Isabella Locatelli, Rugby Colorno e Nazionale Italiana femminile

Isabella Locatelli, rugbista professionista, lombarda di Vimercate ha giocato a Monza e oggi milita nella massima divisione del campionato italiano con i colori del Rugby Colorno.
Ha già vinto scudetti tricolore, partecipato a tre Coppe del Mondo, giocato e vinto con la Nazionale italiana femminile segnando una storica meta nel VI Nazioni contro il Galles nel mitico Millennium Stadium.
Ma oggi c’è altro… Una novità!
Isabella buongiorno, prima della novità parlaci un pò di te…
Inizia con un bel sorriso radioso
“Ho 31 anni tra poco. Nella vita mi sono appena laureata e il mio obiettivo era, ed è, quello di portare avanti gli studi ancora con un master o eventualmente, se trovo un’opportunità lavorativa importante, di iniziare subito”.
Laureata in?
“Marketing, comunicazione aziendale e mercati globali.”
Verso quale attività professionale lavorativa ti senti più portata?
“Per adesso, a questa domanda non mi sento molto di rispondere, sono onesta ah… ah… ah!”
Adesso sei nota al grande pubblico perché giochi a rugby…
Sorride
Dove hai giocato e dove giochi ora ?
“Ho giocato per 10 anni a Monza, ma la squadra sfortunatamente non aveva abbastanza numeri per proseguire e quindi mi sono dovuta spostare. Da qui la scelta ti venire a Colorno”
La novità. Eccoci qua.
In alcune delle ultime partite ti abbiamo visto giocare fuori… lontano dalla mischia. Altro mondo, altro modo di giocare e vedere la partita dentro il campo. Cambiare ruolo è una grande novità, cosa significa?
“Sono sicuramente una persona che cerca di adattarsi e divertirsi indipendentemente dal ruolo in cui si trova. Io, però, sono comunque giocatrice da mischia.
Infatti ho sempre variato nel ruolo tra seconda e terza linea, che cambia poco in realtà, però è comunque un cambiamento abbastanza importante all’interno del campo.
Cambiare drasticamente, andare all’ala è sicuramente per me una sfida, però sono una che si applica, e, se prima andavo al campo e facevo 20 salti in touche come allenamento, adesso vado in campo e provo a calciare 20 palloni o a fare 10 passaggi in più rispetto a prima.
Quindi il mio modo di viverla è comunque propositivo e non considero come un demerito cambiare ruoli, e, nemmeno penso che cambi ruolo perché non sei abbastanza brava in quello in cui giochi”.
Ma cosa hai provato quando ti hanno detto: “Guarda che giocherai all’ala”?
Sorride, un sorriso gioioso, positivo
“Da quando ho iniziato a giocare ci ho sempre riso sopra. Perché non mi sembrava possibile. Mi divertivo a pensare: “Ah, se io giocassi all’ala…”. Poi è arrivato il momento. E quando mi hanno detto di farlo è stato un po’ traumatico. Ci ho messo almeno una settimana a riprendermi!”.
Cosa si prova ad essere all’ala, lì da sole ad aspettare? In mischia c’è il contatto fisico costante, all’ala un po’ meno. Cosa si pensa quando ci si trova là in fondo al campo?
“Vero, ma dopo averci giocato alcune partite posso confermare che, è vero, il contatto fisico non è costante, ma non è così poco come si possa pensare.
A volte ci si sente un po’ emarginati, ma in realtà anche tra i tre quarti c’è un bello spirito di unione.”
Se tu non avessi giocato a rugby quale altro sport avresti praticato?
“Ne ho provati tanti. Ho praticato nuoto. Avrei dovuto iniziare con il livello agonistico, ma non mi andava. Non pensavo fosse il mio sport, però sicuramente qualche altro sport l’avrei fatto di certo.
L’atletica mi piace molto quindi, forse, avrei portato avanti quello invece che altri”.
E poi alla fine Rugby!
… Continua…

