Marine Le Pen, la leader del partito di estrema destra Rassemblement National, è stata condannata, ma può candidarsi lo stesso alle presidenziali francesi del 2027. Il 7 luglio la Corte d’Appello di Parigi ha condannato Le Pen a 45 mesi di ineleggibilità, di cui 30 con la condizionale, nell’ambito del processo per appropriazione indebita di fondi pubblici che la vede imputata insieme ad altri undici esponenti del suo partito. Le è stato inflitto anche un anno di detenzione da scontare con il braccialetto elettronico e una multa di 100.000 euro. Si tratta di una pena inferiore a quella decisa in primo grado, che prevedeva cinque anni di ineleggibilità con esecuzione provvisoria, che le avrebbe di fatto impedito di candidarsi. Se presenterà ricorso, invece, potrà continuare la sua attività politica. Da europarlamentare, la leader del Rassemblement National era stata giudicata colpevole di appropriazione indebita di fondi pubblici europei, oltre che di complicità nello stesso reato in qualità di ex presidente del partito. Nello specifico, le veniva contestato di aver fatto assumere, insieme al partito e ad alcuni dirigenti, diversi collaboratori retribuiti dal Parlamento europeo tra il 2004 e il 2016, mentre in realtà questi lavoravano per il partito. In appello il suo partito, il Rassemblement National, in quanto persona giuridica, è stato condannato a una multa di 2 milioni di euro, di cui uno con la condizionale, oltre alla confisca di un milione di euro. Sono arrivate condanne minori anche per una dozzina di dirigenti del partito. Prima del verdetto, la leader aveva dichiarato che non avrebbe fatto campagna elettorale con un braccialetto alla caviglia, ma ha annunciato che, se diventasse la nuova presidente della Francia, Jordan Bardella sarebbe il suo Primo Ministro, parlando di un “duo vincente” pronto a presentarsi davanti al popolo francese.
Laureata in relazioni internazionali, scrivo da più di tre anni di politica estera e dinamiche internazionali. Credo fermamente che tutto, dal cibo che mangiamo ai film che guardiamo, sia politico e ciò vale anche per l’informazione che consumiamo. Nel 2025 ho frequentato una Scuola di Reportage Narrativo intitolata alla memoria di Alessandro Leogrande, un’esperienza che mi ha spinto a riorientare i miei obiettivi professionali. Attualmente vivo in Belgio, Paese che sto imparando a conoscere e di cui vorrei restituire storia, cultura e contraddizioni.
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