La costruzione di una nuova comunità globale basata su valori comuni, comuni anche agli italiani, non passa necessariamente attraverso la svendita di seta come canapa, vestendo l’Italia con un grottesco abito da sito archeologico polveroso e abbandonato.
Nulla è perduto, perché un nuovo fenomeno complementare, ricco ed altrettanto interessante si sta facendo largo nei nostri paesi, attraverso i nostri viottoli. Le dinamiche globali, l’attenzione all’ambiente, al footprint, il rifiuto della spersonalizzazione stanno portando le vecchie e le nuove generazioni in nuovi mondi.
Nuove modalità di vita si fanno avanti nel mondo del lavoro, in cui il “non lavoro” diventa più importante della dedizione assoluta. Diventa fattore di mediazione, di contrattazione con il datore di lavoro che trova un’offerta consapevole, meno devota all’assenso tout court.
Vivere e partecipare alle attività del territorio consente di immergersi in un ritmo autentico, dove l’artigianato locale, la gastronomia, le feste popolari e le iniziative culturali diventano strumento di legame, crescita sincera delle comunità in modo inclusivo.
Le bellezze del territorio si esprimono nella capacità di creare reti e relazioni: la convivialità di una sagra, la collaborazione tra aziende agricole e artigiani, le iniziative di volontariato che animano la vita di paese. In questo tessuto vivo, il tempo si dilata e assume un significato diverso, fatto di attesa, di cura e di relazione. Lo sviluppo di rapporti trasferisce la profonda cultura che penetra nei pori degli abitanti di ogni cultura.
Se l’elastico globale spinge verso l’omologazione le attività del territorio italiano sono una risposta concreta al desiderio di senso e appartenenza. Basta investire tempo nella conoscenza, nell’apprendimento delle attività del territorio significa contribuire a preservare quell’“elastico corto” di cui si parla sempre più spesso: un legame saldo, autentico e prezioso con la propria terra.
