Il rugby secondo Leonard Krumov
Quando si pensa al rugby, si pensa quasi sempre la stessa cosa. Uno sport di pura forza bruta, dove giganti si scontrano senza esclusione di colpi. Ma spesso nasconde una realtà molto più complessa.
Per andare oltre i luoghi comuni, ho scambiato qualche parola con chi questo sport lo vive ogni giorno ai massimi livelli: Leonard Krumov, 29 anni, centurione con oltre 100 presenze in campo e un pilastro delle Zebre Parma con la nona stagione da affrontare nel campionato URS. Leonard mi ha aperto una finestra sul mondo del rugby professionistico, svelando le sue verità che sfidano gli stereotipi.
Dietro un fisico possente c’è un ragazzo normale
L’impatto visivo con un atleta come Leonard Krumov è notevole. Ammetto che, vedendolo la prima volta, mi ha ricordato “Aquaman” interpetrato da Jason Momoa. In realtà, come spiega Krumov, è ben diversa. Dietro alla sua fisicità c’è un uomo consapevole che la sua stazza possa generare un’impressione “ostile”. La verità è quella di una persona semplice, gentile e un buon amico.
“…un ragazzo normale un po’ di dimensioni un po’ fuori dalla norma però comunque può essere l’amico di tutti…”
La cosa più odiata nel vivere il rugby? La preparazione atletica
Krumov mi rivela cosa non gli piace del rugby: l’aspetto meno amato del suo lavoro sono gli “allenamenti di fitness“. È una vera battaglia contro la estenuante e solitaria monotonia della preparazione precampionato, un periodo in cui, dice Leonard “si suda e si corre tantissimo e si fa fatica. Questo sacrificio iniziale, ma necessario, si sopporta solo perché ne vedi poi il risultato. La partita è il divertimento, ma per arrivarci serve una disciplina ferrea e duri allenamenti.”
È uno sport violento, ma è una “violenza controllata”
Leonard non nega la natura fisica del gioco, ma la sua analisi smonta l’idea di una brutalità fine a sé stessa. “L’aggressività ovviamente c’è, ma viene incanalata da un sistema di regole ferree, dove ogni fallo è analizzato da decine di telecamere, trasformando la brutalità istintiva in una forma di violenza iper-regolamentata”. Questo rende il gioco più sicuro, dove l’atleta è costantemente sotto osservazione, un aspetto che definisce gran parte dello sport professionistico moderno.
“violenza c’è, che però è una violenza controllata”
Il rugbista “ignorantone”? Uno stereotipo da sfatare
Un grande cliché è quello del giocatore di rugby stupido, “l’ignorantone” che sa usare solo i muscoli. Leonard riconosce l’esistenza di questo stereotipo, ma afferma con decisione: “non siamo tutti così“. Il professionismo moderno richiede uno sviluppo intellettuale e personale che va oltre il campo. Molti giocatori si laureano in discipline complesse e conducono vite normali una volta appese le scarpe al chiodo.
Il futuro
La prospettiva di Leonard Krumov mi svela un atleta moderno e consapevole, più disciplinato che distruttivo e più riflessivo. Se non fosse nella squadra ducale li piacerebbe mettersi alla prova nel campionato francese o inglese, ma gli aspetta ancora qualche anno a Parma, visto il nuovo rinnovo contrattuale fino al 2028
Questa chiacchierata mi ricorda che per capire davvero uno sport, o una persona, bisogna guardare oltre la mischia.
Un ringraziamento speciale a Leonard per la sua disponibilità e gentilezza
https://www.instagram.com/leonardkrumov

