Un titolo che pesa. 900 persone l’anno risarcite per ingiusta detenzione
In una democrazia matura, i numeri non si usano per urlare. Si usano per capire. E i numeri ufficiali raccontano questo. In Italia vengono riconosciute e risarcite ogni anno, in media, dalle 800 alle 1.000 ingiuste detenzioni ai sensi dell’art. 314 c.p.p.
Non parliamo di chi “ha fatto qualche giorno dentro per sbaglio” nel senso colloquiale. Parliamo di persone sottoposte a custodia cautelare (carcere o domiciliari) che poi risultano assolte o comunque aventi diritto alla riparazione poiché la misura non doveva essere applicata.
Dal 1992 a oggi, i casi riconosciuti sono ben oltre 30. 000.Traduzione: per più di trent’anni, ogni anno, centinaia di cittadini hanno conosciuto la detenzione senza che vi fosse, a posteriori, titolo per subirla. Pensate a voi stesso, magari a vostro figlio, al vostro coniuge che, innocenti, vi sono strappati e condannati. E non crediate a quello che certa politica vi vuole far credere. C’è una gran brutta differenza tra finire in carcere da innocente o da criminale.
In ogni caso è un dato serio, non è propaganda. È statistica pubblica che tutti dovremmo conoscere.
4.000 ingiuste detenzioni l’anno non sono il dato ufficiale. Ma il problema resta ed è grave
Talvolta si sente dire che “oltre 4.000 persone l’anno finiscono in carcere da innocenti”. Quella cifra nasce da una stima Si incrociano le misure cautelari applicate con le assoluzioni successive e si considera che una parte significativa di queste persone non fosse colpevole.
È una lettura politicamente suggestiva, ma giuridicamente imprecisa. E noi ci battiamo per la precisione e quando la raggiungiamo siamo impietosi.
Non tutte le assoluzioni implicano automaticamente un’ingiusta detenzione riconosciuta. La legge infatti distingue tra:
- misura cautelare legittima al momento dell’adozione;
- misura cautelare che, alla luce degli atti, non doveva essere disposta.
Il numero che conta, in termini di responsabilità istituzionale, è quello riconosciuto e risarcito dallo Stato. Ed è già alto, molto alto. Chi paga lo avete già capito, siete abituati.
Quanto costa allo Stato? E a chi?
Lo Stato paga ogni anno decine di milioni di euro in riparazioni. Ma lo Stato siamo noi. Il punto non è solo economico. È costituzionale.
La custodia cautelare dovrebbe essere extrema ratio. La presunzione di innocenza non è un orpello retorico, è un principio cardine. Ma lo si può difendere rimanendo rigorosi, anzi severi nell’accezione latina del termine. Nessun cedimento, non è questo il significato. Non fraintendete.
Se centinaia di persone ogni anno vengono private della libertà e poi risarcite, significa che il sistema delle misure cautelari merita una riflessione profonda. Che non vuol dire fare i buonisti, i giustificazionisti, non vuol dire stare con Bonelli e Fratoianni, e la loro amica Salis. Per l’amor di Dio buonisti e giustificazionisti di danni nel nostro Paese ne hanno già fatti di irreparabili. Non siamo per trasformare l’avversario politico in nemico da abbattere fisicamente. Qualcuno ha sdoganato questo principio e si dichiara democratico tutte le sere nei Talk show. Mio nonno aveva un termine per definire tutto ciò. Purtroppo non posso scriverlo ma so che voi l’avete pensato.
Il tema che pochi vogliono affrontare. La responsabilità dei magistrati
Ed eccoci al nodo delicato, molto, moltissimo. Tanto delicato che in Italia è stato silenziato per decenni. Qualche anima persa ci ha provato. Scomparso all’orizzonte, missing in action.
Transeat, diceva mio nonno. A fronte di migliaia di casi di ingiusta detenzione riconosciuti negli anni, i procedimenti disciplinari sono stati pochissimi.
