«Marco ha 53 anni, trent’anni di esperienza e un curriculum impeccabile. Negli ultimi quattro mesi ha inviato 147 candidature. Le risposte ricevute si contano sulle dita di una mano. Il problema non è la sua professionalità. È che continua a cercare lavoro come si faceva dieci anni fa.»
C’era un tempo in cui cercare lavoro seguiva un copione quasi immutabile. Si preparava il curriculum vitae con attenzione, si stampavano alcune copie su carta di buona qualità oppure lo si inviava via e-mail alle aziende, aspettando con una certa fiducia che arrivasse una telefonata.
Quel mondo, semplicemente, non esiste più.
Non significa che il curriculum abbia perso ogni utilità. Significa, piuttosto, che non rappresenta più il punto di partenza del processo di selezione. Oggi è soltanto uno degli elementi che contribuiscono a costruire l’identità professionale di una persona, mentre le aziende cercano molto altro: competenze, reputazione, capacità relazionali, presenza digitale e, soprattutto, coerenza tra ciò che il candidato racconta e ciò che dimostra di saper fare.
Chi continua a cercare lavoro con gli strumenti di dieci anni fa rischia quindi di rimanere invisibile, pur possedendo esperienza e qualità professionali di assoluto valore.
Il mercato del lavoro è cambiato più velocemente dei candidati
Negli ultimi anni il mercato del lavoro ha vissuto una trasformazione profonda. La digitalizzazione, il lavoro ibrido, la diffusione dell’intelligenza artificiale e la crescente difficoltà delle imprese nel trovare alcune figure professionali hanno modificato il modo stesso in cui domanda e offerta si incontrano.
Molte aziende non aspettano più che siano i candidati a bussare alla loro porta. Sono loro a cercare direttamente i professionisti attraverso piattaforme digitali, banche dati, social network professionali e reti di contatti.
In questo nuovo scenario il curriculum non è più la porta d’ingresso. È spesso soltanto uno dei documenti che arrivano nella fase conclusiva della selezione.
Il primo colloquio, in molti casi, comincia ancora prima che il candidato se ne accorga.
Perché il curriculum da solo non basta più
Il curriculum racconta il passato.
Elenca studi, esperienze lavorative, corsi di formazione e competenze dichiarate. È certamente utile, ma difficilmente riesce a descrivere la personalità, la capacità di lavorare in gruppo, l’attitudine a risolvere problemi o la motivazione che spinge una persona ad affrontare nuove sfide.
Le imprese, invece, cercano sempre più spesso collaboratori capaci di adattarsi ai cambiamenti, imparare rapidamente e contribuire concretamente agli obiettivi aziendali.
Per questo motivo il semplice elenco delle esperienze non è più sufficiente.
Oggi un buon curriculum deve essere accompagnato da una presenza professionale credibile e coerente.
LinkedIn è diventato il nuovo biglietto da visita
Se fino a qualche anno fa LinkedIn era percepito come un social network riservato ai dirigenti o alle grandi aziende, oggi rappresenta uno degli strumenti più utilizzati dai recruiter.
Molte selezioni iniziano proprio da lì.
Un profilo aggiornato permette di raccontare il proprio percorso professionale con maggiore ricchezza rispetto alle due pagine di un curriculum tradizionale. Consente di evidenziare risultati, progetti, certificazioni, competenze e perfino le referenze lasciate da colleghi o clienti.
Un profilo incompleto o abbandonato, al contrario, può trasmettere un’immagine di trascuratezza che rischia di penalizzare anche un candidato molto preparato.
La reputazione digitale è ormai parte integrante della reputazione professionale.
Le relazioni continuano a fare la differenza
Esiste un luogo comune secondo cui il networking coinciderebbe con le raccomandazioni.
Non è così.
Costruire una rete di relazioni significa partecipare alla vita della propria professione, confrontarsi con colleghi, seguire eventi di settore, intervenire nei dibattiti, condividere esperienze e rendersi riconoscibili all’interno della comunità professionale di riferimento.
Molte opportunità di lavoro non arrivano attraverso annunci pubblicati sui portali, ma grazie a contatti costruiti nel tempo.
Le competenze aprono le porte. Le relazioni spesso indicano quali porte bussare.
Anche l’intelligenza artificiale seleziona i candidati
Sempre più aziende utilizzano sistemi automatici per analizzare migliaia di candidature.
Questi strumenti confrontano il curriculum con il profilo ricercato, individuano parole chiave, valutano la coerenza delle esperienze e selezionano soltanto una parte dei candidati che passeranno alla valutazione umana.
Non significa che siano le macchine ad assumere le persone.
Significa, però, che molte candidature vengono filtrate prima ancora di arrivare sulla scrivania del selezionatore.
Per questa ragione è fondamentale che il curriculum sia chiaro, ordinato, aggiornato e costruito utilizzando un linguaggio coerente con il settore professionale nel quale si desidera lavorare.
Le aziende cercano persone, non soltanto competenze
Le competenze tecniche restano fondamentali, ma non rappresentano più l’unico elemento di valutazione.
Sempre più spesso i recruiter cercano candidati capaci di comunicare efficacemente, collaborare con gli altri, affrontare il cambiamento e assumersi responsabilità.
La differenza tra due curricula molto simili viene spesso determinata dalla capacità di raccontare il proprio valore aggiunto, dimostrare curiosità, disponibilità all’apprendimento e orientamento ai risultati.
Il curriculum apre una possibilità.
La persona convince.
Gli errori che continuano a far perdere opportunità
Molti candidati inviano lo stesso curriculum a decine di aziende senza modificarne una sola riga.
Altri trascurano completamente il proprio profilo LinkedIn, utilizzano indirizzi e-mail poco professionali oppure non aggiornano esperienze maturate negli ultimi anni.
Esistono poi errori meno evidenti ma altrettanto dannosi, come descrivere genericamente le mansioni svolte senza indicare risultati concreti oppure limitarsi ad elencare incarichi senza spiegare quale contributo si sia realmente apportato all’organizzazione.
Oggi le aziende cercano evidenze, non semplici dichiarazioni.
Un curriculum efficace non dice soltanto cosa abbiamo fatto.
Spiega perché quel lavoro ha creato valore.
Il lavoro del futuro si costruisce già oggi
La trasformazione del mercato del lavoro continuerà anche nei prossimi anni.
L’intelligenza artificiale, l’automazione e le nuove modalità organizzative cambieranno ancora il modo di selezionare le persone.
Per questo motivo investire sulla propria formazione, curare la reputazione digitale e costruire relazioni professionali autentiche non rappresenta più un’attività accessoria.
È parte integrante della carriera.
La conclusione di NDP
Il curriculum non è morto.
Ha semplicemente smesso di essere il protagonista assoluto.
Oggi trovare lavoro significa costruire un’identità professionale credibile, visibile e coerente. Il curriculum continua a rappresentarne una componente importante, ma da solo non basta più.
Le aziende cercano persone che sappiano dimostrare il proprio valore prima ancora di raccontarlo.
Ed è probabilmente questa la differenza più grande rispetto al passato.
La Redazione di National Daily Press
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