Raffaello Bonifazi, profondo conoscitore delle problematiche di coppia e autore dei libri “Storie di Motel” e del nuovo “Facciamo Motel: L’Amore a Ore”, risponde alle vostre lettere: dubbi se è la persona giusta per voi, insicurezze, sospetti di tradimento, passioni che si sono raffreddate, desideri di nuove esperienze e tutto ciò che vi tiene svegli di notte. “Chiedilo a Raffaello”: ogni venerdì pubblicheremo le vostre lettere e le relative risposte. Non siate timidi, lo sappiamo già che è “per il vostro amico/a” … e in ogni caso, non pubblicheremo mai i vostri nomi o indirizzi e-mail.
Scrivi a raffaello.bonifazi@nationaldailypress.it
Unica regola: non offendetevi se la risposta arriverà accompagnata da un sorriso. E ricordate… nella vita, come al motel, per ogni porta che si chiude ce n’è una che si apre.
💌 LA LETTERA DI OGGI 💌
Caro Raffaello,
Vi scrivo per capire se il mio caso è unico oppure se, invece, è più comune di quanto si possa pensare, o per meglio dire di quanto pensassi io prima di sposarmi.
Dopo anni di matrimonio, molti, anzi troppi, ritengo di aver sviluppato una sorta di allergia nei confronti di mia moglie. Non appena rientra a casa e la vedo, comincia il mio malessere fisico. Quando mi parla non riesco a rimanere concentrato neanche un minuto, faccio finta di ascoltarla e annuisco, tanto sicuramente non si tratta di qualcosa di importante. Più enfasi e preoccupazione mette nei suoi discorsi e più questi sono distanti – anni luce – da qualcosa che abbia anche solo un minimo di senso pratico, una qualunque utilità o che almeno possa divertire.
La cosa più divertente della mia “sordità” è che mia moglie non se ne accorge: le basta avere qualcuno che annuisca di tanto in tanto ai suoi fiumi di parole inutili. Anzi, devo dire che da quando ho sviluppato questo strumento di difesa litighiamo molto meno. Prima cercavo di zittirla o di far migrare il discorso su qualcosa che fosse degno di nota… tutto inutile. Mia moglie non vuole un dialogo, vuole solo vomitare parole addosso a qualcuno.
Il malessere nei confronti di mia moglie è comparso un paio di anni or sono. Io non ho un’amante, non ne ho mai avuta una e neppure la cerco ora. Tanta è la gioia che provo in assenza di mia moglie che non sento il bisogno di un’altra donna: mi basta non vedere mia moglie per essere felice.
Non voglio separarmi, non perché abbia dubbi che questa penosa situazione possa migliorare o anche solo cambiare; semplicemente non voglio vivere lontano dai miei figli, non voglio pagare alimenti, avvocati e cercarmi una casa in affitto. Non potendo eliminare dalla mia vita la “malattia” che mi affligge, cerco di imparare a gestirla al meglio, per vivere il più possibile soffrendo il meno possibile.
Ritengo che sarebbe un vero colpo di fortuna se mia moglie avesse un amante. Purtroppo non lo ha e me la devo godere io a tempo pieno.
Vi leggo spesso e mi sembra di capire che i problemi che affliggono gli altri uomini siano solitamente legati al desiderio di un’altra donna, mentre nel mio caso mi basta non avere mia moglie tra i piedi. Il mio caso è davvero così unico?
📨 LA RISPOSTA DI RAFFAELLO 📨
Caro Lettore,
Considerare la propria moglie “la malattia che mi affligge” si commenta da solo. Il tuo caso è l’estremizzazione del classico scenario da separati in casa, con l’aggravante che tua moglie non sembra neppure essersi resa conto di non avere più un marito ma solo l’involucro.
“Allergia al consorte”: chissà se un tribunale potrebbe mai considerare questa condizione come causa di divorzio senza colpe… dubito, e sicuramente non in Italia.
Malgrado la tua infelice condizione matrimoniale, mi sembra di capire che tu abbia le idee chiare: non ti limiti al disinteresse totale nei confronti di tua moglie, ma ti spingi fino al desiderio di farle trovare un amante… e pensare che molte donne si lamentano del compagno troppo geloso.
In risposta alla tua domanda, non credo che il tuo sia un caso così unico, anzi. I matrimoni felici sono una minoranza e, tendenzialmente, i coniugi che non si separano hanno trovato uno scopo di vita in comune o degli ottimi modi di sopportarsi a vicenda. Dubito che l’amore, a livello statistico, sia tra le prime cause di durata di un matrimonio.
Anche tra le camere dei motel non sempre si cerca la passione: spesso è la mancanza di aria, asma da vita matrimoniale, che induce le persone a rifugiarsi per un paio d’ore in quello che è il microcosmo di un motel.
Tu credi che il collega che macina ore straordinarie su ore straordinarie – magari neppure pagate – sia un lavoratore instancabile? Anni fa mi bastò sentire la moglie di un collega al telefono per capire perché lui fosse più contento di cominciare il turno che di finirlo e tornare a casa. Poverino, per lui il vero lavoro cominciava a casa.
Ti saluto con l’augurio di non dover mai lavorare da casa: ha rovinato più matrimoni lo smart working che il motel. E per te sarebbe una condanna a tempo pieno.
Saluti dal Motel… dove non si dorme mai 😉
CHIEDILO A RAFFAELLO! Scrivi a raffaello.bonifazi@nationaldailypress.it Non essere timido/a, la tua privacy è garantita: il tuo indirizzo e-mail, nome o dati non saranno pubblicati, solo le tue domande e le relative risposte.
E se preferite leggere, anziché scrivere, vi consigliamo il nuovo libro di Raffaello Bonifazi:

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Estratto dall’intervista al “Disagio Club”


