Se me l’avessero chiesto qualche anno fa, a questa domanda avrei risposto che non credo nella fortuna, e di conseguenza neanche alla sfortuna.
Facci caso, anzi meglio ancora chiedi alla prima persona che hai davanti: per te la fortuna esiste?
Ti risponderà di no.
A volte questa risposta è un rimando di qualche vecchia credenza, come un riverbero continuo che ci rimbomba in testa, come a dire che se ce la fai a far qualcosa è semplicemente attribuibile al buon saper fare o addirittura al destino. Insomma la fortuna, per i più, si ridurrebbe ad uno status più o meno interiorizzato e datoci (eventualmente) in dotazione alla nascita.
Ma sarà vero?
La mente, MENTE
La fortuna invece esiste ma a patto che là si sappia riconoscere e quindi allenare.
Non ci viene data come corredo genetico alla nascita, non là si impara, non è qualcosa che ci casca addosso bensì è una preparazione mentale. Hai capito bene: si può allenare la mente alla fortuna ma anche alla sfortuna.
La nemica della fortuna non è la sfortuna ma la non consapevolezza
Se per ogni dritto esiste un rovescio, per un pari un dispari per una fortuna esiste una sfortuna. E invece no! In questo caso non è affatto così che funzionano le cose. La sfortuna è esattamente identica alla fortuna ma la differenza sta nella capacità di saperla riconoscere e poi allenare, per infine considerarla una parte necessaria affinché la fortuna possa palesarsi nelle nostre vite.
Per la fortuna è più facile ottenere riconoscimento e approvazione mentre per la sfortuna abbiamo necessità di uno sguardo nuovo, autentico e soprattutto tanta, tantissima consapevolezza. L’una e l’altra, in una unica danza fatta di uno sguardo nuovo e attento.
La fortuna: semplice caso o qualcosa di più?
Quando si parla di fortuna, spesso si pensa a qualcosa di imprevedibile: vincere una lotteria, incontrare la persona giusta o trovarsi nel posto giusto al momento giusto. Allo stesso modo, la sfortuna viene vista come una serie di eventi negativi che capitano senza spiegazione. Tuttavia, molti filosofi, scrittori e studiosi hanno sostenuto che fortuna e sfortuna non dipendano soltanto dal caso, ma anche dalla preparazione e dal modo in cui una persona affronta gli eventi della vita.
Aldous Huxley: ciò che conta è la reazione
Lo scrittore Aldous Huxley sosteneva che non siano gli eventi in sé a definire una persona, ma il modo in cui essa reagisce. Una delle sue frasi più famose afferma:
“L’esperienza non è ciò che accade a un uomo, ma ciò che un uomo fa con ciò che gli accade.”
Questa riflessione mostra come anche un evento negativo possa trasformarsi in una possibilità di crescita. Secondo questa visione, la fortuna non basta da sola: è necessario essere pronti a riconoscere le opportunità e a sfruttarle.
“La fortuna aiuta le menti preparate”
Anche lo scienziato Louis Pasteur collegava la fortuna alla preparazione. La sua celebre frase:
“La fortuna aiuta le menti preparate”
significa che le occasioni favoriscono soprattutto chi studia, si impegna e sviluppa le proprie capacità. Una persona preparata riesce infatti a vedere opportunità dove altri vedono soltanto coincidenze.
Machiavelli e il controllo del destino
Il filosofo e politico Niccolò Machiavelli affrontò il tema della fortuna nel suo libro Il Principe. Secondo Machiavelli, la fortuna governa solo una parte della vita umana, mentre il resto dipende dalla “virtù”, cioè dal coraggio, dall’intelligenza e dalla capacità di prendere decisioni.
In altre parole, il destino può influenzare la vita delle persone, ma ciascuno ha comunque il potere di reagire e cambiare il proprio percorso.
Molte persone di successo hanno trasformato momenti difficili in opportunità. Fallimenti, errori e ostacoli possono insegnare più delle vittorie. Per questo motivo, alcuni studiosi sostengono che la vera differenza non sia tra persone fortunate e sfortunate, ma tra chi si arrende e chi continua a provarci.
La profezia che si autoavvera
Lo psicologo e sociologo Robert K. Merton introdusse il concetto di “profezia che si autoavvera”. Secondo questa teoria, quando una persona crede fortemente che qualcosa accadrà, spesso finisce per comportarsi in modo tale da trasformare quella previsione in realtà.
Per esempio, chi si considera fortunato tende ad affrontare le situazioni con maggiore sicurezza e ottimismo, aumentando le possibilità di successo. Al contrario, chi si sente sfortunato può diventare insicuro e rinunciare più facilmente alle opportunità, contribuendo inconsapevolmente ai propri fallimenti.
Pensiero positivo e conseguenze reali
La profezia che si autoavvera dimostra quindi che il pensiero umano può influenzare concretamente la realtà. Avere fiducia nelle proprie capacità non significa ignorare le difficoltà, ma affrontarle con un atteggiamento più aperto e determinato.
Molti studiosi sostengono che le persone ottimiste riescano più facilmente a cogliere occasioni favorevoli proprio perché sono più predisposte ad agire, a rischiare e a non arrendersi dopo una sconfitta. In questo senso, fortuna e sfortuna non dipendono soltanto dagli eventi esterni, ma anche dal modo in cui ciascuno interpreta ciò che gli accade.
