Lacrime già dalle prime righe. Non ci si può sottrarre. L’autrice ci racconta il suo amore per Bu’, il suo compagno per quattordic’anni, il suo cane.
Lo scoppio della guerra e la morte di Bu’. Un solo giorno per due tragedie alle quali ci si stava preparando ma che non si è mai pronti ad accettare.
Poi il ritorno nella sua casa, come la vedessi per la prima o per l’ultima volta. Casa mia.
Un tuffo nei ricordi di bambina, la madre bellissima ma troppo presto così lontana, il padre autoritario, il desiderio dei genitori di affermarsi, la piscina come status symbol…
Io e mia sorella eravamo affamate. L’amore era pane e a casa nostra scarseggiava .

Quando cade la tristezza in fondo al cuore, come la neve, non fa rumore. Come questo romanzo. Un dolore sopportato, ingiustizie, incomprensioni che scavano il cuore. Ma, per fortuna, finalmente il giunco smette di piegarsi e si spezza.
Un romanzo breve ma molto intenso. Ogni parola è scelta con cura. Molte espressioni si fissano indelebili nella mente. Roberta Lepri è maestra nel delineare, con poche pennellate, una vita.Roberta Lepri è una brava scrittrice italiana. Nata a Perugia, laureata in Lettere Moderne con una tesi su Michelangelo, vive in Maremma. Ha pubblicato numerosi romanzi e ha vinto altrettanti Premi letterari fra i quali il Premio Cimitile e il Premio Chianti.

Non ho problemi a dichiarare che si tratta di autofiction. Su quanto ci sia d’invenzione e quanto di realtà, comincio anche io ad avere qualche dubbio, anche se la risposta ce l’ho. L’autore perde il controllo dell’opera, quando è terminata. Le cose immaginate sono meno reali di quelle vissute? Non quando sono sulla pagina. In un libro tutto è vero, sia che tratti di un guerriero che sconfigge un ciclope o di una giovane che salva il suo amato accettando di fare un patto con il diavolo. Se il lettore rimane, se accetta il gioco, è tutta realtà, dalla prima all’ultima pagina. Però voglio rispondere e lo faccio con il titolo di un romanzo che mi piace molto: settanta acrilico trenta lana”.
“ Volevo solo fermarmi e scrivere” dice la protagonista ad un certo punto. Immagino che sia così anche per Lei, molto spesso…
“Pubblico da ventitré anni, ho all’attivo dodici romanzi e una raccolta di racconti. Ho collaborato con tre blog di scrittura collettiva per cui ho scritto un centinaio di racconti. Non mi sono mai fermata, non mi fermerò mai. La fame di parole, la voglia di storie, è come un liquido che non disseta. Il tempo, certo, è un problema. Qualcosa con cui devo fare i conti ogni giorno. Io scrivo dentro di me, mentre guido, faccio la spesa e cucino.
Scrivo mentre dormo (ho un’attività onirica floridissima proprio come la protagonista del mio romanzo) e naturalmente scrivo anche mentre faccio il lavoro che mi permette di vivere. Ci penso sempre. Sono idee che attraversano la mente mentre eseguo cose qualsiasi e se sono buone restano. Per metterle nero su bianco ci sono le notti, le pause del pranzo, i fine settimana e le ferie. E poi il libro nasce, cresce, corre, va per suo conto. Ecco, già ne arriva un altro.!”

Ha scritto un romanzo molto forte emotivamente. L’ha fatto col desiderio di lasciare un messaggio?
“Ho scritto un romanzo molto forte emotivamente perché questo era il suo momento per nascere. “Se tutto finisce, lo sforzo per arrivarci a cosa serve?” si domanda la protagonista in un momento di sconforto. Ho compiuto sessant’anni lo scorso luglio. Anche immaginando che io possa arrivare a novanta, due terzi della mia esistenza sono già trascorsi. Non volevo lasciare un messaggio ma descrivere una possibilità di resistenza.
Trovare il modo di continuare a camminare, esplorare, riflettere su noi stessi e sul mondo, creare legami con i piccoli esseri del creato, modificare la strada sotto i nostri piedi, cambiare idea, se ci fa stare bene e ci permette di andare avanti. La protagonista riesce a darsi una risposta quando comincia a stilare un elenco delle cose belle che le sono successe “Anche in un mondo che stava per finire, la mia voglia di raccontare non era morta”. E da lì riparte”.
La protagonista dice che 58 anni conosce la sua scrittrice preferita e questo la rende molto felice. La Sua scrittrice preferita chi è?
“Ho molte scrittrici nel mio cuore. Il mio indirizzo e-mail comincia con Blixen, sul comodino
c’è Elsa Morante. Due maestre: una per la grazia e l’altra per la forza. La scrittrice
francese a cui alludo nel romanzo è viva, brillante e mercuriale. E possiede
entrambe le qualità, tenute insieme da uno straordinario senso dell’ironia.”

Il Suo romanzo si presta per diventare un bel film. Ci ha pensato?
“La letteratura accende l’immaginazione e la corteggia, rendendo il lettore coautore, spesso scontento di qualsiasi trasposizione filmica. Una villa tra le colline della Maremma, una scrittrice solitaria con i suoi dolori, i suoi fantasmi e i suoi sogni, in attesa dell’apocalisse, viva più che mai. Chissà”.
Leggerlo perché
C’è bisogno di “ scossoni emotivi “
Neo
Un po’ di lacrime..

