Si celebra oggi la Giornata Mondiale per la Lotta alla Desertificazione e alla Siccità, che si pone come mission un messaggio ambizioso, ma concreto. Ripristinare la terra, proteggere il futuro.
Se si sente l’esigenza di promuovere la consapevolezza su questi due fenomeni strettamente connessi, è evidente che sono diventati emergenze da affrontare globalmente e presto.
Il tema scelto dall’Onu per le celebrazioni del 2025 è “Restore the Land. Unlock the Opportunities”: guardare oltre la crisi, individuare le possibilità di rigenerazione, di occupazione verde e di sicurezza alimentare. La desertificazione non va intesa come una prospettiva inevitabile, in quanto è la conseguenza
degli abusi perpetrati ai danni dell’ambiente dalle attività umane non sostenibili. Ed è reversibile nella misura in cui i nostri interventi mirino a ristorare ciò che l’azione umana ha danneggiato. Dalla deforestazione alle colture intensive fino allo sfruttamento incontrollato delle risorse idriche. Si può e si deve intervenire. Come?Invertendo il trend. Attualmente, oltre due miliardi di ettari di suolo sono degradati, ma esistono progetti in tutto il mondo che stanno dimostrando come il recupero sia possibile. Ed è a questo che dobbiamo guardare.
In Africa, l’iniziativa della Grande Muraglia Verde – che mira a creare una fascia verde lunga 8.000 km attraverso il Sahel – sta trasformando terre aride in spazi produttivi e fonte di reddito. In Cina, il programma “Grain for Green” ha convertito ettari di terreni agricoli marginali in foreste e praterie. In America Latina, il ripristino dei pascoli degradati attraverso l’agroforestazione sta migliorando la sicurezza alimentare e preservando la biodiversità.
Anche in Europa, e in particolare in Italia, si stanno promuovendo pratiche agricole rigenerative, tecniche di conservazione dell’acqua e politiche contro l’urbanizzazione selvaggia, che consuma ogni anno migliaia di ettari di suolo fertile.
La siccità, tra gli effetti più gravi del cambiamento climatico, e anche in aree temperate, non è solo una questione climatica, ma dipende anche dal modo in cui usiamo l’acqua che fa la differenza.
Secondo le Nazioni Unite, entro il 2050 la domanda di acqua potrebbe aumentare del 30%, mentre la disponibilità andrà sempre più a ridursi. La gestione sostenibile di questa risorsa è quindi di cruciale importanza. In questo ci viene in aiuto la tecnologia, con soluzioni come l’irrigazione a goccia, il recupero delle acque reflue, la desalinizzazione e la protezione delle falde acquifere che sono realtà già in tanti Paesi.
L’obiettivo tracciato dall’Unccd – Convenzione Onu per la lotta alla desertificazione – è quello di raggiungere la neutralità del degrado del suolo entro il 2030. Per far questo, non è sufficiente intervenire per frenare il degrado, ma bisogna attuare anche interventi finalizzati al recupero di ciò che è già andato perso.
E questo è un impegno che va assunto da tutti. Bisogna formare una rete che miri a un’azione coordinata tra governi, istituzioni, comunità locali e cittadini. La terra e l’acqua non sono risorse infinite e sono alla base della nostra sopravvivenza.
Alla luce degli effetti dei cambiamenti climatici, restare inerti rischia di compromettere la nostra capacità di reazione. Leggendo i dati pluviometrici, si comprende l’urgenza. Nel 2025 le precipitazioni in Italia sono state molto variabili. Un trend che si riconferma – rispetto ai tre decenni precedenti il
2021x con picchi di siccità nei mesi in cui è attesa più pioggia e fenomeni estremi nelle stagioni prevalentemente secche . A gennaio, il nord e il sud hanno avuto piogge superiori alla media, mentre il centro ha conservato percentuali di precipitazione nella norma. Tuttavia, il meridione ha sofferto un deficit a causa di un novembre secco non compensato dalle piogge di gennaio. A febbraio, le precipitazioni sono state inferiori del 40% rispetto alla media, con un calo netto anche in Campania. Marzo ha segnato un miglioramento, con precipitazioni doppie rispetto alla norma su quasi tutto il territorio nazionale, ma non nel sud, in regioni come la Campania, e in Sicilia. Ad aprile, il nord e la Toscana hanno avuto piogge in media stagionale
o superiori, mentre Sardegna, Lazio e Campania hanno fatto registrare ulteriori deficit significativi. A maggio, le precipitazioni sono tornate sopra la media nelle regioni del nord e del e sud, con il centro stabile, ma il sud e la Campania continuano a soffrire di un deficit legato alle condizioni secche dell’autunno precedente. Rispetto al 2024, anno con precipitazioni costantemente superiori alla media e un maggio eccezionalmente piovoso, i primi cinque mesi del 2025 hanno mostrato un andamento più incostante, con periodi di siccità alternati a mesi molto piovosi, creando difficoltà soprattutto nel Sud e in Campania.

