Il 17 giugno, in occasione della Giornata mondiale della lotta alla siccità e alla desertificazione, siamo chiamati a riflettere su una delle sfide più rilevanti per il futuro del nostro Paese: garantire la sicurezza idrica in un contesto climatico sempre più instabile e con politiche ambientali non sempre coerenti.
I più recenti dati ufficiali dell’ISPRA ci consegnano un messaggio chiaro. Nel 2025 in Italia sono caduti complessivamente 963,4 millimetri di pioggia, pari a circa 291 miliardi di metri cubi d’acqua. Si tratta di un valore inferiore di circa il 9% rispetto al 2024, anno particolarmente piovoso, ma leggermente superiore alla media climatica del periodo 1991-2020. A una prima lettura potrebbe sembrare una situazione rassicurante, ma non lo è.
Il dato più significativo riguarda infatti la disponibilità effettiva della risorsa idrica. Secondo ISPRA, nel 2025 la quantità di acqua realmente disponibile dopo le perdite dovute all’evapotraspirazione è stata pari a circa 128 miliardi di metri cubi: il 7% in meno rispetto alla media storica, il 4% in meno rispetto alla media degli ultimi trent’anni e addirittura il 19% in meno rispetto al 2024. È la conferma di una tendenza che gli studi dell’Istituto monitorano da decenni: la disponibilità naturale di acqua nel nostro Paese continua a diminuire.
Questo significa che la questione non può essere affrontata limitandosi a osservare e registrare quanta pioggia cade. Oggi il vero problema è concepire l’assunto che il ciclo dell’acqua sta cambiando. Le precipitazioni tendono a concentrarsi in eventi più intensi e brevi, spesso associati a fenomeni estremi, mentre aumentano i periodi prolungati di assenza di pioggia. Una parte crescente dell’acqua che cade non riesce a trasformarsi in risorsa disponibile per i territori, per le falde e per gli usi civili, agricoli e produttivi.
La siccità, dunque, non rappresenta più un’emergenza occasionale, ma è una condizione strutturale con cui dobbiamo imparare a convivere e che richiede una nuova cultura della gestione della risorsa. Per questa ragione è necessario superare definitivamente la logica degli interventi straordinari e costruire una strategia fondata sulla programmazione. Serve la messa a sistema degli interventi.
Occorre accelerare gli investimenti sulle infrastrutture, ridurre le perdite nelle reti, sviluppare sistemi avanzati di monitoraggio e controllo, aumentare la capacità di accumulo e valorizzare il riuso delle acque depurate. Allo stesso tempo è indispensabile rafforzare la consapevolezza collettiva che l’acqua non è una risorsa inesauribile, ma un bene comune da tutelare ogni giorno.
La Giornata mondiale della lotta alla siccità ci ricorda che la sfida dell’acqua non riguarda soltanto l’ambiente. Riguarda lo sviluppo economico, la competitività dei territori, la qualità della vita delle comunità e la coesione sociale. I numeri dell’ISPRA ci dicono che il cambiamento è già in corso. La responsabilità delle istituzioni è trasformare questa consapevolezza in azioni concrete, affinché il diritto all’acqua e la sicurezza delle future generazioni possano essere garantiti attraverso una gestione moderna, efficiente e sostenibile della risorsa più preziosa che abbiamo.



