Dolce amaro – Osservazione del tempo che cambia
Mentre cambiamo anche noi, cambia il tempo che viviamo attorno a noi. Questa settimana emergono dall’inverno note dolci e amare, tra ricordi e brividi per il grigio futuro. Parliamo del canto, quello bello, fatto bene, dovunque sia fatto.
L’amaro del mattino, che domenica non aveva l’oro in bocca. Non sono riuscita a terminare la consueta liturgia domenicale. Per la prima volta nella mia vita un moto di rabbia mi ha strozzato la voce e sono dovuta uscire prima. Sono sgattaiolata per non dare nell’occhio.
Canti registrati con il cellulare, balletti di bimbi dell’asilo, “il Natale è un girotondo”, “la giornata della gentilezza”, tutto al fine di pubblicizzare e ringraziare la scuola convenzionata in cerca di finanziamento.
Domenica era la giornata della luce, con il significato carico di religiosità e di storia che la fiamma ardente ha per chi crede, avvento in previsione del Natale, che è la nascita di Gesù, non un gentile girotondo.
Nessuna competenza liturgica, nessuna affinità di significati. Piccoli bimbi che non hanno parlato ma solo marciato educati verso l’altare al suono registrato. Nessuna espressione personale, nessun impegno collettivo per far uscire la voce bianca.
Il dolce della sera. Passeggiando tra i mercatini, anch’essi un po’ secolarizzati, del bel lago, una ventata di nostalgia e di emozione ha pervaso i miei occhi all’ascolto di un coro di soli uomini presente all’aperto in piazza.
Non solo canti di Natale, ma di montagna, di guerra lontana che si respira nell’aria, di scherzi veneti. Tutto appoggiato delicatamente sulle note dei migliori compositori del genere, sia antichi, sia modernizzati. Eseguiti alla perfezione, 3, 4, 5 voci maschili armoniche, dai ritmi e dai volumi perfetti.
Anche loro in cerca di voci, un altro coro centenario si è già sciolto in assenza di ricambio…
Vengo io, vengo io ad unirmi a voi… ma sono una donna. E non si può…
