Credo che sia capitato a molti di noi di incontrare una persona che reputavamo davvero in gamba, che aveva ottenuto grandi risultati e che pensavamo avesse doti speciali. Capita anche che dopo poco ci attraversi un dubbio e cominciamo a pensare che, in fondo, questa persona non sia poi così incredibile, anzi. Perché allora ha raggiunto questi risultati e io no? Probabilmente io ho fatto un altro percorso e i miei traguardi quasi non li riconosco. Forse questa persona non è quella che dovrei prendere da esempio?
Presi sempre dal “guardare gli altri” perdiamo noi stessi. Non riconosciamo i nostri talenti disturbati dal brusio di fondo che ci accompagna e da quel rimuginio costante che ci annebbia, ci fa perdere di vista la strada.
“Poco se mi considero, molto se mi confronto.”
Da quando mi sono imbattuta in questa frase – citata spesso da una nonna (attribuita pare a Sant’Agostino) – spesso mi capita di accorgermi che sì, in effetti, non sono meno degli altri e che molto spesso sono o potrei essere di più.
Quando il confronto diventa una trappola
“Chi si loda si imbroda!” Quante volte ce lo siamo sentito dire da piccoli? E probabilmente è giusto così. L’umiltà è una virtù preziosa e l’arroganza raramente porta lontano.
A volte, però, nel tentativo di tenere i toni bassi, finiamo per non riconoscere nemmeno ciò che sappiamo fare bene.
Ci concentriamo su quello che ci manca. Sulle competenze che non abbiamo. Sui risultati che non abbiamo ancora raggiunto. Guardiamo gli altri e ci sembrano sempre più preparati, più sicuri, più brillanti. Forse una parte del problema nasce proprio da quella sensazione di dover essere sempre “all’altezza” (vedi anche: Essere sé stessi o essere all’altezza?).
Ma, se stiamo attenti, ci possiamo accorgere che non siamo così male come pensavamo.
Non migliori degli altri. Non speciali. Semplicemente più capaci di quanto ci fossimo raccontati.
La psicologa Carol Dweck ha dedicato gran parte delle sue ricerche a ciò che chiama mentalità di crescita. Secondo Dweck, quando incontriamo qualcuno che consideriamo più bravo di noi possiamo reagire in due modi: sentirci inferiori oppure vedere in quella persona la prova che possiamo ancora imparare e crescere. Il confronto, quindi, non è necessariamente una minaccia. Può diventare un’occasione di sviluppo.
Forse il problema non è confrontarsi. È il motivo per cui lo facciamo.
Se il confronto serve a stabilire chi vale di più, finisce quasi sempre per renderci insicuri. Se invece serve a conoscerci meglio, allora diventa uno strumento prezioso.
Perché vedere da vicino il talento degli altri ci permette di apprezzarlo, ma anche di collocare il nostro nella giusta prospettiva.
Nessuno eccelle in tutto. Ognuno possiede competenze, sensibilità ed esperienze che hanno valore. E spesso sono proprio quelle che consideriamo normali, perché ci appartengono da sempre, a renderci unici.

Non esiste una sola misura del valore
Anche gli studi di Shalom Schwartz sui valori umani ci ricordano che non esiste una sola misura del successo. Alcune persone attribuiscono maggiore importanza alla realizzazione personale, altre alla sicurezza, altre ancora all’autonomia, alla benevolenza o all’apertura al cambiamento. Per questo il confronto non serve soltanto a valutare ciò che sappiamo fare. Serve anche a capire che cosa conta davvero per noi.
Forse il senso di quella frase non è invitarci a sentirci superiori e nemmeno a credere che tutto sia possibile.
Piuttosto, ci ricorda che l’immagine che abbiamo di noi stessi è spesso incompleta.
Da soli rischiamo di essere giudici troppo severi o troppo indulgenti.
Nel confronto con gli altri, invece, troviamo una misura più reale.
Scopriamo dove possiamo migliorare ma soprattutto possiamo scoprire ciò che già siamo.
E qualche volta, con nostra sorpresa, ci accorgiamo che il divario che immaginavamo tra noi e gli altri esisteva soprattutto nella nostra testa.
Quindi che fare? Esercitarci a “guardarci di più” con indulgenza, coraggio e onestà, facendo magari un bilancio di ciò che abbiamo costruito, senza modestia ma semplicemente guardando alla verità dei fatti e a come potremmo essere visti dall’esterno.
E poi sì, confrontarci, non per vincere o per dimostrare qualcosa, ma per conoscerci meglio.
Maria Clotilde Spallarossa
- Dweck, C. S. (2018). Mindset. Cambiare forma mentis per raggiungere il successo. FrancoAngeli.
- Schwartz, S. H. (s.d.). Un’introduzione ai valori umani di base. ResearchGate. Testo completo disponibile qui.
