Un lavoro di artigianato
La piccola officina odora di resina e grafite. Nel silenzio, l’incordatore infila l’ultimo spezzone di corda nel passacorde e tira: il telaio geme come un violino accordato. Pizzica ogni corda con il polpastrello in cerca della nota giusta. Il gesto è quello di un artigiano antico: paziente, tende e annoda, sussurra come un liutaio al suo strumento.
Le corde
Ci sono corde e corde. Alcune nascono da viscere bovine, budello naturale che offre un tocco morbido e un suono pieno. Altre sono filamenti di poliestere estruso, monofilamenti lucenti e rigidi, pronti a domare la potenza dei professionisti, ma destinati a perdere vitalità dopo poche ore. Ci sono multifilamenti di mille fibre intrecciate, elastici e gentili sul braccio.
Ogni tipo di corda ha un carattere, una voce: c’è chi canta di potenza, chi di controllo, chi di comfort. L’incordatore conosce queste voci e sa accordarle all’anima del giocatore che ha di fronte, scegliendo tensioni più alte per addomesticare la forza o più basse per liberarla.
La tensione
La tensione è una questione di equilibrio sottile. Mezzo chilo in più o in meno può cambiare l’esito di un colpo sotto il sole di luglio. Il clima infatti altera le corde: il freddo preserva l’elasticità, mentre il caldo le fa cedere prima del tempo.
Sulla terra rossa molti abbassano la tensione per guadagnare profondità e spinta. Al contrario, sull’erba c’è chi incorda più teso per imbrigliare la velocità della pallina. Anche il campo ha voce in capitolo: ogni condizione chiede il suo accordo.
Una filosofia
In ogni racchetta l’incordatore mette una parte di filosofia. Sa che una corda troppo tesa si spezza, ma una troppo floscia non suonerà mai. La vita non è diversa: richiede la tensione necessaria a darle significato senza lacerarla.
La giusta tensione che tiene insieme gli opposti – controllo e libertà, forza e delicatezza – è il segreto tanto di un colpo vincente quanto di un’esistenza in armonia.

