In questa interessante intervista avvenuta di recente, il medico legale e scrittore Alberto Galli ripercorre la sua evoluzione creativa e il suo profondo legame con la città di Parma. Così Alberto si racconta…
L’ispirazione non è il lavoro, ma la passione.
Quando gli ho chiesto se il suo lavoro ispiri i suoi gialli storici, la risposta di Alberto Galli è rapida e netta: “No, no, non c’entra niente i miei romanzi non nascono dalle autopsie, ma da due passioni completamente diverse: L’ammirazione per lo stile di Carlo Lucarelli, maestro del romanzo storico ambientato in Emilia, che mi ha mostrato una via da percorrere e lo studio personale della storia della mia città, Parma, che reputo la vera protagonista dei miei libri.”
Questa scelta dimostra che l’ispirazione più autentica non è una semplice trasposizione del quotidiano, ma il frutto di una curiosità coltivata nel tempo. Non a caso, il titolo del suo primo libro, “Al di là dell’acqua”, è un omaggio diretto all’Oltretorrente, lo storico quartiere popolare di Parma, cuore pulsante delle sue narrazioni.
Nei classici, guarda oltre l’opera più famosa.
Quando si parla di classici, spesso ci si ferma al titolo più celebre. Galli invita a scavare più a fondo. Il suo consiglio su Primo Levi è illuminante: incoraggia a esplorare oltre il monumentale “Se questo è un uomo”, citando capolavori come “Il sistema periodico”, “La chiave a stella” e soprattutto “La tregua”, che considera “ancora migliore”. La sua descrizione ne cattura l’essenza:
“…è un po’ un’odissea… è veramente un libro che ha una un ritmo eccezionale.”
È un invito a non dare per scontata la nostra conoscenza degli autori canonici e a cercare, nelle loro opere meno battute, nuove e potenti rivelazioni.
Cerca il libro che ti parla come nessun altro.
Ogni lettore ha un libro che definisce un prima e un dopo. Per Alberto Galli, questo libro è “La Valle dell’Eden” di John Steinbeck, letto trent’anni fa e mai dimenticato. Lo definisce il suo preferito “in assoluto”, un’opera che trascende il semplice piacere della lettura per diventare una vera e propria chiave di volta esistenziale. Rivelando la profondità dell’impatto che il romanzo ha avuto su di lui:
“è un po’ una Divina Commedia moderna…”
Più che un’ispirazione diretta a scrivere, Galli chiarisce che il romanzo è stato un catalizzatore per “approfondire alcune tematiche” nel proprio pensiero. Una testimonianza di come un grande libro possa plasmare il panorama intellettuale di uno scrittore, non solo il suo mestiere.
Racconta le storie che rischiano di essere dimenticate.
Secondo Galli, la capacità di riportare alla luce realtà che la memoria collettiva tende a rimuovere. Il suo consiglio di lettura moderno è “I grandi sognatori” di Rebecca Makkai, un romanzo che affronta la crisi dell’AIDS negli anni ’80. Ne loda la struttura narrativa, che si muove nel tempo tra flashback e balzi in avanti, dall’epicentro della crisi fino a eventi contemporanei come l’attentato del Bataclan, per la sua capacità di descrivere “dal di dentro quella realtà che io credo che sia oggi un po’ dimenticata”.
Le storie più urgenti e necessarie sono spesso quelle che si annidano nelle pieghe della storia, nei capitoli che abbiamo voltato troppo in fretta.
La prossima grande storia è dove nessuno sta guardando: gli anni ’90.
Il suo prossimo obiettivo è esplorare un decennio che considera letterariamente “trascurato” e “poco affrontato”: gli anni ’90 in Italia. Il suo interesse nasce proprio dal contrasto con i periodi precedenti, ampiamente documentati. Vede in quel decennio un potenziale enorme e inesplorato: la piaga dell’eroina, i radicali cambiamenti politici, le rivoluzioni nella musica e nello sport. È lo sguardo dello scrittore che sa riconoscere un vuoto narrativo e capisce che è proprio lì, dove gli altri non stanno guardando, che si nasconde la prossima grande storia.
Un Invito alla Curiosità
Le lezioni di Alberto Galli, alla fine, convergono su un unico, potente motore: la curiosità. “La vera ispirazione non nasce da ciò che si fa, ma da come si osserva il mondo, dalla vastità delle proprie letture e dalla capacità di guardare la storia, quella grande e quella piccola, da angolazioni inaspettate. Scrivere e leggere è prima di tutto un atto di scoperta.”