Secondo i dati circolati nel dibattito pubblico, che riporto pedissequamente, solo 9 magistrati sarebbero stati deferiti al Consiglio Superiore della Magistratura (difeso dal nostro Presidente) . Di questi uno si sarebbe dimesso per ragioni personali, sette avrebbero ricevuto una censura, uno sarebbe stato trasferito ad altra sede. Il provvedimento della “censura” è forse poco meno di un rabbuffo. Mio nonno, oggi citatissimo, diceva. Cane non mangia cane, sbagliava?
Numeri che fanno riflettere. Spero tutti, tutti quelli che sanno cosa vuol dire essere intellettualmente onesti.
La responsabilità civile dei magistrati, disciplinata dalla legge 117/1988 (legge Vassalli, poi modificata), prevede che il cittadino danneggiato agisca contro lo Stato, non direttamente contro il magistrato. No loro no. È lo Stato, eventualmente, che può rivalersi in casi di dolo o colpa grave. Non lo fa mai, per favore ditemi che mi sbaglio vi prego.
Il risultato percepito dall’opinione pubblica, cioè noi massoni (deviati però) e criminali vari è questo: il cittadino paga, lo Stato risarcisce, il sistema resta sostanzialmente immutato. Con qualcosa in meno per tutti. Scusate, tranne per qualcuno.
Una democrazia non teme la responsabilità
Attenzione cari lettori, non si tratta di delegittimare la magistratura. Ma non basta citare strumentalmente i grandi Borsellino e Falcone, dio gli abbia in gloria e gli riconosca i meriti che in terra i loro colleghi non hanno voluto apprezzare (leggete, gente. Informatevi). L’indipendenza dei giudici è una garanzia costituzionale irrinunciabile. Irrinunciabile. Forse qualcuno di loro ha saltato il paragrafo del libro di diritto.
Ma indipendenza non può significare irresponsabilità. Non può!
In ogni sistema democratico maturo, potere e responsabilità camminano insieme. Se esiste un numero strutturale di ingiuste detenzioni riconosciute ogni anno, la domanda non è “chi colpevolizzare”, ma “come migliorare il sistema”. Vi propongo una serie di azioni che forse possono migliorare il sistema:
- Riformare l’uso della custodia cautelare?
- Rafforzare i filtri probatori?
- Rendere più effettiva la responsabilità disciplinare?
- Introdurre meccanismi automatici di verifica nei casi di assoluzione?
- Eliminare ogni automatismo di carriera dei magistrati
- Separare le carriere?
Queste non sono domande populiste. Sono domande istituzionali.
Il punto finale, senza retorica
Circa 900 ingiuste detenzioni riconosciute ogni anno non sono un incidente statistico.
Sono un fenomeno strutturale.
In una democrazia liberale, anche una sola detenzione ingiusta dovrebbe interrogarci.
Quando diventano centinaia, il dibattito non è più opzionale. La giustizia deve essere forte. Ma deve essere anche giusta. “Hanno ucciso l’uomo ragno…” cantava qualcuno, “hanno ucciso Palamara, chi l’ha ucciso non si sa…”. Lui però lo sa e lo ha detto mille e mille volte. Lo ha pure scritto. Leggete, informatevi. Vi stupirete, credetemi.
E la giustizia giusta passa inevitabilmente dalla responsabilità.
Noi, parlo di lavoratori del settore privato magari a 5,60€ lordi ora, liberi professionisti, partite IVA vere o false che siano, Co. Co. Co. a loro insaputa lo abbiamo imparato sulla nostra pelle. Una pelle che può subire, anche punizioni espulsive dal proprio ambito lavorativo. Rimanere senza casa e senza retribuzione, noi. I nostri automatismi sono miseri incrementi retributivi.
Noi, noi non siamo semidei per concorso.
Giulio Valerio Santini
https://it.wikipedia.org/wiki/Consiglio_Superiore_della_Magistratura

