Venerdì 22 maggio la Commissione europea si è espressa sul trattamento degli attivisti della Global Sumud Flotilla mostrato in un video postato dal ministro della Sicurezza nazionale israeliano, Itamar Ben-Gvir, sui suoi canali social due giorni prima. Chi aveva partecipato alla missione per rompere il blocco illegale su Gaza non solo è stato vessato e umiliato, ma appare ammanettato, bendato e inginocchiato. Sono state immediate le reazioni della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e del ministro degli Esteri, Antonio Tajani, i quali hanno definito l’episodio inammissibile e convocato immediatamente l’ambasciatore israeliano Jonathan Peled alla Farnesina. Tra i commissari UE si è espressa la commissaria europea alla Gestione delle crisi, Hadja Lahbib, che ha commentato il video sostenendo gli attivisti. Pertanto, in un briefing con la stampa, è stato chiesto alla Commissione se stia valutando di intraprendere qualche azione, soprattutto dopo che Irlanda e Italia hanno sollecitato l’attivazione di sanzioni e la sospensione dell’accordo UE-Israele. Il portavoce dell’esecutivo UE Anouar El Anouni ha ribadito che il trattamento riservato agli attivisti della flottiglia è stato degradante e inaccettabile e ha criticato la condotta del ministro israeliano Benjamin Netanyahu, definendola indegna di chiunque ricopra una carica pubblica in una democrazia. Per questo l’Unione europea chiede al governo israeliano di garantire la protezione e il trattamento dignitoso di questi attivisti, in quanto sono presenti diversi cittadini dell’UE, e di rilasciare immediatamente i detenuti. Sulle sanzioni e su eventuali provvedimenti, la posizione della Commissione è attendere l’unanimità dei ventisette Stati membri dell’Unione. El Anouni ha giustificato questa posizione affermando che le discussioni non solo sono riservate, ma sono di competenza degli Stati membri. La Commissione quindi non intende commentare pubblicamente, e questo vale per qualsiasi discussione in corso, pianificata o potenziale sul tema.
Un altro aspetto sulla posizione UE nei confronti del conflitto è stato definito dall’Alta rappresentante per la Politica estera e la sicurezza europea, Kaja Kallas, intervenendo in plenaria il 19 maggio a Strasburgo durante la discussione sul Medio Oriente. L’UE non intende aderire al Board of Peace per Gaza perché l’Unione non ha ancora una visione comune in merito, frenata da prospettive divergenti che i tanti attori coinvolti faticano a conciliare. Nel chiarire la posizione di Bruxelles, l’Alta rappresentante ha spiegato che lo statuto del Board of Peace è impossibile da accettare, perché il Consiglio di pace previsto dalla risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite era concepito per la Palestina, doveva essere temporaneo e prevedeva un percorso chiaro per i palestinesi. Mentre tutto ciò non è presente nell’attuale Consiglio di pace, che non rispetta nemmeno il principio di uguaglianza degli Stati che solitamente si applica quando si aderisce alle organizzazioni internazionali.
Il portavoce ha infine che aggiunto che il tema verrà approfondito la settimana prossima durante l’incontro semestrale del “Gymnich”, la riunione informale dei ministri degli Esteri dei Paesi membri dell’Unione Europea, organizzata ogni sei mesi dal Paese che detiene la presidenza di turno del Consiglio dell’Unione Europea.


