La parola olocausto viene dal greco o ὁλόκαυστος (holòkaustos), che significa “bruciato interamente”. Si compone d ὅλος (hòlos), che significa “tutto intero”, e καίω (kàiō), che significa “brucio”. Inizialmente, il termine era utilizzato per indicare una forma di sacrificio nel giudaismo, in cui la vittima veniva completamente consumata dal fuoco sacro. Nel tempo abbiamo imparato che olocausto può diventare sinonimo di genocidio e che il singolare tutto può leggersi al plurale “tutti”. Quello a danni degli ebrei è stato l’Olocausto per eccellenza con sei milioni di vittime. Ma prima e dopo quella data diversi sono stati gli olocausti con i quali si è tentato di cancellare, senza lasciar traccia, bruciare del tutto, dunque, popoli interi.
Il 16 luglio 1916 è la data in cui si ricorda l’Olocausto ellenico, il genocidio dei greci del Ponto: quel giorno, infatti, il console dell’Impero tedesco Kuchhoff dichiarò che l’intera popolazione greca di Sinope e della regione costiera di Kastanome era stata esiliata. Esilio e sterminio coincisero drammaticamente in quando i sopravvissuti morirono di fame e di sete, o colpiti da malattie che non furono curate. Le persecuzioni per i greci ottomani sul territorio dell’attuale Turchia andarono avanti fino al 1923 e portarono alla morte di 350mila persone. I rastrellamenti e i massacri operati dalle autorità ottomane portarono allo sradicamento dei greci dalle terre rimaste sotto il dominio turco.
E risale sempre al 16 luglio, ma del 1995, un’altra vergognosa pagina della storia dell’umanità. Esattamente 30 anni, fa, infatti, Massacro di Srebrenica. Ottomila ragazzi e uomini bosgnacchi, musulmani bosniaci furono ammazzati dall’esercito della Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina. La Corte internazionale di giustizia classificò il massacro come genocidio solo del 2007, dopo che lo aveva già riconosciuto tale il Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia. essendo stato commesso con lo scopo di distruggere il gruppo etnico dei bosgnacchi.
E oggi, 16 luglio, data che il calendario cristiano dedica alla Madonna del Carmelo, venerata in tutto il mondo. La Madonna del monte Carmelo (in ebraico הַר הַכַּרְמֶל?, Har HaKarmel o anche Kerem-El, lett. “Vigna di Dio”) è una catena montuosa dell’Alta Galilea. Sul Carmelo si consumò lo scontro tra Elia e i 450 profeti di Baal. E furono i discepoli di Elia o coloro che tenevano pratiche ascetiche presso il Carmelo ad aiutare gli apostoli a diffondere il Vangelo.
La Vigna di Dio in Terra Santa, con l’avvento del Cristianesimo si è legata al culto mariano. Ciò perché nel Libro dei Re è riportata la storia della siccità cui il profeta Elia pose fine. Dalla cima del Carmelo il profeta vide salire una nuvola a forma di mano umana che in breve tempo fece cadere pioggia sul terreno arso dalla siccità e sulla popolazione allo stremo. La nuvola fu successivamente associata all’immagine della Vergine con l’incarnazione e la nascita di Gesù che avrebbe dato al mondo una nuova vita.
La Madonna del Carmelo, dunque, è un culto che viene proprio dalla Palestina, il teatro del nuovo Olocausto. Dove bruciano terroristi e presunti tali. Dove bruciano e muoiono tutti coloro che sono nati e cresciuti in un apartheid senza fine, tollerato dal mondo e sfociato in un genocidio che il mondo vede eppure ignora. Perché nella Striscia di Gaza bruciano tutti. Civili. Adulti e bambini. Ma bruciamo anche noi. La nostra umanità. Si spara su bimbi in fila per il latte o per il pane. Brucia un popolo intero, brucia il suo futuro, sotto le bombe di un altro popolo, quello Israeliano, che meno di un secolo fa ha vissuto sulla sua pelle il tentativo di sterminio.
Chissà se tra ottant’anni ci sarà una memoria collettiva con un moto di condanna. Chissà se ci saranno ancora i palestinesi. O solo una data, come quella di oggi, a ricordarci l’ennesimo olocausto con la lettera minuscola.

