Il continuo agitarsi in una vita tumultuosa non è segno di operosità ma di irrequietezza della mente! (Lucio Anneo Seneca)
Filosofo, drammaturgo e politico romano, morto nel 64 D.C., ci suggerisce che il correre frenetico, accelerato e reiterato (è il nostro “tumultuoso”) è il restare senza respiro, senza la capacità di pensare, di sostare per contemplare e per capire. L’agitarsi diventa così, anche un modo per far tacere la coscienza, in maniera da impedire di rendere ragione a sé stessi del proprio agire.
La quiete serena per leggere, riflettere, pregare, riposare diventa perciò quasi innaturale (purtroppo)… è necessario trovare spazi che rigenerino la nostra vera umanità!

