Chi attraversa l’Aragona salendo verso il massiccio del Moncayo, potrebbe imbattersi per errore in Trasmoz. Forse neanche i cani da caccia riuscirebbero altrimenti a trovarlo. Ottantatré anime, un castello annerito dal tempo, un silenzio innaturale che sembra sospeso da secoli. Ma sotto questa apparente quiete si cela uno dei più antichi atti di ribellione popolare contro il potere ecclesiastico. Un atto mai revocato, mai dimenticato.
Un paese fuori dalla grazia di Dio
Correva l’anno 1252 quando Trasmoz venne ufficialmente scomunicato dalla Chiesa cattolica. Non per eresie dottrinali o empie bestemmie, ma per qualcosa di più concreto: il rifiuto di versare le decime al monastero cistercense di Veruela, che dominava spiritualmente (e non solo) la regione. La piccola comunità godeva infatti di uno status laico, garantito da un decreto regio, e custodiva nel suo territorio ricchezze ambite: miniere di ferro e argento, boschi, acque. Un boccone troppo ghiotto per i monaci confinanti, che usarono l’accusa più efficace dell’epoca: la stregoneria.
E qui entra quindi in gioco la magistratura, ops l’inquisizione…Il mandante però sempre una Chiesa è!
Quando la stregoneria era una scusa politica
Le voci circolarono rapide: Trasmoz, si mormorava, era covo di sortilegi, sabba, alambicchi, erbe proibite. Il sospetto diventò strumento. L’abate di Veruela chiese e ottenne dall’arcivescovo di Tarazona la scomunica dell’intera comunità. Roma approvò. Da quel momento, nessun sacramento poteva essere amministrato in loco. Un’interdizione totale.
E qui entra in scena un aneddoto che pochi ricordano: lo stesso monastero di Veruela, anni dopo, ospitò per mesi il poeta romantico Gustavo Adolfo Bécquer. Questi, durante il suo soggiorno, scrisse di “ombre tra le mura e passi che non lasciano impronte”. Parole nate forse sotto l’influenza della leggenda di Trasmoz, o semplicemente frutto delle notti nere dell’Aragona.
La maledizione del papa guerriero
Ma non è tutto. Circa due secoli dopo, nel 1511, un nuovo atto si abbatté su Trasmoz: la maledizione papale. Giulio II, il pontefice bellicoso che commissionò la Cappella Sistina e portava l’armatura più che il pastorale, concesse all’abate la facoltà di maledire canonicamente l’intero villaggio. L’anatema venne lanciato usando i versi più tremendi del Salmo 108, lo stesso che vera letto nei riti di scomunica pubblica. Una condanna eterna. Nessun pontefice, da allora, si è mai curato di ritirarla.
Una strega, un burrone, un mistero
Nel 1860, secoli dopo la scomunica e la maledizione, un caso scuote nuovamente il villaggio. Joaquina Bona Sánchez, detta Tía Casca, è accusata di essere responsabile di un’epidemia locale. Il villaggio, spinto forse da antiche paure o più semplicemente da fame e superstizione, la getta in un burrone. Non c’è processo, non c’è pietà. Solo il silenzio della gola rocciosa che ne accolse il corpo. Il fatto venne registrato da un ufficiale civile che, pare, scomparve misteriosamente l’anno successivo.
Un orgoglio maledetto
Oggi Trasmoz celebra la sua diversità. A luglio si tiene la “Fiera della Stregoneria e delle Erbe Medicinali“, un mix di folklore, ironia e rievocazione. Ogni anno è eletta la “Strega dell’Anno”, che guida i cortei e i rituali simbolici. I turisti affollano le stradine in cerca di mistero, ma i pochi abitanti ricordano bene: la maledizione non è mai stata ritirata. Non ci sono chiese consacrate, non ci sono messe. Solo la memoria, cocciuta, che resiste.
Paralleli inquietanti
Non è l’unico caso in Europa. Il villaggio francese di Gérardmer, ai piedi dei Vosgi, fu anch’esso scomunicato nel 1450 per essersi ribellato a un vescovo che imponeva tributi sul vino. Anche lì si parlarono parole di fuoco, anche lì si accesero roghi non sempre giustificati. Come se vi fossero, nella geografia occulta del Vecchio Continente, luoghi destinati a restare ai margini della grazia.
Ma allora è proprio un vizio, molto brutto, quello della magistratura…
Trasmoz, con il suo castello spezzato e le sue 83 anime, è oggi non solo una curiosità storica. È una ferita non rimarginata. Un piccolo cratere spirituale nel cuore della Spagna. E chissà se questo pontefice, o il prossimo, passando in rassegna vecchi atti polverosi, troverà il tempo di dire: “Absolvo te”.
Giulio Valerio Santini
www.cunning-folk.com/read-posts/veins-of-the-moncayo
www.postalesparamama.com/tips/planifica/trasmoz-el-pueblo-maldito-del-moncayo/

