha di più caro, ma deve intervenire per non spezzare il rapporto. Allo stesso modo, Mosè si affida a Dio gettandosi nel Mar Rosso, mettendo però Dio stesso alla prova. La fiducia, per reggersi, deve essere confermata da entrambe le parti.
Il crollo del carisma
La relazione carismatica si spezza quando una delle due parti fallisce la prova. La vicenda di Napoleone Bonaparte lo dimostra chiaramente: la sconfitta di Lipsia e, successivamente, di Waterloo segnarono non solo una disfatta militare, ma anche la dissoluzione del suo carisma. Il gruppo ritirò il proprio riconoscimento, mostrando come il carisma dipenda in modo decisivo dal successo e dalla capacità del capo di mantenere la promessa di vittoria e di salvezza.

