Il 29 aprile, il Parlamento europeo ha approvato la revisione dell’Atto elettorale, consentendo alle eurodeputate di delegare il proprio voto prima e dopo il parto. La modifica è stata approvata con 616 voti a favore, 24 contrari e 8 astensioni e prevede un’eccezione alla regola che prevede esclusivamente il voto in presenza. La revisione offre l’opportunità alle deputate di delegare il proprio voto a un deputato di fiducia fino a tre mesi prima della data prevista del parto e sei mesi dopo. La misura mira a rafforzare la parità di genere, la rappresentanza democratica e l’equilibrio tra vita professionale e privata, garantendo che le deputate possano esercitare pienamente il proprio mandato, rispettando le loro esigenze. L’Atto elettorale dell’Unione europea ora dovrà esser adottato formalmente dal Consiglio e ratificato da tutti i Paesi UE, in conformità alle loro costituzioni. L’Atto elettorale dell’Unione Europea (formalmente “Atto relativo all’elezione dei membri del Parlamento europeo a suffragio universale diretto”) stabilisce le regole comuni per l’elezione dei deputati europei. I principi cardine sono il suffragio universale diretto, il sistema proporzionale, il voto libero e segreto. La revisione era stata avviata dal Parlamento nel novembre 2025, mentre lo scorso marzo il Consiglio ha concordato di modificare la legge elettorale europea, introducendo disposizioni su trasparenza, responsabilità, tracciabilità e integrità del voto, nonché la necessità di definire modalità dettagliate nel regolamento interno del Parlamento. La riforma si inserisce nell’impegno più ampio del Parlamento per la parità di genere e l’inclusione, garantendo che le responsabilità genitoriali non ostacolino la rappresentanza politica. Attualmente, solo i parlamenti di tre Paesi dell’UE (Spagna, Grecia e Lussemburgo) consentono il voto per delega per maternità. L’Eurodeputata dei Verdi Cristina Guarda ha spiegato: “L’intesa raggiunta dal Consiglio UE permetterà finalmente alle europarlamentari di delegare il proprio voto a un collega durante la gravidanza, fino a 3 mesi prima del parto e nei primi 6 mesi di vita. Una misura che punta a garantire la continuità del mandato anche durante il congedo. Ma quando siamo diventate madri ci siamo scontrate con una realtà paradossale: in un’Europa che legifera sulla parità, noi per prime eravamo costrette a lasciare il nostro seggio vuoto. Senza voto a distanza o delega, la voce dei cittadini che rappresentiamo spariva proprio nel momento in cui avremmo dovuto tutelarli. Non era una questione di scarsa volontà, ma di un sistema costruito da uomini per gli uomini, che ignorava totalmente i tempi e le necessità della cura”.