La sfortuna come occasione di crescita
Diversi filosofi e psicologi hanno sostenuto che le difficoltà possano diventare occasioni di cambiamento e crescita personale. Il filosofo Friedrich Nietzsche esprime questa idea nella celebre frase:
“Ciò che non mi uccide mi rende più forte.”
Secondo Nietzsche, le sofferenze e gli ostacoli possono rafforzare il carattere umano e aiutare una persona a conoscere meglio sé stessa.
Anche lo psicologo Carl Gustav Jung riteneva che i momenti difficili fossero fondamentali per la crescita interiore. Jung sosteneva che spesso proprio le crisi costringono l’uomo a confrontarsi con le proprie paure e a trovare un nuovo equilibrio nella vita.
Lo psichiatra Viktor Frankl, sopravvissuto ai campi di concentramento nazisti, scrisse che anche nella sofferenza l’essere umano può trovare un significato. Nel suo pensiero, le esperienze dolorose possono spingere una persona a riscoprire ciò che conta davvero e a dare un nuovo senso alla propria esistenza.
Queste riflessioni mostrano come la sfortuna, pur essendo difficile da accettare, possa talvolta trasformarsi in un’occasione per ritrovare sé stessi, cambiare direzione e cercare nuove possibilità.
Fortuna e sfortuna, dunque, non possono essere considerate soltanto come eventi casuali che colpiscono la vita delle persone senza alcun significato. Le riflessioni di filosofi, scrittori e psicologi mostrano una prospettiva più complessa: ciò che accade conta meno del modo in cui viene interpretato e affrontato.
La preparazione, la mentalità e la capacità di reagire agli eventi giocano un ruolo fondamentale nel trasformare le occasioni in risultati concreti. Allo stesso tempo, anche le difficoltà possono diventare momenti di crescita, capaci di indirizzare la vita verso nuove direzioni. In questo senso, la fortuna non è solo ciò che capita, ma anche ciò che si riesce a costruire a partire da ciò che accade.

Contributo personale
In molti casi fortuna e sfortuna vengono associate al punto di partenza della vita: c’è chi nasce in condizioni privilegiate e chi, invece, deve affrontare fin dall’inizio maggiori difficoltà. Tuttavia, il percorso personale spesso smentisce questa distinzione netta. Un contesto favorevole può rappresentare un vantaggio iniziale, ma non garantisce di per sé risultati duraturi. Chi cresce in una situazione di comfort rischia, talvolta, di dare per scontato ciò che ha ricevuto e di perdere nel tempo la spinta necessaria per consolidare o migliorare la propria posizione.
Al contrario, chi parte da condizioni più svantaggiate è spesso costretto a sviluppare resilienza, determinazione e capacità di adattamento. La fatica iniziale diventa così un fattore formativo che, nel lungo periodo, può tradursi in maggiore consapevolezza e solidità. Non è raro che proprio questi percorsi più complessi portino a risultati significativi, costruiti passo dopo passo e con maggiore consapevolezza del loro valore.
In questa prospettiva, fortuna e sfortuna non sono etichette definitive, ma condizioni che cambiano significato nel tempo. Più che definire il destino di una persona, sembrano descrivere il modo in cui ciascuno affronta il proprio cammino.
Le persone “fortunate” le riconosci: sono quelle a cui la vita, per un periodo piuttosto lungo e intenso, ha dato loro buone occasioni per accasciarsi a terra ma loro hanno voluto riemergere. E ce l’hanno fatta dopo esser state , agli occhi altrui, “sfortunate” a lungo.
Cristina Lombardo
Note e riferimenti
- Il concetto di “fortuna come preparazione” è spesso attribuito alla frase: “La fortuna aiuta le menti preparate”, associata a Louis Pasteur.
- L’idea della “profezia che si autoavvera” è stata sviluppata dal sociologo Robert K. Merton.
- La visione della resilienza attraverso la sofferenza è centrale nel pensiero di Friedrich Nietzsche, Carl Gustav Jung e Viktor Frankl.
- Le riflessioni sull’esperienza come interpretazione degli eventi sono attribuite ad Aldous Huxley.
Brevi biografie degli autori citati
Aldous Huxley (1894–1963)
Scrittore e filosofo inglese, noto per il romanzo Il mondo nuovo. Ha esplorato temi legati alla società, alla percezione e alla natura dell’esperienza umana.
Louis Pasteur (1822–1895)
Chimico e microbiologo francese, considerato uno dei fondatori della microbiologia moderna. Le sue scoperte hanno rivoluzionato la medicina e la biologia.
Robert K. Merton (1910–2003)
Sociologo statunitense, tra i più importanti del XX secolo. Ha introdotto concetti fondamentali della sociologia moderna, tra cui la “profezia che si autoavvera”.
Friedrich Nietzsche (1844–1900)
Filosofo tedesco, noto per la sua critica alla morale tradizionale e per le sue riflessioni sul superamento delle difficoltà e sulla forza individuale.
Carl Gustav Jung (1875–1961)
Psichiatra e psicoanalista svizzero, fondatore della psicologia analitica. Ha studiato l’inconscio e il processo di crescita interiore dell’individuo.
Viktor Frankl (1905–1997)
Neurologo e psichiatra austriaco, sopravvissuto ai campi di concentramento. Ha sviluppato la logoterapia, basata sulla ricerca di senso anche nella sofferenza.

