C’è un dato che racconta più di mille dichiarazioni. Alla Camera, prima dei 217 voti e il passaggio al Senato, un emendamento per reintrodurre le preferenze è stato bocciato per un solo voto: 188 no contro 187 sì. Decisivi, con ogni probabilità, una trentina di parlamentari della stessa maggioranza che, protetti dal voto segreto, hanno scelto di affossarlo.
Ma fermarsi alla cronaca sarebbe un errore. Perché il punto non è soltanto che l’emendamento sia stato respinto. Il punto è che, anche se fosse passato, avrebbe restituito agli elettori un potere solo parziale.

Con il meccanismo del capolista bloccato, infatti, la maggioranza degli eletti continuerebbe a essere decisa dalle segreterie dei partiti. Per una forza politica attorno al 20% dei consensi, circa sette parlamentari su dieci arriverebbero comunque in Parlamento senza il vaglio delle preferenze. Per i partiti più piccoli, la quota salirebbe fino a sfiorare il totale. Con la bocciatura dell’emendamento, invece, resta il sistema delle liste bloccate: gli eletti sono, di fatto, tutti scelti dai vertici.
Il vero confronto, quindi, non era tra un sistema pienamente rappresentativo e uno chiuso. Era tra “vi lasciamo scegliere quasi nessuno” e “non vi lasciamo scegliere nessuno”. Una differenza significativa, ma che non affronta la questione di fondo: il rapporto sempre più debole tra cittadini ed eletti.
Quando gli elettori percepiscono che il loro voto incide poco sulla scelta delle persone che li rappresenteranno, cresce inevitabilmente la distanza dalla politica. E quella distanza si misura anche nelle urne, con un’astensione che continua ad aumentare.
La rappresentanza non è un dettaglio tecnico riservato agli addetti ai lavori. È il cuore della democrazia. Se chi siede in Parlamento deve la propria elezione più alle segreterie che agli elettori, il rischio è che si rafforzi il legame con chi compila le liste e si indebolisca quello con il Paese. Ed è difficile chiedere ai cittadini di credere nel voto, se il sistema continua a dare loro l’impressione che la scelta decisiva sia già stata fatta altrove.

