Una cronologia della storia dei narcos messicani
In Messico si stanno vivendo scene da guerriglia urbana. L’uccisione del Mencho, capo indiscusso del cartello di Jalisco (CJNG) ha prodotto una immediata reazione paramilitare dei Narcos che sta paralizzando il Paese.
Per comprendere meglio lo scenario è necessario un breve excursus storico sulla genesi e sviluppo del narcotraffico messicano.
Anni 70, marjuana, oppio ed eroina sono le principali merci trattate da una rete ancora frammentata perlopiù formata da legami familiari. Quelli di Herrera e Durango sono i clan principali, e Chicago il terminale principale della droga.
Anni 80, Felix Gallardo unisce i clan creando il vero primo cartello iniziando a collaborare con i colombiani, godendo tra l’altro della protezione di apparati statali tramite una ramificata azione di corruzione.
1989, Gallardo viene arrestato per l’omicidio dell’agente della DEA Camarena. Il comando centrale si frammenta dando vita ai cartelli di Tijuana, Juarez e Sinaloa.
Fra gli anni 90 e l’inizio del nuovo millennio i cartelli messicani prendono il controllo sulle rotte terrestri dopo il declino di quelli colombiani. Il cartello del Golfo crea un braccio armato (Los Zetas) formato da ex forze speciali che divennero a loro volta un cartello autonomo noto per l’estrema violenza.
Nel 2006 il Presidente Felipe Calderon dichiara guerra al narcotraffico scatenando un’ondata di violenza senza precedenti e la frammentazione in gruppi più piccoli ma molto aggressivi come il CJNG, Cartello Jalisco Nueva Generacion.
Dal 2010 ai giorni nostri la figura centrale è stata El Chapo Guzman, leader del cartello di Sinaloa, estradato negli Stati Uniti nel 2017.
Attualmente la lotta per la supremazia è fra il CJNG e Sinaloa.
La storia del Mencho
Era nascosto in un villaggio, protetto dai suoi, quando è stato raggiunto dai colpi fatali dell’esercito messicano, e la risposta non si è fatta attendere. Sono partiti immediatamente i blocchi stradali, hanno circondato aeroporti, fatto fuoco sui turisti, bruciato distributori di benzina e saccheggiato i supermercati. Il segnale è chiaro, punire lo Stato e dimostrare che il cartello conserva una capacità organizzativa anche senza il capo. Chi vuole la pace deve negoziare col cartello.
Era già successo nel 2019 quando venne arrestato il figlio del Chapo che, a seguito della violenta guerriglia urbana, venne rilasciato.
Mencho era un semplice poliziotto che decise di emigrare negli Stati Uniti, e fu proprio li che iniziò la sua storia criminale. Arrestato per traffico di droga, in carcere conobbe degli uomini dei fratelli Valencia vicini al clan di Jalisco.
Mencho però cercava autonomia e lo fece, paradossalmente, combattendo contro i nemici di Sinaloa, i già citati los Zetas, e lo fece creando una apposita milizia, i Mata Zetas.
Il Chapo per questo lo tollera e anzi, in segno di riconoscenza, gli da in gestione il porto di
Manzanillo nello stato di Colima sul Pacifico. Uno degli snodi marittimi più importanti del Messico e , al contempo, uno dei principali punti di ingresso e smistamento del narcotraffico internazionale cruciale per l’importazione di precursori chimici provenienti dall’Asia (usati per produrre fentanyl e metanfetamine) e per l’esportazione di coca e altre droghe ( Il porto è fra le altre cose monitorato da unità speciali supportate dall’ufficio dell’ONU contro la droga e il crimine (UNODC) ).
In questo periodo Mencho pose le basi per la sua ascesa. Non gli interessava più trattare oppiacei, voleva gli oppioidi, droga sintetica. Voleva insomma concentrare tutto sulla chimica, perchè con la chimica si elimina la dipendenza dai campi, dal clima, dai contadini. Si controllano meglio i costi, i tempi e, soprattutto, ci sono più margini di guadagno e meno filiere.
La piaga del Fentanyl
Dalla metà degli anni ’90, la FDA approvò l’OxyContin ( prodotto da Purdue Pharma) per dolori cronici non oncologici. Accompagnata da una marketing aggressivo che minimizzava i rischi di dipendenza, ha portato a una vasta dipendenza fisica e psicologica tra la popolazione.
Il tempi erano dunque fertili per inondare il mercato USA di Fentanyl, questa fu l’intuizione del Mencho.
Attraverso una rete logistica internazionale, il CJNG gestisce il trasporto dei precursori del fentanyl dai porti cinesi e indiani riuscendo a mascherare i carichi come prodotti legali. Questo è possibile perché i precursori del fentanyl sono sostanze chimiche lecite, spesso utilizzate in settori industriali legittimi (come la farmaceutica o la produzione di plastiche), che possono essere trasformate attraverso reazioni chimiche per sintetizzare il fentanyl e i suoi analoghi.
Per dare un’idea della vera e propria epidemia che sta investendo gli USA basti pensare che dal 2013 al 2024 siano state 350 mila le morti per overdose negli Stati Uniti.
Il dopo Mencho, chi prenderà il suo posto?
La successione potrebbe seguire tre scenari: una leadership condivisa, una frammentazione che potrebbe dare vita a nuovi cartelli o una continuità di tipo familiare.
Sicuramente la prima fase sarà contrassegnata da una forte instabilità che potrebbe favorire Sinaloa e, indirettamente, gli Stati Uniti che sperano in questo modo un drastico calo del commercio di fentanyl.
Federico Gatti

