Separazione delle carriere, ANM e Costituzione. Cosa si vota davvero il 22 e 23 marzo
Il 22 e 23 marzo 2026 gli italiani saranno chiamati a esprimersi su una riforma costituzionale che modifica l’assetto della magistratura.
Si tratta di un referendum costituzionale confermativo, previsto dall’articolo 138 della Costituzione. Non è richiesto il raggiungimento di un quorum. Conta solo la maggioranza dei voti validi.
Il Parlamento ha approvato la riforma senza raggiungere la maggioranza qualificata dei due terzi, motivo per cui il testo è stato sottoposto al voto popolare.
Non è un voto su una singola norma processuale. È un voto sull’architettura costituzionale del potere giudiziario.
Quali articoli della Costituzione vengono modificati
Il testo interviene su sette articoli: 87, 102, 104, 105, 106, 107, 110. In parole non da addetti ai lavori, non si cambia “una procedura”, si cambia l’architettura del potere giudiziario (carriere, autogoverno, disciplina).
In particolare viene riscritto l’articolo 104, che oggi stabilisce che “la magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere”. Ma non vuol dire che ciò cambierà.
Il cuore della riforma. La separazione delle carriere
Attualmente giudici e pubblici ministeri appartengono allo stesso ordine. Possono quindi, entro certi limiti, passare da funzioni giudicanti a requirenti. Ci sono infatti un decina di passaggi formali all’anno. Poca cosa direte, ma capirete certo che in questa situazione, i passaggi formali non servono e quindi non si fanno. Quindi chi utilizza questo argomento mente sapendo di mentire. O meglio, fa il pesce in barile.
La riforma in concreto cosa introduce?
- separazione costituzionale tra giudici e PM fin dall’ingresso in magistratura
- due Consigli Superiori della Magistratura distinti
- una Alta Corte disciplinare autonoma
- meccanismi di selezione che includono anche il sorteggio su elenchi di eleggibili
Non si tratta quindi di una modifica marginale, ma di una ridefinizione del modello di autogoverno della magistratura.
I numeri della magistratura italiana
Secondo i dati più recenti disponibili:
- i magistrati in servizio sono circa 9.600
- oltre 9.100 risultano iscritti all’Associazione Nazionale Magistrati (ANM)
- la percentuale di adesione supera il 95%
Questo dato è centrale per capire il dibattito.
Cos’è l’ANM e perché è coinvolta
L’Associazione Nazionale Magistrati è l’organismo rappresentativo della magistratura.
Non è un sindacato nel senso contrattuale del termine, ma un’associazione che tutela:
- indipendenza costituzionale
- autonomia dell’ordine giudiziario
- posizione istituzionale dei magistrati
Dato che rappresenta quasi la totalità dei magistrati italiani, la sua posizione pesa inevitabilmente nel dibattito pubblico.
L’ANM ha espresso una posizione critica nei confronti della riforma e ha promosso iniziative riconducibili al fronte del NO.
Le correnti interne e il tema del “correntismo”
All’interno dell’ANM operano diverse correnti culturali e associative, tra cui:
- Magistratura Democratica
- Magistratura Indipendente
- Unità per la Costituzione (Unicost)
- Autonomia e Indipendenza
Non tutti i magistrati iscritti all’ANM partecipano attivamente a una corrente. Secondo dichiarazioni pubbliche recenti, gli iscritti formalmente attivi nelle correnti sarebbero circa 2.000–2.100, quindi una minoranza rispetto alla platea totale.
Il fronte favorevole alla riforma sostiene che il nuovo sistema (doppio CSM e sorteggio) ridurrebbe il peso organizzato delle correnti. Il fronte contrario replica che le correnti sono espressione fisiologica del pluralismo interno e che il sorteggio non risolverebbe i problemi strutturali.
Chi sostiene il SÌ
Il fronte del SÌ è composto da esponenti politici, costituzionalisti, parte dell’avvocatura e una minoranza di magistrati.
Tra i nomi più noti intervenuti pubblicamente a favore della riforma:
- Nicolò Zanon, costituzionalista ed ex vicepresidente della Corte Costituzionale
- Antonio Di Pietro, ex magistrato simbolo di Mani Pulite, da tempo favorevole alla separazione delle carriere
- Luigi Salvato, già Procuratore Generale della Cassazione, intervenuto in iniziative pubbliche pro riforma
- un gruppo di circa cinquanta magistrati in servizio che hanno sottoscritto appelli per il SÌ
La posizione del SÌ si fonda su tre argomenti principali:
- maggiore percezione di terzietà del giudice
- separazione netta tra funzione requirente e giudicante
- riequilibrio del sistema di autogoverno
Il sostegno di Antonio Di Pietro è spesso evidenziato perché rompe la lettura “governo contro magistrati”, mostrando che il fronte riformista include anche figure provenienti dalla magistratura requirente.
Chi sostiene il NO
Il fronte del NO comprende:
- ANM come associazione
- partiti di opposizione
- costituzionalisti e magistrati critici verso la riforma
Tra i nomi più noti intervenuti nel dibattito pubblico:
- Cesare Parodi, presidente ANM
- Nicola Gratteri, procuratore, che ha espresso preoccupazioni sulla separazione delle carriere
- Enrico Grosso, costituzionalista, intervenuto in iniziative pubbliche contro la riforma
- altri magistrati associati alle correnti interne maggiormente critiche
Le ragioni del NO si concentrano su:
- rischio di frammentazione dell’ordine giudiziario
- possibile indebolimento dell’indipendenza effettiva
- dubbia efficacia del sorteggio
- mancanza di interventi su tempi e risorse della giustizia
Cosa cambia per i cittadini
La riforma non modifica, e il Governo lo ha mai detto, la durata dei processi, norme penali o civili e i procedimenti in corso
Modifica però, punto importante, la struttura che governa elementi molto importanti per i magistrati: carriere, nomine, disciplina ed equilibrio tra giudici e PM
È una scelta istituzionale, non una riforma processuale.
Il punto politico-istituzionale
Il referendum non è formalmente un voto sull’ANM. Ma di fatto incide sul modello di autogoverno in cui l’ANM opera da decenni.
Con oltre il 95% dei magistrati iscritti, ogni riforma strutturale della magistratura inevitabilmente tocca anche l’associazionismo giudiziario e le sue dinamiche interne.
Ed è per questo che il confronto è così acceso.
Cosa succede dopo il voto
- Se vince il SÌ → la riforma entra in Costituzione
- Se vince il NO → resta l’assetto vigente
In entrambi i casi il dibattito sull’organizzazione della giustizia non si chiuderà.
Fortunatamente, diciamo noi. C’è ancora molto da fare in questo campo.
La giustizia giusta è certamente quella che arriva in tempi ragionevoli. Dopo venti anni non è più giustizia
La Redazione di National Daily Press
https://it.wikipedia.org/wiki/Associazione_nazionale_magistrati

