Seduto in silenzio nella pineta davanti alla spiaggia di Bovalino, con il breviario tra le mani, mi accorgevo che ogni tanto lo sguardo lasciava le parole della preghiera e si allungava verso il mare. Davanti a quell’orizzonte così semplice e immenso, mentre una piccola barca sulla riva sembrava attendere il momento di riprendere il largo, nasceva spontaneamente un pensiero: forse il mare continua ad affascinare l’uomo perché assomiglia profondamente alla vita.
Il mare e il senso della vita
Ci sono luoghi che non hanno bisogno di molte spiegazioni. Il mare è uno di questi.Basta fermarsi, ascoltare il ritmo delle onde, seguire con gli occhi quella linea lontana dove il cielo sembra incontrare l’acqua, per percepire qualcosa che appartiene all’esperienza di ogni uomo: il desiderio di guardare oltre ciò che abbiamo davanti.
Il mare accompagna da sempre il cammino dell’umanità. È stato strada per chi partiva alla ricerca di un futuro, luogo di incontro tra culture diverse, spazio di scoperta, ma anche realtà davanti alla quale l’uomo ha imparato a riconoscere il proprio limite.
Forse il suo fascino nasce proprio da questo: il mare è davanti a noi, possiamo osservarlo e attraversarlo, ma non possiamo mai possederlo completamente. In un tempo nel quale siamo abituati a programmare tutto, fermarsi davanti al mare ci ricorda che esistono realtà che chiedono semplicemente di essere contemplate.
L’orizzonte e il desiderio di infinito
C’è qualcosa di particolare nell’orizzonte. Sembra una linea precisa, quasi raggiungibile, eppure più proviamo ad avvicinarci più continua ad aprirsi davanti a noi. Forse anche il cuore umano funziona così.
Raggiungiamo obiettivi, realizziamo progetti, percorriamo strade importanti, ma dentro di noi rimane sempre una domanda più grande. Blaise Pascal, nei suoi Pensieri, descrive questa inquietudine dell’uomo come il segno di un desiderio profondo che nessuna realtà finita riesce completamente a colmare.
Forse per questo davanti al mare il silenzio non pesa. Non è un vuoto da riempire, ma uno spazio nel quale possiamo ascoltare ciò che spesso il rumore quotidiano copre.
La barca sulla riva: viaggio, speranza e ritorno
Quella piccola barca ferma sulla spiaggia di Bovalino sembrava quasi raccontare qualcosa. Una barca è costruita per il mare.
Non nasce per rimanere sempre sulla riva, ma per affrontare il largo, il vento, l’imprevisto. Eppure ogni barca ha bisogno anche di un approdo. Non è forse questa una delle immagini più belle della nostra esistenza?
Abbiamo bisogno di partire, conoscere, rischiare, costruire il nostro cammino, ma abbiamo bisogno anche di luoghi e persone dove poter tornare. Perché una vita senza viaggio rischia di non crescere, ma una vita senza un porto rischia di smarrirsi. E guardando quella piccola barca davanti all’immensità del mare, il pensiero arriva inevitabilmente anche ad altre barche che attraversano il Mediterraneo cariche di attese, paure e speranze.
Per alcuni il mare è riposo, vacanza, contemplazione. Per altri diventa una strada incerta, un confine da attraversare, il luogo fragile nel quale affidare il sogno di un’esistenza diversa. Ogni viaggio nasce da una ricerca.
C’è chi parte per conoscere, chi parte per scelta e chi parte perché rimanere sembra non offrire più possibilità. Il mare, che davanti ai nostri occhi appare così bello e luminoso, per molti diventa anche un sogno pericoloso: promette un futuro, ma chiede di affrontare paura, distacco e talvolta il rischio della vita stessa. Forse quella barca sulla riva ci ricorda una verità semplice: prima di ogni numero, discussione o statistica, ogni viaggio porta con sé un volto, una storia e un nome.
Il mare nella Bibbia: attraversare le tempeste
Anche nella tradizione biblica il mare non è mai soltanto un elemento naturale. È il luogo del passaggio, della prova e della fiducia. Il popolo d’Israele attraversa il mare nel cammino verso la libertà (Esodo 14).
I discepoli sperimentano la paura durante la tempesta sul lago, quando le onde sembrano più forti delle loro capacità (Marco 4,35-41). E proprio lì scoprono una presenza. Gesù non osserva la tempesta da lontano. Sale sulla stessa barca dell’uomo.
Forse questa immagine continua a parlarci perché assomiglia alle nostre giornate: momenti nei quali il mare è calmo e tutto appare chiaro, e altri nei quali le onde sembrano togliere sicurezza. La fede non promette un mare sempre tranquillo, ma una presenza con cui attraversarlo.
La profondità nascosta dell’uomo
Il mare insegna senza fare rumore. In superficie vediamo soltanto le onde, ma sotto esiste un mondo immenso che il nostro sguardo non raggiunge subito. Anche le persone sono così. Quante volte ci fermiamo alla prima impressione, dimenticando che ogni uomo porta dentro profondità che non vediamo: ferite, speranze, paure, desideri e sogni.
Forse imparare a guardare il mare significa anche imparare a guardare meglio l’uomo. Un orizzonte verso cui camminare
Quel giorno, chiudendo il breviario e alzando ancora una volta gli occhi verso il mare di Bovalino, il pensiero tornava sempre allo stesso punto. L’uomo ha bisogno di un orizzonte.
Ha bisogno di qualcosa verso cui camminare, di una speranza che accompagni il viaggio, di un significato che renda la vita qualcosa di più di un semplice trascorrere di giorni. Il mare continua ad affascinarci perché parla una lingua antica che tutti comprendiamo. Ci ricorda che siamo piccoli davanti all’immensità, ma capaci di desiderare l’infinito. Fragili davanti alle onde, ma fatti per prendere il largo.
In viaggio, ma sempre alla ricerca di una riva da raggiungere.
Diac. Luigi Giugno

