Il misterioso caso di luminescenza umana
Una luce che non avrebbe dovuto esistere
Secolo scorso, 1934. Siamo in un Veneto ancora molto povero. Ma non immagina che dal fascismo presto si passerà alla guerra. E la povertà aumenterà, a dismisura.
Per ora le notti scendono lente, dolci e il silenzio che le accompagna pare avere una sua dimensione e soprattutto un peso. È proprio in quelle notti venete, agricole, solitarie che una ciclista (sì, una donna!) si addormenta con le gambe indolenzite e il resto del corpo che urla per la fatica.
Si chiama Anna, Anna Monaro. Ma quando la notte si trasforma in buio accade qualcosa che accadere non dovrebbe. Il petto di Anna, che dorme profondamente, rilascia una luce verdastra.
Un bagliore verdastro che respirava con il corpo
Badate, non è un lampo, non è il riflesso di una luce che improvvisa ci colpisce. No.
È un bagliore verdastro, tenue ma definito, che emerge come un respiro visibile. Una luminosità viva, ma discreta. Non illumina la stanza ma la pervade, come se la notte gentile avesse deciso di fare un passo indietro e rinunciare a un poco del suo buio.
La videro. Dapprima i familiari come è normale che sia e fu stupore. Poi anche i vicini di casa, gente abituata alle notti buie da sempre. E fu incredulità, poi pensieri malvagi, e ancora timore. Rimasero immobili. Non si sa se per la paura o per il rispetto di ciò che non conoscevano. E la luce pulsava, esisteva, accompagnava il petto di Anna che nel sonno si alzava quieto per poi lasciarsi cadere su sé stesso. Sul suo segreto.
Il dottor Giuseppe Calligaris
Le voci corrono si sa, ovunque e veloci. Quella sulla luce di Anna arrivò a Giuseppe Calligaris. Un medico friulano già noto per il suo interesse verso i territori di confine. Quelli dove la scienza smette di essere certa e comincia a porsi domande, tutte quelle che servono. Lui non rise, corrugò la fronte, si sfregò il viso con la sua mano grossa, strinse gi occhi pensieroso. Non banalizzò prima, non criticò chi raccontava. Fece una cosa semplice ma imprevista. Andò a vedere!
Nelle notti che seguirono, la povera stanza di Anna divenne un luogo sospeso. La luce era estranea, il silenzio regnava pieno di attesa tra i presenti, con i taccuini pronti. E l’attesa fu ripagata, puntuale arrivò il fenomeno.
L’assenza di spiegazioni scientifiche
Era proprio vero. Lo videro anche estranei, lo vide anche il dottore. Dal petto di Anna scaturiva una sorta di alone latteo, con una sua morbidezza, quasi una vita sua. Non accecava. Non tremolava. Semplicemente era lì, viveva. Come un cuore di luce sincronizzato sul battito del cuore di Anna, come una farfalla pronta a uscire dal bozzolo.
Le spiegazioni, quelle razionali, franarono una dopo l’altra. Fosforo? Non ve ne era traccia. Elettricità statica, non era quella e allora? Un gioco di ombre. Impossibile, nell’assenza di luci terze. Era luce questo è certo ma, per Dio, non si comportava da luce, come avrebbe dovuto…Desiderava fare altro e lo si capiva, non lasciava dubbio alcuno.
Gli esami clinici, molto approfonditi per l’epoca, segnalarono nulla. Anna era sana, forte, muscolosa forse piacente. Insomma più che normale. Fin troppo normale per giustificare ciò che accadeva proprio a lei.
Luminescenza umana e fotoni ultradeboli
Ho cercato anch’io spiegazioni ma nella scienza di allora arriva nulla. Se però ci spostiamo nell’oggi la storia può evocare l’idea di una emissione di fotoni ultradeboli. La luminescenza invisibile che accompagna ogni forma di vita. Anche la tua.
Ma qui l’ordine di grandezza non quadra. Quella dell’intensità, elevata, troppo. Anna forse ha inconsapevolmente amplificato un fenomeno micro e lo ha reso macroscopico, palese, visibile, registrabile.
Le molte ipotesi si accavallarono, si scontrarono. Uno stato psicosomatico più unico che raro. Una reazione ancora sconosciuta del sonno profondo, anzi profondissimo. E poi, certo, suggestione collettiva. Tante le teorie ma non se ne trovò una capace di spegnere quella luce.
Tra scienza e mistero
E così, come spesso capita quando accadono certe storie che spiegazione non trovano, la storia si fece leggenda. Anna vi scivolò dentro tutta intera. Tutta così com’era, povera, insignificante, tutto sommato marginale nella sua storia perché lei non fu mai importante ma la sua luce quella sì. Forse ancora meno importante perché non fu capace di spiegare cosa ardeva nel suo petto.
Oggi il suo nome lo si trova solo nelle pagine perdute di una medicina aneddotica e nelle storie ormai dimenticate. La scena però, rimane, indelebile. Una stanza buia. Un corpo addormentato. E poi una luce verdastra che pulsa piano, come un cuore atavico, forse un messaggio ancora incompreso.
Un promemoria inquietante e affascinante. Il nostro corpo non è solo carne e chimica e la vita, talvolta, brilla.
Cercate la vostra luce
Giulio Valerio Santini

