Professor Forlivesi, rieccoci a Bologna la Dotta…eravamo rimasti all’ultima domanda della precedente intervista, in cui ci si chiedeva in cosa può essere utile il criminologo.
Come la criminologia supporta investigazione e sicurezza operativa
Si era risposto che la criminologia deve essere funzionale ad attività di tipo più pragmatico ed operativo, come l’investigazione e la sicurezza, offrendo i necessari supporti scientifici e conoscitivi. Lo studio del soggetto criminale e l’analisi delle modalità delittuose e dell’impatto del crimine sulla vittima devono essere funzionali per coloro che si occupano di programmare e realizzare le politiche, i piani e le procedure di prevenzione e di difesa, senza dimenticare che, come abbiamo detto in precedenza, il crimine muta nel tempo, e quindi il manager della sicurezza ha necessità di ricevere informazioni aggiornate in merito all’evoluzione delle condotte e delle modalità criminose.
La formazione criminologica come leva strategica per la sicurezza aziendale
Professore in che modo la formazione criminologica può contribuire a migliorare la sicurezza di un’azienda?
Faccio una premessa: le due figure, quella del criminologo e quella del security manager, non sono né disconnesse tra di loro e nemmeno antitetiche. Io stesso sono al contempo un criminologo certificato e un security manager certificato ai sensi delle vigenti norme UNI. Una formazione di tipo criminologico permette, infatti, di leggere i rischi legati alla sicurezza non solo come problemi esclusivamente di natura tecnica, ma anche come fenomeni legati ai comportamenti umani. Non voglio dire che un security manager senza un background criminologico non riesca a comprendere e magari ad anticipare il comportamento di un criminale, ma magari il criminologo ha maggiori strumenti per cercare di entrare nella sua testa. Il criminologo, infatti, è abituato a studiare le cause del delitto, le condizioni che favoriscono comportamenti criminosi o comunque devianti, e come si possono riconoscere eventuali “campanelli d’allarme” che fanno presagire situazioni di pericolo. Tutto ciò si traduce in una capacità di osservare il contesto interno ed esterno, il clima aziendale e le dinamiche relazionali con uno sguardo che integra sicurezza fisica, organizzazione ed elementi psicologici.
Criminologo e security manager: ruoli complementari nella prevenzione del rischio
Professore vuoi dire che un security manager con un background criminologico è più bravo di uno senza questo tipo di conoscenze?
Assolutamente no! Un professionista è tale in quanto racchiude in sé competenze professionali e qualità personali, perciò qualsiasi esperto di sicurezza può essere dotato di una certa sensibilità nel comprendere certi comportamenti. Il criminologo, però, è dotato di strumenti in grado di renderlo più ricettivo nel captare alcuni “segnali deboli”, quali situazioni di stress o di conflitto latente, segnali comportamentali, modalità attraverso cui possono generarsi comportamenti dannosi e vulnerabilità legate alle persone più che alle strutture. Mentre altre figure della security hanno un approccio più tecnico o organizzativo, il criminologo affianca un’analisi più profonda dei fattori psicologici e sociali, e tale capacità rappresenta un valore aggiunto soprattutto dal punto di vista della prevenzione.
Etica e intelligence aziendale: i confini della raccolta informativa
Passiamo adesso al tema dell’intelligence aziendale, ossia alla raccolta e all’elaborazione di informazioni utili alla sicurezza…
Iniziamo con il dire che in nome della sicurezza non tutto è lecito. Il senso etico deve accompagnare il professionista nell’intero arco della sua carriera. Anzi, la trasparenza e la sincerità sono requisiti personali e professionali che permettono di stringere ancora di più i rapporti con le persone che ruotano attorno all’attività del professionista della sicurezza, che siano clienti, colleghi o rappresentanti delle Istituzioni.
Detto questo, anche l’attività di intelligence deve seguire necessariamente questo corso, e in ciò il criminologo non può fare altro che corroborare il rapporto di trasparenza professionale attraverso le conoscenze e le competenze acquisite durante il proprio percorso formativo.
Nelle investigazioni interne, il criminologo può aiutare ad impostare un metodo di raccolta delle informazioni accurato, imparziale e rispettoso delle persone coinvolte, cercando di ricostruire i fatti in modo chiaro, anche mettendo in luce eventuali incongruenze. Questa imparzialità può essere garantita attraverso la capacità di leggere i dati non solo dal punto di vista tecnico, ma anche interpretando possibili motivazioni, contesti o schemi comportamentali che potrebbero influenzare rischi futuri.
L’importanza dell’analisi dati nella prevenzione del crimine aziendale
Continuiamo a parlare della conoscenza…fare sicurezza significa anche documentarsi, essere aggiornati, studiare il rischio attraverso l’analisi di dati aggregati, utilizzare le fonti di informazione in modo efficiente e oggettivo…
Certamente. Il professionista della sicurezza non può dirsi tale senza la capacità di analizzare i fattori di rischio e in generale i fenomeni criminosi. Il criminologo, in questo senso, è potenzialmente in grado di maneggiare gli strumenti che consentono di acquisire conoscenze di prima mano su specifici scenari. Faccio riferimento all’analisi dei dati statistici, alla valutazione di particolari contesti sociali, all’acquisizione di informazioni attraverso interviste, colloqui e sopralluoghi.
Sicurezza dei grandi eventi: perché serve una competenza criminologica
Mi puoi fare un esempio di contesti di sicurezza in cui la figura del security manager con una impostazione di tipo criminologico può dare un valore aggiunto alla propria attività professionale?
Direi tutti quei contesti caratterizzati dalla presenza di persone, ad esempio i grandi eventi sportivi, musicali o di intrattenimento. In questi casi, i rischi per la sicurezza derivano non solo da minacce di tipo criminoso, ma anche dal modo in cui la folla può reagire a tali eventi, ad esempio fuggendo in maniera incontrollata. Gustave Le Bon, nel suo libro intitolato “Psicologia delle folle”, considera la folla come un’entità mentale diversa da quella dell’individuo, poiché gli individui stessi, quando entrano a far parte di una folla, perdono la propria personalità cosciente e acquisiscono un’“anima collettiva”.
La folla diventa quindi un essere nuovo, con caratteristiche psicologiche proprie, diverse da quelle dei singoli che la compongono. La capacità del professionista della sicurezza è quella di riuscire a prevedere il comportamento di una folla di fronte ad un evento stressante, e in questo caso il professionista con un background criminologico, ma anche psicologico o sociologico, può essere facilitato nell’attività di studio della folla e nella predisposizione di piani di sicurezza ad hoc.
Grazie Professor Andrea, alla prossima. Ci vediamo in piazza Grande!
Giulio Valerio Santini

