La normativa antiriciclaggio è spesso percepita come una disciplina tecnica, fatta di obblighi, verifiche e procedure. Ma alla base c’è un obiettivo molto più ampio: costruire una cultura della legalità economica. Una cultura che riguarda imprese, studi professionali, istituzioni e cittadini.
Ne parliamo con l’avvocato Matteo Remonato, che da anni affianca aziende e professionisti nei processi di adeguamento e formazione antiriciclaggio.
Avvocato Remonato, partiamo dalla domanda centrale. Cosa significa creare una cultura della legalità economica?
Significa far diventare naturale ciò che oggi a volte sembra straordinario. Significa vedere la trasparenza, la tracciabilità e la coerenza economica non come un adempimento da sopportare, ma come un criterio di qualità. Una cultura della legalità non si costruisce a colpi di sanzioni, ma attraverso consapevolezza, metodo e responsabilità diffusa. Non si tratta di controllare, ma di scegliere come si vuole stare nel mercato.
Perché in Italia si fatica ancora a considerare la legalità economica un valore e non una costrizione?
Ci sono radici storiche e culturali. Per decenni una parte del sistema economico ha vissuto nella logica della tolleranza, dell’aggiramento, del “così fanno tutti”. La normativa antiriciclaggio rompe questo schema perché chiede di spiegare il senso delle operazioni e di assumersi responsabilità documentate. È un passaggio culturale complesso. Ma sta già avvenendo, soprattutto tra le nuove generazioni professionali.
Qual è il primo passo che un’impresa o uno studio professionale dovrebbe compiere?
La formazione. Ma non quella teorica e infinita. Servono incontri brevi, chiari, concreti, centrati su casi reali. La formazione deve essere orientata alla decisione quotidiana. Sapere quando approfondire, quando chiedere informazioni, quando fermarsi. La conoscenza è l’unico modo per trasformare un obbligo in una competenza.
E dopo la formazione?
La standardizzazione. Creare procedure semplici, modelli condivisi, checklist strutturate. Quando tutti sanno cosa fare, l’adempimento smette di essere un peso. La cultura organizzativa nasce quando le prassi diventano naturali. E questo riduce errori, tempi morti e rischi per l’intera struttura.
Che ruolo ha la leadership in questo processo?
Fondamentale. Se la guida dello studio o dell’azienda vive l’antiriciclaggio come una scocciatura, i collaboratori faranno lo stesso. Se invece la leadership comunica che la trasparenza è una scelta identitaria e professionale, diventa un tratto distintivo. Gli standard si costruiscono dall’alto, ma si consolidano nel quotidiano.
Possiamo dire che l’antiriciclaggio è anche un vantaggio competitivo?
Sì. Le aziende che operano con chiarezza attraggono clienti migliori, riducono rischi, tutelano la propria reputazione. La reputazione oggi vale quanto un contratto. In un mercato complesso, la fiducia è una moneta rara. Chi la possiede, parte avvantaggiato. La legalità non è solo etica, è anche strategia.
In conclusione, da dove si inizia davvero?
Si inizia dalle domande semplici. Perché sto facendo questa operazione? È coerente con ciò che dichiaro? Conosco davvero chi ho davanti? La cultura della legalità nasce quando le domande giuste diventano abitudine. Un sistema sano non si impone. Si costruisce, insieme.
Giulio Valerio Santini.
Prossimo episodio: Antiriciclaggio e diritto all’anonimato online.
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